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Economia
Legge di Stabilità: piccoli cambi. Diabolici

di Tito Boeri*

In sede di approvazione, Senato, Camera e Governo stesso hanno fatto alcuni cambiamenti alla legge di Stabilità. Piccoli ma significativi. Si va dalla riduzione di importanti tagli (Regioni e Difesa) alla discutibile forma di tassazione dei fondi pensione, fino a qualche “mancetta” secondo tradizione.

Piccoli cambiamenti quelli apportati dal Parlamento alla Legge di Stabilità nel rush finale tra Senato e Camera. Piccoli ma significativi e, purtroppo, non per il meglio. E il clima di smobilitazione oltre al fatto che è stato chiesto di fatto un voto alla cieca, li hanno resi impercettibili ai più. Proviamo perciò a ricapitolarli attingendo ai materiali provvisori (mancano ancora le tabelle di sintesi) predisposte dal servizio bilancio della Camera. Il paradosso è che tutti i documenti fanno riferimento a una Relazione tecnica di cui nessuno sostiene di avere il testo. La trasparenza a quanto pare l’ha resa invisibile.

IL DIAVOLO SI ANNIDA NEI DETTAGLI

Regioni. I tagli alle Regioni erano gli unici potenziali veri tagli di spesa di questa manovra. Nell’iter parlamentare si è perso in pratica 1 miliardo, perché è stato abbuonato alle Regioni il debito nei confronti dello Stato per il pagamento dei loro debiti commerciali.

Ministeri. I tagli al ministero della Difesa vengono quasi dimezzati (da 505 a 305 milioni). Della serie spending review al palo.

Irap. La legge di Stabilità cancella lo sgravio Irap previsto dal Governo Letta e lo sostituisce con uno sgravio totale del costo del lavoro, ma limitato per il solo lavoro alle dipendenze. Il lavoro autonomo si sarebbe così trovato di fronte a un aggravio di imposta rispetto alla legislatura vigente. Di qui l’introduzione di un credito d’imposta che compensi i lavoratori autonomi. Della serie: altro che semplificazione! Comunque bene porre rimedio a un errore.

Fondi pensione. Viene confermato l’aumento della tassazione dei fondi pensione. Verranno esentati solo i fondi che investiranno in “attività di carattere finanziario a medio o lungo termine individuate con decreto del Mef”. L’operazione è molto discutibile. La previdenza integrativa serve oggi come strumento di diversificazione del rischio dato che la previdenza pubblica è interamente investita sulla crescita del nostro paese. Tassare la diversificazione è pericoloso perché spinge le persone che possono farlo ad aumentare i propri risparmi. Detassare solo gli investimenti scelti dal Governo è una forma odiosa di interventismo. Se si dovessero esentare i soli investimenti in Italia, si andrebbe a rischio di infrazione delle regole europee. Preoccupa la filosofia: il Governo sembra convinto che aumentando i costi nell’allocazione del risparmio, si finisca per stimolare i consumi. Il rischio è che invece di investire nei fondi pensione, molte famiglie ricorrano agli investimenti fai da te, magari comprando titoli di stato di paesi emergenti, o mettendo i soldi sotto il materasso.

Orizzonti molto brevi. L’operazione Tfr segue la stessa logica. I prestiti concessi dalle banche alle imprese per liquidare il Tfr maturando, come da accordo con l’Abi, dovranno essere restituiti dalle imprese alle banche fra quattro anni. Si rischia così di mettere le imprese di fronte a stringenti problemi di liquidità fra quattro anni, quando saremo in un’altra legislatura.

Finanziamento ai partiti. Si estende la detraibilità dei finanziamenti ai partiti. Un ulteriore passo nella direzione di mantenere il finanziamento pubblico (indiretto) ai partiti.

Società partecipate. Si prorogano i termini (inizialmente previsti per il 31 dicembre 2015) per la razionalizzazione delle società partecipate. Soppressione anche della norma che prevedeva la chiusura delle società con un fatturato inferiore a 100.000 euro. Gli enti locali potranno continuare a prendere tempo e magari a farsi pagare utili da società che accumulano deficit su deficit. Gli incentivi alle dismissioni troppo labili. E ci sarebbero volute sanzioni per chi non razionalizza.

Fondazioni bancarie. Si tassano gli utili distribuiti al 77 per cento. Per compensare ci sarà un credito d’imposta. Della serie: fisco sempre più complicato. Sarebbe stato molto meglio esentare le fondazioni che hanno dismesso le partecipazioni nelle banche conferitarie.

Mance e mancette. Non sembrano affatto cancellate. C’è una miriade di piccoli interventi come la Cassa in deroga per la pesca (30 milioni), i 12 milioni in più dati a Italia Lavoro, i 3 milioni e mezzo per la promozione della lingua italiana all’estero, i 5 milioni per l’alta cultura musicale e così via. Al di là del merito specifico, non è ridicolo che si ricorra a una legge di bilancio dello Stato per questi micro-interventi?

*Da Lavoce.info

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