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Leonardo, ordini record e grandi alleanze: con Mariani e Macrì la crescita prende quota

Conti in volata, obiettivi alzati, alleanze che ridisegnano la mappa della difesa europea. A meno di sei mesi dal cambio della guardia, Leonardo corre ancora più veloce

Leonardo, ordini record e grandi alleanze: con Mariani e Macrì la crescita prende quota

Ordini record e grandi alleanze, Leonardo corre ancora più veloce

Con Lorenzo Mariani al timone e Francesco Macrì alla presidenza, Leonardo sta raccogliendo i frutti di una stagione di forte crescita. Il gruppo ha infatti chiuso un semestre sopra le attese.

Gli ordini sono volati a quota 16,3 miliardi di euro (+44,6%), mentre i ricavi hanno sfondato il muro dei 10 miliardi di euro (+12,2%) battendo le previsioni. Brilla anche la redditività: l’EBITA (Earnings Before Interest, Tax and Amortization) è salito del 34% a 780 milioni e il risultato netto adjusted è balzato del 74% a 476 milioni.

Il portafoglio ordini, invece, ha sfiorato i 59 miliardi di euro. Tanto è bastato per alzare l’asticella del 2026, con ordini attesi per 28,2 miliardi. Per Lorenzo Mariani, questa è la prova della “capacità del Gruppo di eseguire i programmi”.

E se c’è qualcuno che conosce Leonardo, è proprio lui. Ingegnere elettronico ed ex ufficiale della Marina, Mariani è entrato nel gruppo nel 1992 come analista di sistemi radar e da allora è cresciuto insieme all’azienda, vivendo in prima persona la trasformazione dell’ex Finmeccanica passando per diversi ruoli: direttore commerciale, numero uno di Leonardo International, condirettore generale, con due passaggi ai vertici del consorzio missilistico MBDA.

E il debutto da Ad non ha deluso le aspettative: ordini per quasi un miliardo e un messaggio chiaro sui programmi avviati dal predecessore Roberto Cingolani. Nessuna frenata, anzi. Si accelera.

Ma se Mariani è l’uomo della macchina industriale, Francesco Macrì è quello che la collega al Paese. Consigliere di Leonardo dal 2023 e presidente esecutivo della multiutility Estra, guida il consiglio dal 7 maggio e presidia governance, sostenibilità e rapporti istituzionali, sempre in tandem con l’amministratore delegato.

E ora, mentre l’Europa rilancia gli investimenti sulla sicurezza difesa, Leonardo ha scelto di non giocare da solista. Un esempio è la partnership con la tedesca Rheinmetall, dove Leonardo guida il rinnovo dei mezzi corazzati dell’Esercito. Un programma da circa 23 miliardi al 2040, con il 60% del lavoro nei siti italiani.

Poi, con Fincantieri ha firmato a settembre un contratto da 3,7 miliardi per due cacciatorpediniere DDX destinati alla Marina. E nello spazio, con Airbus e Thales, sta dando vita a un polo europeo da 6,5 miliardi di ricavi, che dovrebbe andare in orbita nel 2027 una volta incassato il via libera di Bruxelles. Infine c’è il fiore all’occhiello, il Michelangelo Dome: uno scudo che mette insieme sensori, satelliti e sistemi d’arma su più domini.

Partnership, grandi programmi e nuove tecnologie, dunque, non mancano. E il prossimo banco di prova è già in calendario. Il 4 novembre Leonardo presenterà i conti dei primi nove mesi. La rotta, comunque, resta quella tracciata dal piano al 2030: 142 miliardi di ordini cumulati e ricavi a quota 30 miliardi.

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