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Economia
Lettera Ue, Conte: quella vera l'ho io. Verifica giudiziale sulla fuga di no


Lettera Ue: Conte, quella vera l'ho io non i media - "La bozza di Lettera da inviare alla Commissione Europea e' stata da poco ricevuta dal Presidente Conte, che non l'ha quindi ancora approvata". E' quanto riferiscono fonti di Palazzo Chigi. "Peraltro la versione che e' stata anticipata dagli organi di informazione non e' quella che in questo momento e' in visione al presidente Conte", aggiungono le stesse fonti.

Lettera Ue: P.Chigi, grave rischiare ricadute negative su mercati - "E' bene rimarcare la gravita' della diffusione di testi, peraltro in versioni non corrispondenti a quelle su cui il ministro Tria e il Presidente Conte stanno lavorando, trattandosi di questioni particolarmente delicate che incidono su interessi fondamentali dello Stato, e che coinvolgono la delicata interlocuzione con le Istituzioni europee e che possono avere ricadute negative sui mercati". E' quanto sottolineano fonti di Palazzo Chigi a proposito della Lettera del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, alle istituzioni europee e dalle anticipazioni che sono state pubblicate dai mezzi di informazioni, smentite dall'interessato e dalla presidenza del Consiglio.

Lettera Ue: Conte-Tria, verifica anche giudiziale su fuga notizie - "Il presidente del Consiglio ha appena sentito telefonicamente il ministro Tria e ha concordato con lui di sollecitare tutte le verifiche, anche giudiziali, affinche' chi si e' reso responsabile di tali fughe di notizie false sia chiamato alle conseguenti responsabilita'". E' quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi a proposito della diffusione da parte degli organi di stampa di un testo della Lettera che il ministro dell'Economia sta per inviare a Bruxelles, ma che tanto il Mef quanto Palazzo Chigi disconoscono.

Il Mef smentisce categoricamente le anticipazioni della stampa sulla lettera di risposta a Bruxelles

Ma cos’era successo? Nel pomeriggio le agenzie avevano lanciato le anticipazioni sul contenuto della lettera di risposta alla Commissione europea, con l’impegno da parte del governo italiano di effettuare tagli al welfere nel prossimo triennio. Risparmi che, secondo le anticipazioni della presunta lettera scritta da Tria, sarebbero derivate da Reddito di cittadinanza e quota 100 oltre che da un calo successivo dello spread. Dopo questa fuoriuscita di notizie Di Maio, con un post su Facebook, aveva scritto di non sapere nulla di questa lettera e che sarebbe stato il caso di fare un vertice di governo prima di inviare la lettera a Bruxelles.

Conti pubblici, Di Maio: “Utile un vertice di Governo prima dell’invio della lettera a Ue”

"Magari e' utile fare un vertice di maggioranza con la Lega insieme al presidente Conte e allo stesso Tria, cosi' sistemiamo insieme questa lettera, prima che qualcuno la mandi a Bruxelles!". Cosi' su Facebook il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio. "Non ho avuto ancora il piacere di leggere la lettera preparata dal ministro Tria all'Unione Europea, ma apprendo - scrive Di Maio - che prevede tagli alla spesa sociale, alla Sanita', a Quota 100, al Reddito di Cittadinanza. Ma stiamo scherzando? Lo dico chiaramente: al governo Monti non si torna. Basta austerita', basta tagli, di altre politiche lacrime e sangue non se ne parla. Non esiste!".

LETTERA UE, MEF SMENTISCE ANTICIPAZIONI  

"Il MEF smentisce nel modo più categorico le notizie di stampa che anticiperebbero i contenuti della lettera che il ministro Tria si prepara a inviare alla Commissione europea. Tali contenuti non corrispondono alla realtà. Come si potrà constatare quando si prenderà visione della lettera che sarà firmata dal ministro e inviata a Bruxelles". Lo si legge in una nota del MEF.

LA POLEMICA/ Di Maio, non taglio Reddito nè Quota 100

"La lettera preparata dal ministro Tria con la Lega? M5s non ne sa nulla. Non ce ne siamo occupati noi, non è stata condivisa con noi", puntualizza il ministro e vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio. "Sicuramente noi non tagliamo le spese sociali, ne’ il Reddito ne’ Quota 100", aggiunge il capo politico M5s. 

Lettera Ue: Blog M5s, tagli incomprensibili. Lega e Tria spieghino

"Secondo le prime indiscrezioni, nella lettera da inviare alla Ue, che Tria e la Lega hanno scritto, sono previsti tagli allo stato sociale per il triennio 2020-2022. Questa scelta è incomprensibile e sono necessarie delle spiegazioni". E' quanto si legge sul Blog delle Stelle. "La linea che, d’accordo con la Lega, abbiamo seguito come governo è stata quella della lotta all’austerità. Posizione confermata dai risultati elettorali delle europee in cui è stato detto che è necessario fare la flat tax per i redditi bassi anche sforando il deficit", si legge ancora. "Gli italiani si aspettano da questo governo lotta all’austerità europea e questo è quello che dobbiamo fare, non i tagli al welfare", avvertono i 5 stelle. 

Lettera Ue: la risposta del ministro Tria alla Commissione Ue

"Per quanto riguarda il 2018, sebbene le condizioni macroeconomiche non abbiano consentito all'Italia di soddisfare gli sfidanti requisiti della Regola di riduzione del debito, ritengo che il Governo abbia seguito un approccio prudente e responsabile". Così il ministro dell'Economia Giovanni Tria nella risposta alla missiva della Commissione Europea del 29 maggio. "Fin dal insediamento" del governo - prosegue Tria - non vi è stata alcuna decisione da parte del nuovo esecutivo che implicasse un allentamento della politica di bilancio per il 2018. sebbene la crescita economica abbia sorpreso al ribasso, principalmente a causa di fattori esterni, l'anno si è chiuso con una significativa riduzione del disavanzo delle amministrazioni pubbliche, attestatosi al 2,1 per cento del PIL, in discesa dal 2,4 per cento del 2017. Il saldo primario è salito all'1,6 per cento del PIL, dall'1,4 per cento dell'anno precedente; i pagamenti per interessi, espressi in rapporto al PIL, sono diminuiti di un decimo di punto, raggiungendo il 3,7 per cento". Nella lettera Tria aggiunge: "Secondo le stime della Commissione il saldo strutturale dell'Italia nel 2018 è peggiorato, passando al -2,2% del PIL, dal -2,1% del 2017. Tuttavia, questa valutazione si basa sulla stima di crescita potenziale della Commissione. Secondo le previsioni di primavera della Commissione, nel 2018 l'output gap era pari a solo -0,1% del PIL, con una riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto al 2017". "Nonostante le lievi modifiche apportate alla metodologia applicata al caso italiano, la quantificazione dell'output gap dell'Italia è ancora - spiega il responsabile di Via XX settembre - incoerente con le principali evidenze macroeconomiche (tasso di disoccupazione ancora elevato, assenza di pressioni inflazionistiche e una forte caduta del PIL rispetto ai livelli pre-crisi). Se la crescita potenziale stimata fosse più vicina al contenuto tasso di crescita del Pil reale registrato nel 2018 (0,9 per cento), l'aggiustamento di bilancio realizzato lo scorso anno verrebbe considerato prevalentemente strutturale e non ciclico".

"Per quanto riguarda il 2018, sebbene le condizioni macroeconomiche non abbiano consentito all'Italia di soddisfare gli sfidanti requisiti della Regola di riduzione del debito, ritengo che il Governo abbia seguito un approccio prudente e responsabile". Così il ministro dell'Economia Giovanni Tria nella risposta alla missiva della Commissione Europea del 29 maggio. "Fin dal insediamento" del governo - prosegue Tria - non vi è stata alcuna decisione da parte del nuovo esecutivo che implicasse un allentamento della politica di bilancio per il 2018. sebbene la crescita economica abbia sorpreso al ribasso, principalmente a causa di fattori esterni, l'anno si è chiuso con una significativa riduzione del disavanzo delle amministrazioni pubbliche, attestatosi al 2,1 per cento del PIL, in discesa dal 2,4 per cento del 2017. Il saldo primario è salito all'1,6 per cento del PIL, dall'1,4 per cento dell'anno precedente; i pagamenti per interessi, espressi in rapporto al PIL, sono diminuiti di un decimo di punto, raggiungendo il 3,7 per cento". Nella lettera Tria aggiunge: "Secondo le stime della Commissione il saldo strutturale dell'Italia nel 2018 è peggiorato, passando al -2,2% del PIL, dal -2,1% del 2017. Tuttavia, questa valutazione si basa sulla stima di crescita potenziale della Commissione. Secondo le previsioni di primavera della Commissione, nel 2018 l'output gap era pari a solo -0,1% del PIL, con una riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto al 2017". "Nonostante le lievi modifiche apportate alla metodologia applicata al caso italiano, la quantificazione dell'output gap dell'Italia è ancora - spiega il responsabile di Via XX settembre - incoerente con le principali evidenze macroeconomiche (tasso di disoccupazione ancora elevato, assenza di pressioni inflazionistiche e una forte caduta del PIL rispetto ai livelli pre-crisi). Se la crescita potenziale stimata fosse più vicina al contenuto tasso di crescita del Pil reale registrato nel 2018 (0,9 per cento), l'aggiustamento di bilancio realizzato lo scorso anno verrebbe considerato prevalentemente strutturale e non ciclico".

"Per quanto riguarda il 2018, sebbene le condizioni macroeconomiche non abbiano consentito all'Italia di soddisfare gli sfidanti requisiti della Regola di riduzione del debito, ritengo che il Governo abbia seguito un approccio prudente e responsabile". Così il ministro dell'Economia Giovanni Tria nella risposta alla missiva della Commissione Europea del 29 maggio. "Fin dal insediamento" del governo - prosegue Tria - non vi è stata alcuna decisione da parte del nuovo esecutivo che implicasse un allentamento della politica di bilancio per il 2018. sebbene la crescita economica abbia sorpreso al ribasso, principalmente a causa di fattori esterni, l'anno si è chiuso con una significativa riduzione del disavanzo delle amministrazioni pubbliche, attestatosi al 2,1 per cento del PIL, in discesa dal 2,4 per cento del 2017. Il saldo primario è salito all'1,6 per cento del PIL, dall'1,4 per cento dell'anno precedente; i pagamenti per interessi, espressi in rapporto al PIL, sono diminuiti di un decimo di punto, raggiungendo il 3,7 per cento". Nella lettera Tria aggiunge: "Secondo le stime della Commissione il saldo strutturale dell'Italia nel 2018 è peggiorato, passando al -2,2% del PIL, dal -2,1% del 2017. Tuttavia, questa valutazione si basa sulla stima di crescita potenziale della Commissione. Secondo le previsioni di primavera della Commissione, nel 2018 l'output gap era pari a solo -0,1% del PIL, con una riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto al 2017". "Nonostante le lievi modifiche apportate alla metodologia applicata al caso italiano, la quantificazione dell'output gap dell'Italia è ancora - spiega il responsabile di Via XX settembre - incoerente con le principali evidenze macroeconomiche (tasso di disoccupazione ancora elevato, assenza di pressioni inflazionistiche e una forte caduta del PIL rispetto ai livelli pre-crisi). Se la crescita potenziale stimata fosse più vicina al contenuto tasso di crescita del Pil reale registrato nel 2018 (0,9 per cento), l'aggiustamento di bilancio realizzato lo scorso anno verrebbe considerato prevalentemente strutturale e non ciclico".

Inoltre: "Per quanto riguarda lo scenario programmatico di finanza pubblica descritto nel Programma di Stabilità, il Governo intende ridurre gradualmente il disavanzo nominale all’ 1,5 per cento del PIL nel 2022, l'ultimo anno del programma, con un miglioramento complessivo del saldo strutturale di quasi 0,8 punti percentuali. L'avanzo primario raggiungerebbe così il 3,1 per cento su base strutturale nel 2022. Per il 2020, intendiamo conseguire un miglioramento di 0,2 punti percentuali nel saldo strutturale di bilancio. In base alle ultime previsioni macroeconomiche ufficiali, il disavanzo nominale scenderà al 2,1 per cento del PIL. Il Parlamento italiano ha formalmente approvato le proiezioni di bilancio del Programma di Stabilità e desidero ribadire che il bilancio 2020 sarà conforme al PSC. In linea con la legislazione in vigore, il Programma di Stabilità prevede un aumento delle imposte indirette pari a quasi l'1,3 per cento del PIL, che entrerebbe in vigore nel gennaio 2020. I partiti politici hanno espresso riserve circa il previsto aumento dell'IVA, ma abbiamo comunque un ventaglio di misure alternative onde garantire il suddetto miglioramento strutturale". "Infatti, stiamo procedendo - si aggiunge - ad una revisione delle agevolazioni fiscali e dei regimi di concessione delle licenze al fine di incrementare le entrate per il Governo. L'amministrazione fiscale è stata recentemente riorganizzata e abbiamo introdotto la fatturazione elettronica, anche per le piccole transazioni al dettaglio. Il Governo intende, inoltre, introdurre ulteriori misure per semplificare il sistema fiscale e migliorare la fedeltà fiscale". "Il Parlamento ha invitato il Governo a riformare, fatti salvi gli obiettivi di riduzione del disavanzo per il periodo 2020-2022, l'imposta sul reddito delle persone fisiche, riducendo il numero degli scaglioni e la pressione fiscale gravante sulla classe media. Si effettuerà anche una revisione di detrazioni ed esenzioni fiscali. Dal lato della spesa, il Governo sta avviando una nuova Revisione della spesa e si riteniamo che sarà possibile ridurre le proiezioni di spesa per le nuove politiche in materia di welfare nel periodo 2020-2022. Inoltre, siamo convinti che una volta che il programma di bilancio sarà finalizzato in accordo con la Commissione Europea, i rendimenti dei titoli di Stato italiani diminuiranno e le proiezioni relative alla spesa per interessi saranno riviste al ribasso". "Confido - conclude Tria - che questi chiarimenti siano utili alla Commissione al fine di valutare il rispetto delle regole fiscali da parte dell'Italia di formulare le nuove Raccomandazioni specifiche al Paese. Lo staff del Ministero dell'Economia e delle Finanze ed io rimaniamo a vostra disposizione per discutere ulteriormente il contenuto della presente lettera".

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