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Via libera all’azione di responsabilità nei confronti della famiglia Ligresti, ex proprietaria di Fondiaria-Sai, e di 19 tra ex amministratori e sindaci della compagnia finita sotto il controllo di Unipol. L’ok è giunto dall’assemblea degli azionisti a larghissima maggioranza. Secondo il commissario ad acta nominato dall’Isvap (ora Ivass), Matteo Caratozzolo, il danno diretto complessivo per la compagnia “è stimabile in 130 milioni di euro”, ma, precisa subito Caratozzolo, si tratta di una prima approssimazione perché sono ancora in corso le operazioni di quantificazione dei danni causati a tutto il gruppo dalla passata gestione.

 

Poche ore dopo, anche i soci di Milano Assicurazioni hanno approvato, con percentuali di partecipazione al voto e di voti favorevoli, la proposta di promuovere la medesima azione di responsabilità. In questa sede Caratozzolo ha precisato che per Milano Assicurazione il danno diretto cagionato dalla passata gestione “è stimabile in almeno 115 milioni di euro”, ribadendo che la cifra è ancora “in via di definizione” dato che non include, ad esempio, le consulenze pagate a Salvatore Ligresti piuttosto che le sponsorizzazioni alla scuderia di Jonella Ligresti (cifre peraltro note e già incluse e dettagliate nella relazione dello stesso commissario).

Così, nonostante la famosa “manleva” inizialmente concessa da Unipol alla famiglia siciliana e ai suoi manager ma poi considerata “carta straccia” per riuscire a ottenere da Consob l’esenzione all’Opa obbligatoria dopo il piano di “salvataggio” attraverso una fusione a quattro tra Premafin, Fondiaria-Sai, Milano Assicurazione e Unipol (tanto che oggi i rappresentanti di Unipol nelle assemblee hanno votato a favore del provvedimento, così come hanno votato a favore Premafin, Finadin e Palladio, mentre Sator ha dichiarato di essere pronta a procede con un’autonoma azione di responsabilità solo nel caso in cui fossero accertati responsabilità o comportamenti dolosi o colposi), sui Ligresti e suoi loro uomini pesano potenziali richieste di danni per circa 250 milioni di euro.

Non è tuttavia ancora chiaro quanto Caratozzo andrà concretamente a chiedere e come la cifra sarà ripartita tra i vari protagonisti della vicenda: “sul danno che può essere richiesto a ciascuno degli interessanti - ha anzi precisato il commissario ad acta - non voglio anticipare linee difensive, così come prospettive d’incasso, e verifiche che non sono comprese nel mio incarico, perché tra qualche giorno scadrò”. La sensazione è comunque che questa volta Don Salvatore e la sua famiglia rischiano di dover pagare dazio per decine, se non centinaia, di milioni. Sarà vero?

 

Luca Spoldi

 

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