Pensioni, l’ottica del sor Egidio
C’è una nuova branca della scienza moderna che sta riscuotendo un enorme successo nei palazzi della politica e della statistica ufficiale : la fisica quantistica applicata al portafoglio. Secondo gli ultimi dati macroeconomici, infatti, l’inflazione ufficiale viaggia su un rassicurante e quasi aristocratico 4,5%.
Una cifra pulita, che nei salotti televisivi viene sbandierata come un segno tangibile di una guarigione imminente. Il problema sorge quando si gira pagina e si scopre l’esistenza di una seconda cifra, una specie di gemella cattiva e spettinata: l’inflazione “percepita”, che schizza invece al 13,5%.
A spiegare questo mistero doloroso della fede economica ci ha pensato il sor Egidio, ottantun anni spesi tra la Garbatella e i cantieri della capitale, oggi filosofo di strada a tempo pieno. Il sor Egidio non ha una laurea alla Bocconi, ma possiede uno strumento di misurazione infallibile, molto più preciso dei supercomputer dell’ISTAT: il suo estratto conto del 15 del mese.
È il 15 di ogni mese, alle ore 11 e 30, che la pensione del sor Egidio entra ufficialmente in uno stato di ibernazione irreversibile. In tasca gli restano undici euro, due gettoni del carrello della spesa e una mentina. Ed è proprio qui che la teoria dei massimi sistemi si scontra con la dura realtà del banco del mercato.
“Ma quali percentuali e statistiche della mutua“, esclama l’anziano stringendo il bastone e puntando l’indice idealmente verso i palazzi del potere.” Sti politici so sempre dei bugiardi. Se nascondano la mano del 50% pe fatte vede l’altra del 13!”
La metafora del sor Egidio, nella sua brutale schiettezza romana, coglie il punto centrale della questione. La narrazione ufficiale ci racconta che i droni da giardino, i televisori a schermo curvo, i massaggi ayurvedici non sono aumentati così tanto ( abbassando la media del paniere), ma Egidio- come gran parte dei pensionati italiani- non cena a base di microchip e non fa colazione con i droni. Egidio compra la cicoria, lo stracchino e il pane. E su quei banconi, l’inflazione non si percepisce : si subisce come un montante al mento.
La genialità della distinzione tra “reale” e “percepito” sta tutta qui : spostare la colpa dal carrello della spesa alla mente del consumatore. Se a metà mese non hai più un soldo, non è colpa dei prezzi raddoppiati, ma dei tuoi sensi che ti ingannano. Sei tu che soffri di allucinazioni finanziarie…
Se hai fame, insomma, è solo fame percepita. Il sor Egidio si incammina verso casa, rassegnato ad un menù d’altri tempi: pane raffermo e un filo d’olio, sperando che l’olio d’oliva non sia nel frattempo diventato un bene di lusso soggetto a tassa di successione. La politica intanto continua a fare i giochi di prestigio con i numeri e le percentuali, dimenticandosi che mentre loro nascondono la mano, le tasche dei cittadini sono rimaste oramai senza nemmeno le fodere.
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