Settimana da dimenticare per le borse europee, che col passare dei giorni hanno interpretato la cautela di Federal Reseve e Bank of England in materia di tassi, nonché il pessimismo del Fondo monetario internazionale e gli appelli di Mario Draghi affinché i governi europei varino quelle riforme che possano consentire all’economia di tornare a crescere come l’ennesimo allarme sul fatto che la “festa” (per chi l’ha vista) è finita o rischia di finire prima del previsto. Del resto tra un’Eurozona cristallizzata in un empasse tra le misure non convenzionali promesse dal numero uno della Bce (a partire dal lancio di importanti programmi di acquisto di Abs e covered bond) e l’invocazione al “rigore di bilancio” del ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schauble, le tensioni geopolitiche in Est Europa e Medio Oriente e qualche dubbio circa l’evolversi dello scenario economico negli Usa e in Asia, la prudenza resta d’obbligo.
Non è dunque il tempo di puntare su titoli e settori ciclici, dall’auto al petrolio, dall’energia ai trasporti (che soffrono anche delle paure ricorrenti di una recrudescenza dell’epidemia di Ebola), dagli editoriali ai telefonici. Ma anche il comparto finanziario sembra aver corso molto, forse troppo, in considerazione del fatto che a fine mese si conosceranno gli esiti dell’Asset quality review della stessa Bce e solo allora si capirà se qualcuno (come il Monte dei Paschi) dovrà rafforzarsi o se al contrario potrà proporsi (come vorrebbero fare Ubi Banca e Bper) come polo aggregante in vista di una nuova fase di consolidamento (con conseguente probabile espulsione di mano d’opera).
Ecco allora che, passato l’effetto emotivo scatenato dai disordini di piazza a Hong Kong delle scorse settimane, il settore moda e lusso torna sotto i riflettori, complice anche la terza edizione di Luxury and Finance svoltasi in settimana a Piazza Affari nel corso della quale dodici società quotate (e due possibili quotande come Eataly e Golden Goose) si sono presentate agli investitori. Il settore del lusso ha storicamente tenuto un comportamento anticiclico e potrebbe dunque costituire una carta da giocare importante nel caso, non improbabile, in cui lo scenario macroeconomico tornasse a volgere al peggio in Italia ed Europa.
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Ma quanto vale il lusso italiano in borsa? Anche dopo l’addio di un “peso massimo” come Bulgari, circa 34 miliardi di capitalizzazione, vale a dire un 2% circa dell’intero Pil italiano e scusate se è poco (per fare un confronto le otto principali squadre di calcio italiane, ossia Juventus, Milan, Inter, Roma, Napoli e Lazio, fatturano complessivamente 1,05 miliardi di euro l’anno), anche se di tale cifra l’83% è rappresentato dalle tre principali società, Luxottica (19,7 miliardi di capitalizzazione), Prada (12,9 miliardi, quotata a Hong Kong) e Salvatore Ferragamo (3,4 miliardi). Delle altre superano il miliardo di euro solo Moncler (2,7 miliardi), Tod’s (2,3 miliardi) e Brunello Cucinelli (poco meno di 1,1 miliardi).
Se volete puntare sul meglio del “made in Italy” di lusso è meglio scommettiate su questi titoli, più liquidi, anche perché le prospettive sono tutt’altro che malvagie: Tod’s ha confermato di prevedere un 2015 migliore dell’anno in corso con un fatturato atteso in crescita a una cifra percentuale (anche perché si spera di riuscire a mettere le mani sul marchio francese Roger Vivier finora prodotto sul licenza); Brunello Cucinelli si attende una crescita del giro d’affari (e dell’Ebitda, ossia del margine operativo lordo) a doppia cifra, avendo già confermato di voler anche il prossimo anno distribuire un quarto degli utili ai propri azionisti.
Qualche maggiore punto interrogativo riguarda Ferragamo, Prada e Luxottica: le prime due società sono molto esposte sui mercati asiatici e sulla piazza di Hong Kong in particolare, e potrebbero nuovamente risentire di una certa volatilità. Tutto sommato la sensazione è però che si potrebbe provare più ad approfittare di improvvisi scivoloni delle quotazioni per acquistare qualche titolo che non andare a vendere sui rialzi. Luxottica è invece in una fase delicata: uscito di scena Andrea Guerra, è la famiglia Del Vecchio ad essere sui giornali per alcune mosse all’interno del capitale che si starebbero per compiere in ottica successoria, con la stampa italiana che ha segnalato come l’avvocato di fiducia della famiglia, Sergio Erede, si sia già messo al lavoro per aggiornare i piani di successione forse anche per tener conto del ventilato desiderio di Nicoletta Del Vecchio (moglie del patròn Leonardo) di vedersi assegnata un 25% della holding famigliare (Delfin), cosa che richiederebbe un passo indietro dei sei figli della coppia.
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Insomma: puntare sul lusso italiano potrebbe riservare qualche sorpresa anche se il settore dovrebbe confermare il suo ruolo di “parafulmine” da ogni ipotesi di ulteriore recrudescenza della crisi economica europea. Sullo sfondo l’euro sembra aver esaurito il suo assestamento al ribasso nei confronti del dollaro, che già in settimana ha smesso di guadagnare sulla divisa unica europea dando spazio alle quotazioni dei metalli preziosi per recuperare terreno. Un movimento che storicamente è di buon auspicio all’andamento del settore moda lusso: sarà così anche nei prossimi mesi? In tanti a Piazza Affari sono pronti a scommetterlo.
Luca Spoldi

