di Luca Spoldi
Il primo semestre dell’anno ha mostrato un andamento contrastato per i maggiori gruppi italiani e mondiali del comparto moda-lusso: se alcuni gruppi come Moncler e Brunello Cucinelli, piuttosto che Aeffe, hanno visto accendersi la luce verde con ricavi, margini e utili in crescita, al pari di Lvmh e Kering, altri come Stefanel, ma in parte anche Basicnet, Safilo, Tod’s ed Hermes soffrono ancora. Mentre per un’analisi definitiva si dovranno attendere i risultati, tra l’altro di gruppi come gli italiani Prada e Piquadro, della svizzera Richemont e dell’inglese Burberry, è già ora possibile dire che ad eccezione di Luxottica, impegnata nell’integrazione con Essilor e con risultati di poco migliori di quelli di un anno prima (4,92 miliardi di ricavi, 899 milioni di Ebitda rettificato, 567 milioni di utile e un indebitamento netto di 1,11 miliardi), per quasi tutti gli altri gruppi del settore questi primi sei mesi hanno movimentato i conti in misura signicativa. Merito della maggiore o minore esposizione su mercati in ripresa, come quello cinese e in parte quelli americano ed europeo occidentale, piuttosto che della bontà del mix di vendita. Elemento essenziale in un settore come questo dove il successo o l’insuccesso anche di una singola collezione può fare la differenza, al pari della conferma o cessazione di accordi di licenza e partnership commerciali.

Ma chi è stato, dunque, il vincitore di questa prima parte dell’anno? Dipende da cosa si prende come metro di misura: se guadiamo ai ricavi Lvmh coi suoi 19,714 miliardi di euro, in crescita su base organica di un ulteriore 12% annuo, resta il leader indiscusso, ma Kering (7,296 miliardi, +26,5%) si sta facendo sotto. Più distaccate restano Luxottica e Tiffany (1,859 miliardi di dollari, sostanzialmente stabili) ed Hermes (1,286 miliardi di euro a loro volta poco variati).
A livello di redditività, dunque di Ebitda (margine operativo lordo), il gap tra i due colossi francesi e “il resto della classe” è ancora più marcato: Lvmh ha registrato 3,64 miliardi di Ebitda, Kering 1,526 miliardi, mentre Tiffany (poco meno di 327 milioni di dollari) ed Hermes (214,1 milioni di euro) faticano a tenere il passo, visto che registrano incrementi attorno al 6% ciascuno, contro il +23% e +51% segnato dai primi due gruppi del lusso al mondo.

Tuttavia anche i gruppi italiani Moncler, Brunello Cucinelli, Geox e Aeffe riescono a mettere a segno rialzi a doppia cifra percentuale dell’Ebitda, vedendolo salire rispettivamente a livello assoluto a 73,3, a 41,6, a 41,2 e a 15,5 milioni di euro. La fotografia non si modifica guardando all’utile netto: Lvmh sale a 2.110 milioni di euro (+24%), Kering arriva a 872,3 milioni (+67,4%), aprendo un baratro rispetto ai concorrenti (con l’esclusione anche in questo caso di Luxottica) che non solo seguono a grande distanza ma non riescono neppure a tenere il passo con Tiffany che vede salire il risultato a 207,9 milioni di utile (+7,6%) mentre Hermes lo vede calare a 163,8 milioni di euro (-3,7%).
E gli italiani? Moncler (41,8 milioni) e Aeffe (4,6 milioni) si tolgono la soddisfazione di incrementare il risultato netto rispettivamente del 25% e del 21,4%, mentre Brunello Cucinelli sfiorando i 20 milioni segna un +10,6%. Accanto ai vincitori il semestre ha anche registrato qualche sconfitto: Safilo, ad esempio, vede arretrare sia i ricavi (552,6 milioni, -15,1%), sia l’Ebitda (27,8 milioni, -6,6%) e passa dai 22,5 milioni di utile della prima metà del 2016 a 6,6 milioni di perdita netta. Sorte analoga per Tod’s, con 483 milioni di vendite (-2,9%), 75,7 milioni di Ebitda (-12,3%) e 34,7 milioni di utile (-7,3%).
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Ma neppure Salvatore Ferragamo, nonostante ricavi stabili a 718 milioni (+0,1%) può dirsi soddisfatta, visto che l’Ebitda cala a 136 milioni (-17,9%) e l’utile netto si riduce a 76 milioni (-15,4%). Tra le “piccole”, andamento divergente ma nel complesso negativo sia per Basicnet (che vede i ricavi risalire del 3,5% a 372,9 milioni, ma l’Ebitda calare del 15% a 8,5 milioni e l’utile netto ridursi del 31,4% a 3,5 milioni) sia per Stefanel (che invece vede le vendite scendere a 59,1 milioni, -8,4%, ma poi riduce il rosso si a livello di Ebitda, -7,3 milioni, un 3,9% meglio dell’anno scorso, sia di risultato netto, -12,1 milioni, in recupero del 9%). Entrambe sono inoltre accomunate anche da un ulteriore aumento dell’indebitamento, arrivato a 96 milioni per Stefanel (10,5 milioni in più del giugno 2016) e a 50,5 per Basicnet (4,5 milioni peggio di un anno prima).

Proprio il debito potrebbe diventare nei prossimi trimestri la nuova cartina di tornasole della salute dei vari protagonisti del comparto: Lvmh e Kering, ancora una volta, hanno fatto meglio di tutti riducendo rispettivamente di 1.346 milioni (a 3,957 miliardi) e di 494 milioni (a 4,572 miliardi) il proprio indebitamento netto. Molto bene anche Moncler (che è arrivata ad avere una posizione netta positiva per 130,2 milioni, migliorandola di 215,1 milioni in 12 mesi) e Salvatore Ferragamo (posizione positiva per 25 milioni, contro i 75 milioni di indebitamento netto di un anno prima). Bene anche Brunello Cucinelli, che pur avendo ancora un debito netto di 59,4 milioni l’ha ridotto di 20,3 milioni nell’arco degli ultimi 12 mesi, così come Aeffe, che vede il debito netto ridursi a 67,1 milioni (9,2 milioni in meno del giugno 2016). Impercettibile la variazione di Luxottica (che riduce di 13 milioni a 1.113 milioni l’indebitamento netto), per la quale il 2017 pare destinato ad essere un anno di transizione, per Geox e Safilo il debito netto ha continuato a crescere.
Dovendo tirare le somme e ipotizzando che la ripresa del mercato cinese prosegua e che il dollaro recuperi finalmente terreno facendo recuperare un poco di competitività agli esportatori europei, chi vorrà scommettere sul lusso farò meglio a scommettere anzitutto sulla coppia vincente Lvmh-Kering, poi inserire anche Moncler e Brunello Cucinelli se vorrà dare un tocco di “italian style” al proprio portafoglio, magari allargando la presenza tricolore anche ad Aeffe (senza trascurare la statunitense Tiffany) per i più coraggiosi. Per tutti gli altri sarà più prudente attendere ulteriori conferme che il vento è cambiato, in meglio.
