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M5S, crescita si misura con il Bes. Dai grillini i temi della Sinistra eretica

“Presi per il Pil”, il saggio del ministro per lo Sviluppo economico in quota M5S Lorenzo Fioramonti

M5S, crescita si misura con il Bes. Dai grillini i temi della Sinistra eretica
Fioramonti

Il revival del meglio della sinistra eretica e non omologata degli anni ’70: quella del Pil “idolo da abbandonare” in quanto poco o nulla attinente a definire “il benessere” delle persone; del “lavorare meno, lavorare tutti”, per garantire ‘lavoro’ e ‘tempo libero’ a tutti; della “società più ricca perchè diversamente”, quella che produce, “non meno, ma più consumi qualitativemente diversi” e dà la possibilità a ciascun individuo di “decidere della propria esistenza e costruire la propria vita”.

Questo è stato il bell’incontro – alla libreria Ibs di Roma piena di curiosi – con Lorenzo Fioramonti, di cui si presentava il saggio ‘Presi per il Pil. Tutta la verità sul numero più potente del mondo’ per ‘L’Asino d’oro edizioni, e Pasquale Tridico, i due economisti indicati dal M5S come ipotetici ministri, per lo Sviluppo economico il primo e per il Lavoro l’altro, entrambi abbottonati sulle prospettive politiche di un nuovo governo: “Nulla da dire”, salvo augurarsi che le loro tesi siano fatte proprie dal prossimo governo “se ce ne sarà uno” e da “chiunque sia a guidarlo”. 

Con le loro tesi sul Pil (Prodotto interno lordo), il benessere delle persone (well-being), il reddito di nascita o di cittadinanza (universal basic income), il lavoro e la riduzione dell’orario di lavoro, puntualmente aggiornate alla ‘rivoluzione tecnologica’ (robot e intelligenza artificiale) che sta cambiando radicalmente l’assetto delle società più industrializzate, i due hanno fatto rivivere un pezzo di storia della sinistra eretica, non omologata, scandida dai nomi illustri di Giorgio Fuà, di Pierre Carniti e di Riccardo Lombardi.

“Se io oggi vengo con voi a mangiare da McDonald e poi faccio sesso con una prostituta il Pil sale. Se invece pranzo a casa e faccio l’amore con mia moglie, il Pil non cresce”, ha attaccato Fioramonti, prendendo in prestito una battuta del premio Nobel Joseph Stiglitz, per spiegare il suo punto di vista critico sul Pil, “una misura anacronistica e fuorviante”, rispetto a fattori ben più attinenti il benessere delle persone: “Le diseguaglianze sociali, la cultura, l’istruzione, la qualità della vita, l’ambiente”. 

Negli anni 70 Fuà definiva il Pil “indicatore grossolano, elemento non essenziale del benessere. Che è composto di soddisfazioni nel lavoro, di sicurezza di muoversi liberamente, di serenità“. E, più in generale, il fondatore dell’Istituto Adriano Olivetti (Istao) ammoniva, “bisogna smetterla di privilegiare il tradizionale tema della quantità di merce prodotta e dedicare maggiore attenzione a altri temi, che non possono più essere considerati secondari dal punto di vista del benessere collettivo”. Detto ciò, sosteneva, “senza imprenditori non c’è sviluppo […] la caratteristica di un imprenditore è dare senso e scopo al lavoro altrui. Gli imprenditori-leader non puntano solo al profitto ma amano il loro prodotto, sanno motivare i loro collaboratori senza autoritarismo, cercano di far crescere l’ambiente”.  

Questa la ricetta di Carniti per fronteggiare il dramma della disoccupazione: “Llavorare meno per lavorare tutti” e redistribuire “gli orari di lavoro è la via maestra: se ne discute dal dopoguerra e sarebbe ora di procedere in tale direzione. Illusorio pensare che si esce dalla crisi senza un forte investimento collettivo. Questo potrà avvenire grazie all’intervento della cultura, della politica, delle istituzioni, della società civile per raggiungere un equilibrio a misura d’uomo. Non nascerà però spontaneamente: presuppone un cambiamento di mentalità, di abitudini, di cultura per perseguire la dimensione libertaria della società e dello stesso capitalismo. Anche a costo di cambiargli le caratteristiche”.