Le esportazioni italiane crescono del 5% nei primi otto mesi del 2026 e l’avanzo commerciale raggiunge 34,7 miliardi di euro. Le piccole e medie imprese rappresentano quasi il 98% degli esportatori stabili e generano circa metà delle vendite all’estero. Secondo Unimpresa, sostenere ulteriormente la loro crescita potrebbe portare decine di miliardi aggiuntivi.
Export italiano, vendite in aumento e saldo commerciale a 34,7 miliardi nei primi otto mesi
Il Made in Italy continua a crescere sui mercati internazionali. Nei primi otto mesi del 2026 le esportazioni italiane sono aumentate del 5% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le importazioni hanno registrato un incremento del 4,8%. L’avanzo commerciale ha raggiunto 34,7 miliardi di euro, contro i 32,5 miliardi dell’anno precedente.
I dati, elaborati dal Centro studi Unimpresa sulla base delle statistiche Istat, confermano la tenuta delle esportazioni nonostante le tensioni geopolitiche e l’incertezza economica internazionale. Ad agosto l’export è cresciuto del 9% in valore e dell’1,9% in volume su base annua, con un aumento del 16,7% delle vendite verso i Paesi extra Ue. A settembre, per i soli mercati extraeuropei, la crescita tendenziale si è attestata al 5,4%.
Pmi protagoniste dell’export: il potenziale da 27,7 miliardi secondo Unimpresa
Le piccole e medie imprese rappresentano il 97,7% degli esportatori continuativi considerati dall’analisi strutturale ICE relativa al triennio 2022-2024. Su oltre 84mila aziende, le Pmi generano circa 277 miliardi di euro di esportazioni, pari al 49,9% del valore complessivo rilevato nel 2024. Le grandi imprese, pur rappresentando appena il 2,3% degli operatori, concentrano il restante 50,2%. Secondo le simulazioni di Unimpresa, un incremento del 10% delle vendite estere delle Pmi già attive stabilmente sui mercati internazionali potrebbe generare 27,7 miliardi di euro aggiuntivi all’anno, rispetto alla base 2024. Con una crescita del 5% il valore potenziale sarebbe di 13,9 miliardi, mentre con il 15% arriverebbe a 41,6 miliardi.
Un’altra possibilità riguarda l’ingresso di nuove aziende sui mercati esteri: aumentando del 10% la platea di circa 120mila esportatori censiti nel 2024, si aggiungerebbero 12mila imprese. Anche a livello territoriale i segnali sono positivi. Nel primo semestre del 2026 le esportazioni sono cresciute del 4,5%, con aumenti particolarmente sostenuti nel Centro (+11,9%) e nelle Isole (+8,8%). Tra le regioni con le dinamiche migliori figurano Basilicata, Toscana e Puglia. “Il Made in Italy continua a dimostrare una straordinaria capacita’ di competere nel mondo. Ma i risultati dell’export non devono nascondere una questione strutturale: abbiamo ancora troppe imprese che potrebbero vendere all’estero e che non riescono a farlo per ragioni finanziarie, organizzative o dimensionali. La politica industriale deve affrontare questa contraddizione. Non basta sostenere le aziende gia’ presenti sui mercati internazionali: dobbiamo creare le condizioni per accompagnarne migliaia di altre. Le nostre simulazioni mostrano che anche un incremento relativamente contenuto delle esportazioni delle Pmi puo’ generare decine di miliardi di euro di vendite aggiuntive. E’ una prospettiva che merita una strategia nazionale fondata su credito, investimenti, innovazione e semplificazione”, dichiara Giuseppe Spadafora, vicepresidente di Unimpresa.
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