Il ritratto
Crédit Agricole di nuovo sotto i riflettori: la sua esposizione complessiva in Banco Bpm sarebbe salita al 29,9%, a un solo decimale dalla soglia del 30% che farebbe scattare l’obbligo di un’Opa. Una mossa che arriva mentre la partita per il riassetto del credito italiano è ancora aperta tra la proposta di fusione di Banco Bpm con Mps e la controproposta di Intesa e Unipol con l’Opas sulla banca senese. Ma chi è il manager che guida il gruppo francese? Si chiama Olivier Gavalda: dal 2025 è amministratore delegato di Crédit Agricole, al termine di una carriera costruita interamente all’interno della banca.
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La sua infatti è una storia di fedeltà assoluta a una sola istituzione. Gavalda ha trascorso l’intera carriera in Crédit Agricole, entrando nel gruppo nel 1988 alla filiale du Midi, dove ha ricoperto ruoli via via crescenti: responsabile organizzativo, direttore di filiale, responsabile della formazione e infine responsabile marketing. Non un saltatore di panchine, non un tecnico paracadutato dall’esterno: un uomo di sistema, cresciuto dal basso dentro la stessa azienda per quasi quarant’anni.
La scalata verso il vertice è stata graduale e metodica. Nel 1998 il passaggio a Crédit Agricole Île-de-France come direttore regionale, poi nel 2002 la nomina a vicedirettore generale di Crédit Agricole Sud Rhône-Alpes, con delega allo sviluppo e alle risorse umane. Nel 2007 diventa amministratore delegato di Crédit Agricole Champagne-Bourgogne. Nel 2010 approda alla holding del gruppo, Crédit Agricole S.A., come responsabile della Divisione Casse Regionali. Nel 2015 viene promosso vicedirettore generale con delega a sviluppo, clienti e innovazione. Nel 2016 torna a guidare Crédit Agricole Île-de-France come AD. Nel novembre 2022 viene nominato vicedirettore generale di Crédit Agricole S.A. con delega alla banca universale. Il 17 dicembre 2024 il consiglio di amministrazione, presieduto da Dominique Lefebvre, lo nomina CEO, con mandato effettivo dal 14 maggio 2025.
Sul piano della formazione, Gavalda è laureato in econometria e ha conseguito un DESS, diploma post-laurea equivalente a un master specialistico, in organizzazione e informatica presso Arts et Métiers, una delle grandes écoles dell’ingegneria francese, notoriamente più tecnica e meno elitaria rispetto alle ENA o HEC che sfornano la gran parte dei banchieri d’Oltralpe. Un profilo pragmatico, da uomo di campo più che da grand commis di Stato.
La sua visione sul futuro del settore si è già manifestata con chiarezza: intervenendo all’Adopt AI summit di Parigi, Gavalda ha dichiarato che l’intelligenza artificiale non porterà a tagli di personale in Crédit Agricole, posizionandosi in netta controtendenza rispetto alle banche anglosassoni che stanno riducendo gli organici. Una scelta che riflette tanto la cultura del gruppo quanto le peculiarità del mercato del lavoro francese – ma che dice anche qualcosa del suo stile di management: prudente, orientato al lungo periodo, attento alle relazioni interne.

