Contratto scaduto per 260mila bancari, timori anche per 28mila addetti del credito cooperativo
“Il governo deve fermarsi e valutare le conseguenze di un ulteriore inasprimento della tassazione sulle banche. Fare cassa sul settore del credito può apparire una scelta politicamente facile, ma rischia di mettere in seria difficoltà il rinnovo del contratto nazionale dei 260 mila lavoratrici e lavoratori bancari, scaduto a marzo 2026. E di condizionare indirettamente anche il negoziato per i 28 mila dipendenti delle banche di credito cooperativo, che ha una propria autonomia ma risente inevitabilmente del clima generale del settore”, lo dichiara il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni.
“La nostra contrarietà nasce da una questione precisa: chi pagherà davvero questo intervento? Se il risultato sarà comprimere gli aumenti degli stipendi, ritardare i rinnovi, ridurre le assunzioni o indebolire le tutele, il conto finirà ancora una volta sulle persone che lavorano. Sarebbe una contraddizione evidente dichiarare di voler sostenere le famiglie e poi ostacolare il recupero del potere d’acquisto di chi quelle famiglie le mantiene con il proprio stipendio; inoltre il costo potrebbe ricadere anche sulla clientela con un aumento di commissioni che nessuno potrebbe fermare. Il contratto nazionale non è una voce residuale del bilancio delle banche, da finanziare con quello che resta dopo le decisioni del governo e le distribuzioni agli azionisti. È un impegno verso le lavoratrici e i lavoratori che contribuiscono ogni giorno ai risultati degli istituti, garantiscono il rapporto con la clientela e affrontano responsabilità crescenti, pressioni commerciali e trasformazioni tecnologiche profonde. Il loro lavoro deve avere un riconoscimento economico e professionale adeguato. Al governo chiediamo di rivedere questa scelta e di aprire un confronto e un dialogo serio con gli istituti di credito. Il rinnovo riguarda gli stipendi, ma anche l’occupazione, il ricambio generazionale, il benessere sul lavoro e le garanzie necessarie per affrontare l’intelligenza artificiale e le riorganizzazioni. Indebolirlo significa rendere più fragile la gestione dei cambiamenti che attendono tutto il credito italiano. La pazienza e il senso di responsabilità della categoria non possono trasformarsi in un’attesa senza fine: il contratto va rinnovato, con risorse adeguate e senza scaricare sui lavoratori il costo delle scelte altrui” conclude Sileoni.
Carlo Messina, Intesa Sanpaolo: “Stiamo definendo la posizione di Intesa Sanpaolo. Poi lavoreremo con l’Abi
“Stiamo lavorando internamente e stiamo definendo la posizione di Intesa Sanpaolo. Poi lavoreremo con l’Abi”. Lo ha dichiarato il consigliere delegato e ceo di Intesa, Carlo Messina, rispondendo a una domanda sul rinnovo del contratto nazionale del settore bancario nel corso della presentazione ai mercati e agli analisti finanziari dei risultati dei primi nove mesi dell’anno. “Noi abbiamo sempre avuto un approccio positivo per le nostre persone – ha aggiunto il top manager della banca -. Il nostro approccio è sempre quello di prenderci cura delle nostre persone”
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