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Economia
Manovra, dubbi dei tecnici della Camera

L'obiettivo del governo è ottenere il via libera già lunedì sera o al massimo martedì, con il voto in aula alla Camera. Ma per la legge di stabilità, approdata stamattina in commissione bilancio a Montecitorio, sono spuntati diversi ostacoli. Prima di ordine politico: con la presentazione di 130 emendamenti che hanno rallentato l'esame del testo alla fine licenziato dalla commissione senza modifiche. Poi di carattere tecnico. Con le obiezioni da parte dei tecnici della Camera che dicono: "L'introduzione del credito d'imposta Irap per i lavoratori autonomi senza dipendenti potrebbe causare una procedura d'infrazione Ue". Nel dossier si legge: "Andrebbe acquisita la valutazione del governo sulla compatibilità con la normativa europea, tenuto conto che il beneficio è limitato a specifiche categorie di contribuenti. Il bonus, inoltre, potrebbe determinare possibili comportamenti elusivi, lavoro sommerso, adottati per fruire del credito d'imposta". Ma c'è anche un'altra obiezione che riguarda il fondo da cui si dovrebbero attingere parte dei 535 milioni di euro da dare alle Poste, in attuazione di una sentenza dell'Ue. Quel fondo, secondo i tecnici, è quasi vuoto. Naturalmente l'ipotesi di modifiche avrebbe conseguenze pesanti: imporrebbe il ritorno del testo al Senato prolungando i lavori anche sin dopo Natale.

La seduta in commissione Bilancio è stata d'altronde più che mai agitata: i Cinque Stelle presenti hanno filmato e trasmesso su YouTube la diretta dei lavori, all'insaputa delle altre forze politiche. Le immagini arrivavano da un telefonino, si sentivano distintamente le voci e si vedevano le immagini, seppur mosse e per lo più fuori fuoco. "Siamo alla terza lettura di una legge di stabilità che contiene marchette a manetta - attaccava su Facebook Giorgio Sorial - aiuti di Stato al gioco d'azzardo, favori a Expo Spa, aumento di imposte sulle partite IVA e altre porcate simili. Hanno inserito delle cose pessime, noi non ci stiamo e continuiamo a dare battaglia".

Nei piani del governo il testo doveva arrivare in aula alle 18.30. Ma la commissione ha dato il via libera con circa un'ora di ritardo, come prevedibile senza apportare modifiche. Ieri si erano moltiplicate le dichiarazioni di soddisfazione del premier ("E' stato fermato l'assalto alla diligenza) e del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ("Abbiamo dimostrato all'Ue di essere affidabili"). Secondo indiscrezioni, il governo sarebbe intenzionato a non porre la fiducia alla Camera. Nella speranza comunque che non si ripeta il caos di Palazzo Madama, con il via libera dell'aula arrivato alle 4.30 del mattino tra proteste ed "errori materiali" denunciati dallo stesso presidente dell'assemblea Pietro Grasso. E il viceministro Enrico Morando costretto a scusarsi per i problemi emersi nella relazione tecnica. Un pasticcio in gran parte legato all'intervento del presidente del Consiglio venerdì mattina, con la sforbiciata dei cosiddetti provvedimenti marchetta. Con la numerazione dei commi che è entrata in crisi.

In giornata - oltre alle critiche delle opposizioni - contro la manovra ha preso posizione anche lo storico dissidente Pd, Pippo Civati: "È record: 33 fiducie in 300 giorni. Una ogni nove giorni. Praticamente ogni settimana. L'ultima all'alba di ieri, in un Senato con molti assenti, sfibrato dall'attesa durata tutto il giorno del testo su cui votarla questa fiducia. Un testo che, si può dire, nessuno conosceva nella sua edizione finale e che ha votato sulla fiducia. Appunto".

E su questo aspetto in serata il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ospite di Che tempo che fa su RaiTre, ha ammesso: "Sulla legge di stabilità abbiamo fatto un po' di casini, di cui mi prendo le responsabilità. Elogio senatori come il 91enne Zavoli che hanno lavorato tutta la notte".

Il programma del governo è comunque di ottenere il via libera della Camera al provvedimento prima del delicatissimo Consiglio dei ministri del 24 dicembre, quando dovranno essere approvati i decreti attuativi del Jobs act.

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