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Economia
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Certo non poteva contraddire la proprietà. Secondo Sergio Marchionne, Fiat non avrebbe investito fondi "se Rcs non fosse un'attività strategica". Il manager non ha specificato il perché. Anche il presidente onorario di Exor, Gianluigi Gabetti, ha affermato che "John ci sa fare, Rcs è in buone mani".

La dichiarazione dell'amministratore delegato del Lingotto arriva all'inizio di una settimana importante per via Rizzoli. Da mercoledì e fino al 16 luglio, sarà offerto in asta l'inoptato dell'aumento (pari al 15%). Il pacchetto vale in tutto 60 milioni e varrebbe, a operazion conlusa, l'11,2% di Rcs. Ha già in in cassa l'8,8% e, rilevando tutto l'inoptato, diventerebbe il primo azionista. Mr Tod's salirà se "i suoi interlocutori" confermassero le garanzie già espressa: sciogliere il patto di sindacato. 

In caso di asta deserta le banche interverrebbero per 49,4 milioni (il 12,3% dell'aumento, pari al 9,2% del capitale post operazione). Il nuovo assetto di Rcs sarà noto intorno all'ultima settimana di luglio.

Non è chiaro in che modo Rcs sia strategica per Fiat. Mentre il ministro dello sviluppo Economico Zanonato si è detto "preoccupato" per le sorti di Mirafiori, il Pd Ginefra attacca. "Se il capitalismo italiano legato all'industria dell'auto, dopo aver introiettato ogni genere di sostegno dallo Stato, si occupasse di investire in innovazione tecnologica, a partire dalla produzione di veicoli ad alimentazione elettrica, invece di precarizzare i diritti sindacali e scalare gruppi editoriali, forse sarebbe più facile continuare a sostenerlo. Il made in Italy, anche nel settore auto, lo si tutela se si punta sulla qualità dei prodotti e non solo sulla promozione di un brand, magari per mezzo stampa"

 

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