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Economia

Fiat in ripresa a Piazza Affari, dove il titolo di Torino ha guadagnato l’1,7% a 6,23 euro per azione anche se con scambi non particolarmente elevati, inferiori ai 9 milioni di pezzi a fronte di una media giornaliera di quasi 13 milioni di titoli nell’ultimo mese di borsa, dopo che Banca Imi (gruppo Intesa Sanpaolo) ha confermato la propria raccomandazione (“hold”, mantenere in portafoglio) e il target price di 6,08 euro a titolo. Una notizia che di per sé non giustificherebbe particolari riposizionamenti né operazioni di trading sul titolo, tanto più che secondo gli analisti le indicazioni emerse dal Salone di Francoforte sul mercato italiano dell’auto appaiono inferiori alle loro stime, pur senza che questo impatti “necessariamente sulle nostre previsioni, dal momento che invece la crescita del mercato Usa è superiore al previsto”.

Guardando al segmento del lusso, l’annuncio dato dalla Ferrari che limiterà le consegne a 7.000 pezzi per preservare l’esclusività del brand “non è una sorpresa, mentre la guidance su Maserati sembra migliore delle nostre stime, sia in termini di ricavi che di volumi” (10 mila vetture del tridente vendute con ricavi sotto il miliardo di euro, ndr). Pur se non hanno peso significativo sulle previsioni 2013 per il gruppo Fiat, gli esperti giudicano “positivamente le indicazioni su Maserati” che ha raccolto tra gennaio e agosto ordini per 20.500 vetture e punta a ricavi pari a 1,2 miliardi di euro nel 2013, “in quanto confermano la buona riuscita di Fiat nel perseguire la sua strategia premium”, concludono gli esperti.

Proprio Maserati è tra le protagoniste del Salone di Francoforte, con la presentazione della Quattroporte “Ermenegildo Zegna limited edition”, una concept car che anticipa una futura versione limitata in arrivo sui mercati l’anno prossimo, mentre il responsabile del marchio, Harald Wester, ha preferito “non fare promesse” circa il raggiungimento delle 25 mila vendite entro fine anno, confermando però che si sta facendo “di tutto per mantenere i volumi, che nel 2013 saranno leggermente più elevati di quelli del 2012”.

Il futuro prossimo del tridente induce dunque a un cauto ottimismo, sia per lo stabilimento di Modena (“GRanTurismo e GRanCabrio, le macchine che abbiamo lì in produzione, tengono benissimo” ha aggiunto Westner, che ha precisato come da inizio anno la vecchia gamma abbia raccolto 4.500 nuovi ordini a fronte dei 9.500 circa della Quattroporte e dei 6.500 della Ghibli), sia per Mirafiori, dove dal secondo trimestre del 2015 sarà avviata la produzione del Levante, il nuovo Suv a marchio Mirafiori il cui obiettivo è di arrivare tra le 20 e le 25 mila vetture prodotte (con un punto di pareggio ben al di sotto di tale livello).

Forse per rispondere indirettamente a chi ha avanzato qualche perplessità sull’opportunità di puntare per Maserati (e Mirafiori) su vetture “di nicchia”, per quanto ricche siano, Westner, che ha anche sottolineato come la piattaforma sarà “al 100% Maserati” e non quella del Grand Cherokee di Jeep, ha fatto notare come il nuovo modello consentirà alla casa del tridente di rivolgersi a una platea molto più ampia rispetto alla clientela attuale (attorno alle 200 mila persone), arrivando a interessare “un bacino di potenziali clienti che va oltre il milione” di individui e che prevede come mercati di punta gli Stati Uniti (dove già ora si raccoglie la metà degli ordini di Maserati) e la Cina (già diventata il principale sbocco della Quattroporte).

Se dovesse andare bene la scommessa di Maserati potrebbe significare un allargamento della gamma che riprenderebbe quanto già visto in casa Fiat col modello 500 e che potrebbe aiutare a centrare l’obiettivo di 50.000 vetture vendute ogni ano entro il 2015 con margini a doppia cifra. Obiettivo per centrare il quale la rete sta per essere estesa dai 250 dealer di fine 2011 a 420 punti vendita e investimenti sia strutturali e di prodotto per 1,5 miliardi nel periodo 2011-2014 (di cui 600 milioni solo nel 2014). Basterà?

 

Luca Spoldi

 

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