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Economia
Mediaset e il polo europeo delle tv. Rischio Salvini sui piani di Berlusconi

Giornata sì per il titolo Mediaset che a Piazza Affari da inizio anno ha finora guadagnato l’8%, in linea con l’indice Ftse Mib, ma oggi accelera al rialzo (chiusura a +3,62% dopo aver segnato rialzi superiori al 5%) tornando attorno ai 3 euro per azione tra buoni volumi di scambio, con una capitalizzazione di mercato nuovamente sopra i 3,4 miliardi. Numeri da tenere a mente, perché a dare il là agli acquisti è stata la voce, rilanciata dalla stampa, che a Cologno Monzese si stia studiando un piano paneuropeo della televisione generalista.

 

L’idea non è nuova, ma finora sembrava non scaldare troppo i Berlusconi e il loro top management, tanto che ancora lo scorso settembre il Cfo di Mediaset, Marco Giordani, a chi gli chiedeva un parere rispondeva: “nessuno in Europa ha la dimensione per poter competere veramente e credo che nessuno sia nelle condizioni di comprare l’altro”, pure ammettendo che “le dimensioni in Europa in futuro saranno importanti”.

 

Il problema, come fatto notare anche da Giordani, è naturalmente essere abbastanza “grandi” per non dover recitare il ruolo di preda predestinata: se realmente il polo prendesse forma la famiglia Berlusconi potrebbe apportare oltre a Mediaset (controllata tramite Fininvest col 43,74% del capitale e il 45,44% dei diritti di voto) anche Mediaset Espana (controllata da Mediaset al 41,6%, col gruppo Prisa socio al 17,4%), che giusto oggi ha annunciato un buy-back da 200 milioni di euro sul 9,9% del capitale, coinvolgendo la tedesca ProSiebenSat.1 Media.

 

Quest’ultima è sostanzialmente una public company con un flottante del 97% in larga parte in mano a gestori e fondi americani, inglesi e tedeschi. Resterebbe invece almeno per ora alla finestra la francese Tf1, controllata di Boygues: le “bordate” di Matteo Salvini e Luigi Di Maio contro Emmanuel Macron e la Francia suggeriscono infatti di non mettere altra carne al fuoco, tanto più che nell’azionariato di Mediaset sono già presenti i francesi di Vivendi (al 28,8%). Una presenza, come noto, per nulla gradita tanto che gli analisti di Equita Sim hanno subito sottolineato come il prospettato polo paneuropeo della televisione generalista possa essere una mossa dalla doppia valenza difensiva.

 

Da un lato consente un consolidamento in un mercato, quello della raccolta pubblicitaria, che soffre dell’eccessiva frammentazione dell’offerta rispetto alla concorrenza di social network come Facebook e motori di ricerca come Google. Dall’altro integrandosi con ProSibienSat.1 Media (oggi a sua volta in spolvero sul listino di Francoforte dove saliva del 4% a metà giornata), 3,8 miliardi di euro di capitalizzazione contro i 5,5 miliardi combinati di Mediaset e della sua controllata spagnola darebbe vita a un colosso di oltre  9 miliardi di euro di capitalizzazione.

 

Del nuovo soggetto i Berlusconi controllerebbero circa il 26%, Vivendi (che peraltro resta un colosso da oltre 28 miliardi di capitalizzazione) finirebbe col diventare un socio attorno al 10% e, soprattutto, dovrebbe confrontarsi con gli eventuali “altoltà” politici sia di Roma sia di Berlino in caso di ulteriori tentativi di scalate ostili. Ultimo ma non meno importante plus dell’ipotesi di un asse italo-tedesco, il nuovo polo rappresenterebbe un robusto bastone tra le ruote dell’altrettanto ambizioso progetto di dar vita da parte di Vivendi a una “anti Netflix” europea integrando operatori televisivi come Canal Plus (ed eventualmente Mediaset) e telefonici (Tim).

 

Un progetto ha non è riuscito a decollare anche per il modo di fare troppo arrembante di Vincent Bolloré, il finanziere bretone consocio con Silvio Berlusconi in Mediaset che avrebbe dovuto limitarsi a rilevare le attività di Mediaset Premium per poi eventualmente integrarle con quelle di Canal Plus ma ha cercato di fare “filotto” salvo trovarsi impantanato in una guerra di posizione sia in Mediaset sia in Tim. Un passo falso che ora potrebbe favorire il matrimonio italo-tedesco.

 

 

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