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Economia

L’epoca dei salotti buoni volge al tramonto, anche in Mediobanca: mentre gli occhi di tutti erano puntati sui “grandi soci” come Generali (che aveva già anticipato di voler svincolare e poi cedere il proprio 2%), Groupama (che pur avendo svincolato i titoli non sembra intenzionata a uscire dall’azionariato) e il gruppo Pesenti (che alla fine ha deciso di svincolare solo 9.068.992 azioni, apri all’1,05% del capitale) una piccola ma significativa sorpresa nel comunicato con cui il patto di sindacato di Mediobanca ha ufficializzato le disdette pervenute entro il termine del 30 settembre scorso (e che avranno efficacia dal 31 dicembre prossimo) è venuta da Marco Brunelli, che ha svincolato le proprie 1.365.000 azioni (0,16% del capitale sociale di Piazzetta Cuccia).

Dal primo gennaio 2014, la percentuale vincolata al patto si ridurrà pertanto dall’attuale 38,19% al 30,05% e se la durata degli accordi è stata automaticamente rinnovata per altri due anni (sino al 31 dicembre 2015) tra i partecipanti che non hanno fatto giungere la disdetta entro il 30 settembre scorso, quella di Brunelli sembra la conferma che l’appeal della banca d’affari che con Enrico Cuccia recitò per anni il ruolo di “angelo custode” delle grandi famiglie capitaliste italiane si è ormai fortemente ridotto.

Brunelli, figura storica della grande distribuzione italiana, cofondatore coi Caprotti delle catene Esselunga e Supermercati GS, proprietario attraverso Finiper (10 mila dipendenti in tutto, 2,2 miliardi di euro di fatturato e un Ebitda di 168 milioni) delle catene Iper - La grande i (26 ipermercati) ed Unes (170 supermercati ), era entrato nel “Gruppo B” dei pattisti di Mediobanca nel giugno del 2004, assieme ad una pattuglia di altri sette nuovi soci (Diego della Valle, Vittorio Merloni attraverso la holding Fineldo, il gruppo Amenduni, Oscar Zannoni, il gruppo Mais di Isabella Seragnoli, la Toro Assicurazioni del gruppo DeAgostini e la Vittoria Assicurazioni della famiglia Acutis).

Un ingresso avvenuto sotto la presidenza di Gabriele Galateri di Genola (ex amministratore delegato di Ifil e di Fiat, in seguito nominato alla presidenza prima di Telecom Italia, poi di Generali, carica che tuttora ricopre) a cui avevano fatto seguito alcuni “buoni affari” con altri consoci, come in particolare l’acquisto (perfezionato  a fine 2006) della Immobiliare Estate sei, proprietaria di oltre i due terzi di tutta l’area ex Alfa Romeo di Arese (oltre 2,2 milioni di metri quadrati ceduti dal gruppo Fiat).

Ancora prima, nel 1996, Brunelli aveva già acquistato, dalla Fintecna di Cassa depositi e prestiti (CdP), l’area ex Alfa Romeo del Portello (altri 400 mila metri quadrati a Milano) e se è vero che gli affari migliori si fanno sempre con coloro che si conoscono da tempo, non sarà un caso se lo scorso marzo il Fondo strategico italiano (Fsi), sempre di CdP, aveva deciso di rilevare una quota di Finiper (il 20%), si dice in cambio di 100 milioni destinati allo sviluppo del gruppo.

Qualche intoppo “tecnico” (si è parlato di difficoltà nella definizione dello scorporo degli immobili non strumentali ) ha peraltro fatto slittare il closing, inizialmente atteso per la fine di luglio, forse anche a causa del momento non brillante del settore che per altri analisti può aver reso difficile “monetizzare” la quota. Il fatto che Brunelli abbia deciso di svincolare la propria partecipazione in Mediobanca (che alle attuali quotazioni di borsa vale poco meno di 8 milioni di euro) potrebbe indicare che in attesa di definire l’accordo con Fsi l’imprenditore è pronto a fare nuove mosse, magari un’acquisizione?

L’ipotesi non è così improbabile, dato che anche l’ingresso di Fsi (cui verrebbe concessa la facoltà di salire ulteriormente fino a raggiungere il 49% massimo del capitale) era stato descritto come un modo per foraggiare una crescita che avrebbe consentito di mettere le mani o su qualche “pesce piccolo” presente sul mercato domestico, come Polis, Gabrielli o Penny (tutti con fatturati inferiori ai 600 milioni di euro l’anno) o anche di tentare il “salto dimensionale”, mettendo nel mirino magari quella stessa Carrefour Italia (5,4 miliardi di euro di fatturato) da cui Brunelli ha riacquistato a inizio 2010 quel 20% di Finiper ceduto ai francesi nel 1997 e che dovrebbe ora essere girato al Fsi (magari in tandem con Qatar Holding).

Luca Spoldi
 

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