Parlando della riforma dei pedaggi autostradali, il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia ha spiegato che “non si può chiedere alle persone di investire e poi cambiare le regole del gioco dopo”. Una dichiarazione fotocopia a quanto detto dal numero uno di Viale dell’Astronomia sul caso ArcelorMittal in occasione dello stop all’immunità. Non crede che però sia nella prima, con il Ministero delle Infrastrutture sia nella seconda vicenda, con l’emendamento al Dl Crescita a firma M5S, non si siano sanate delle anomalie?
“Non per convenevoli, ma mi sento di sposare in toto la dichiarazione del presidente Boccia. Nel caso dell’ex Ilva, quando lo Stato prende un accordo con un investitore, a maggior ragione straniero, che si accolla l’onere e l’onore di bonificare ciò che è un’azienda molto importante sia dal punto di vista occupazionale sia da quello produttivo, non è possibile cambiarne i termini in corso d’opera. Era la condicio sine qua non per far seguire poi l’investimento. Se si muta il quadro, viene meno anche la credibilità e l’immagine del nostro Paese considerando che l’investitore è anche internazionale”.

Nel caso ArcelorMittal, però, il M5S ha anticipato la decisione sul tema immunità della Corte Costituzionale…
“I contratti si fanno per regolamentare una transazione ed la questione dell’immunità era una condicio sine qua non. Non si può tornare indietro. Se le parti scendono a un compromesso, è inevitabile che poi le condizioni devono esser rispettate. Ne va dell’immagine dell’espressione politica di un Paese e di una nazione, al netto che poi i partiti al governo cambino. Le imprese si basano e fanno i conti con dei numeri: in qualunque Paese due più due fa quattro. E le cifre alla base del contratto poi devono tornare. Quindi, non si può cambiare le regole in corso, soprattutto in un momento critico come questo quando l’Italia ha puntati su di se’ tutti gli occhi degli investitori”.
Da imprenditrice è soddisfatta di questi 13 mesi di governo M5S-Lega?
“Al momento ho bisogno di risultati concreti. La stabilità politica ed economica fanno la stabilità complessiva di un Paese. Ad oggi, ancora non abbiamo ottenuto nulla da queste due forze politiche. Bisogna cambiare la scala delle priorità”.
Come?
“Dobbiamo smettere di procedere con la campagna elettorale e passare ai risultati”.
M5S e Lega convergono infatti sulla Flat Tax…
“Incontra i desiderata del Paese, a patto però che non si crei ulteriore debito. Come imprese spingiamo sull’abbattimento del cuneo fiscale che è uno dei più alti in Europa. Misura che aiuterebbe anche l’inclusione di migliaia di giovani inoccupati, soprattutto nel Mezzogiorno, dove oltre 200 mila under 35 anche professionalmente formare fanno le valige andando a ingrossare la forza lavoro di altri Paesi. Quando invece potrebbero rimanere qui da noi a dare un contributo alle nostre imprese, ma chiaramente non vengono motivati dalle politiche economiche italiane”.
E ci sono le coperture per mettere mano alla riforma del fisco? Secondo il vicepremier servirebbero almeno 16 miliardi. Si fida del governo?
“Dobbiamo trovarle. Qualunque tipo di investimento è un rischio, ma bisogna cambiare la scala delle priorità a partire dalla disoccupazione giovanile. Le risorse si possono trovare: la coperta è corta, ma le imprese hanno bisogno di benzina nel loro motore altrimenti la seconda manifattura europea che vive sulle aziende non riparte”.
