
Mercati azionari che sembrano entrati in fase riflessiva, bond che hanno già corso molto e sono esposti al rischi di prese di profitto ogni qual volta gli investitori tornino a temere un rialzo dei tassi dovuto all’interruzione o anche solo rallentamento degli stimoli monetari finora generosamente somministrati dalle banche centrali, grandi fondi sovrani che tornano a “pizzicare” qualche investimento immobiliare ma solo per importi pari o superiori alle centinaia di milioni di euro.
Se invece siete un comune piccolo risparmiatore, dove potreste provare a investire i vostri sudati risparmi? Secondo gli strategisti di Morgan Stanley potrebbe essere l’occasione di approfittare della pausa dei mercati azionari per costruirvi un portafoglio di titoli “value” (a valore), che finora hanno continuamente sottoperformato le azioni “growth” (a crescita) sia in un raffronto a breve sia a lungo termine, col risultato che ora le quotazioni di titoli come Eni, Bhp Billiton, EdF, Edp, ma anche Gas Natural, Petrofac, Royal Dutch Shell, Rwe e Vinci, appaiono decisamente poco costose e nuovamente vicine ai minimi visti nel 2012.
In più il Roe di questi titoli sta salendo più rapidamente rispetto a quello di titoli a crescita, “il che di solito è un buon segnale per una possibile sovra performance dei titoli a valore” spiegano gli esperti. Sovraperformance che deve ancora iniziare a manifestarsi pienamente, visto che tipicamente i titoli a valore, ricordano gli analisti, performano meglio di quelli a crescita quando i rapporti prezzo/utile (P/E) sono in crescita e gli spread degli emittenti periferici tornano a salire, due fenomeni che ancora non si notano sui listini europei. Tra i diversi settori “a valore” gli esperti di Morgan Stanley pensano che quello finanziario “offra la migliore opportunità per gli investitori, in quanto il settore offre un mix di valutazioni attraenti e bassi Roe. Sebbene i titoli finanziari siano influenzati negativamente dalle deboli prospettive economiche dell’Europa, il settore ha tuttavia già registrato un migliore trend di revisioni degli utili rispetto al mercato nel suo complesso negli ultimi 8 mesi e, a più lungo termine, presenta una storia di dividendi in crescita”.
*BRPAGE*
Se i finanziari restano dunque un settore da tenere d’occhio, andando a incrociare più criteri di selezione a emergere sono stati i nove titoli di cui sopra, tutti appartenenti ai comparti del petrolio, dell’energia e dei servizi di pubblica utilità, non a caso contraddistinti tutti dallo stesso giudizio: “overweight” (sovrappesare in portafoglio). Non che investire in titoli “a valore” in una situazione di crescita debole come l’attuale e con le incertezze che in questi giorni circondano le future decisioni delle banche centrali in termini di prosecuzione dei programmi di “quantitative easing” non comporti dei rischi.
Ma nel complesso i motivi di ottimismo prevalgono e dagli esperti giunge l’invito a incrementare il peso di questi titoli in portafoglio rispetto a quello che sarebbe un peso proporzionale al peso che i titoli stessi hanno in termini di capitalizzazione sui rispettivi indici di borsa. Nel caso di Eni, poi, i “considerevoli successi nell’attività esplorativa” dovrebbero portare la compagnia italiana a generare maggiori flussi di cassa rispetto ad un settore che in media già li vede crescere del 2%-3% all’anno.
Il cane a sei zampe, poi, resta una compagnia maggiormente “tradizionale” rispetto a molti suoi concorrenti, con una limitata presenza nel settore delle sabbie petrolifere, del gas di scisto o del Lto (light tight oil), il che consente investimenti più “leggeri” e comporta tassi di rendimento più elevati della concorrenza per quanto riguarda la pipeline di progetti su giacimenti vergini.
*BRPAGE*
Così secondo le stime di Morgan Stanley Eni dovrebbe essere in grado di coprire 1,2 volte i propri dividendi unicamente coi suoi free cash flow nel 2014, un dato che è il più elevato tra le “cinque sorelle” petrolifere europee, pur offrendo uno dei migliori rendimenti in termini di dividendo su prezzo (le attese sono per un rendimento del 6,4% nel 2014 e del 7,9% nel 2015). Tutti ottimi motivi per credere in un investimento nel titolo a medio termine, quanto meno in termini relativi e probabilmente anche a livello di ritorni assoluti.
Luca Spoldi
