Il commento
Di Matteo Salvini si sono dette tante cose, spesso anche a ragione: in pochi gli perdonano l’intemerata del Papeete e dei pieni poteri. Ancora meno persone concordano con lui che si tratti di una buona idea quella di strizzare ogni tanto l’occhio alla galassia russa. Ma c’è una cosa che nessuno può togliergli e che gli permette di essere, piaccia o meno, il mazziere del più antico partito che siede oggi in Parlamento: ha fiuto politico. Così, quando alla Piazza chiedemmo al ministro dei Trasporti se non fosse il caso di convocare un nuovo consiglio federale, lui rispose placido che c’era già stato, da un anno, e che gli aveva riconsegnato pieni poteri. Ma già sapeva che la fronda cresceva, che le intemerate estive di alcuni governatori non erano solo segnali di insofferenza verso il capo (ciclici e comprensibili) ma uno smottamento che andava arginato.
Così, dal pratone di Pontida, ha sparigliato le carte. Ha sancito che è ancora lui a comandare perché sa che i governatori, o Massimiliano Romeo, hanno poco tempo per organizzarsi, per decidere come lavorare, da che parte spingere e via dicendo. Insomma, un classico contropiede che – per citare Vasco – fa rima con “io sono ancora qua, eh già”. Riuscirà a confermarsi capo della Lega? Le alternative scarseggiano, i nomi non fanno tremare le vene ai polsi. Ma le battaglie vanno vinte, non solo a parole. Riuscirà Salvini? I bookmaker sembrano convinti di sì…


