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Per alcuni operatori finanziari la condanna dell'ex premier Silvio Berlusconi aprirebbe le porte a uno scenario catastrofico per l'Italia, con il Paese che tornerebbe in pasto alla speculazione dopo le dimissioni del governo Letta e del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Michele Mennoia, banchiere di lungo corso, ex direttore finanziario di Bpm e ora fondatore di Geco Sim intervistato (video sotto) dal direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino, si dice d'accordo con questo scenario. "Condivido la grande preoccupazione che circola sul tema Italia, ma sono fiducioso. La crisi potrebbe durare forse più a lungo del 2014, ma non credo che un Paese delle dimensioni dell'Italia possa essere buttato via", spiega l'esperto. Come muoversi dunque sui mercati in attesa di capire come evolverà la situazione politica nel nostro Paese? "Puntare sull'azionario: abbiamo una grande azienda che si chiama Fiat che diventerà il primo produttore al mondo di automobili e sui bancari, titoli che potrebbero crescere del 20% da qui alla fine dell'anno".

Per alcuni operatori finanziari la condanna dell'ex premier Silvio Berlusconi aprirebbe le porte a uno scenario catastrofico per l'Italia, con il Paese che tornerebbe in pasto alla speculazione dopo le dimissioni del governo Letta e del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Alcuni consigliano di vendere tutti i titoli di debito dello Stato italiano. E' d'accordo con questo scenario e con queste strategie d'investimento?
"Sono abbastanza in linea con la grande preoccupazione che circola sul tema Italia, meno per quanto riguarda la decisione di vendere subito i titoli italiani. Sarei più prudente. Aspettiamo di vedere cosa succede, perché non credo che un Paese delle dimensioni dell'Italia possa essere buttato via. Troveremo delle soluzioni. La crisi potrebbe durare forse più a lungo del 2014, data indicata precedentemente come inizio della ripresa e che potrebbe essere spostata più in là, al 2015. Ma, alla fine, ho fiducia sul fatto che gli italiani troveranno una soluzione".

Ma avete simulato degli scenari che contemplino il riaccendersi della speculazione sull'Italia, una possibilità a cui alcuni gestori danno una probabilità addirittura del 30%?
"Giornalmente valutiamo questi scenari, ma ripeto che l'Italia è un grande Paese e vi è anche l'interesse da parte degli altri Stati Ue che l'evento del bailout si verifichi".  

Come muoversi in questo scenario con gli investimenti di portafoglio?
"Credo che andrebbe aumentate le risorse finanziarie da destinare all'azionario".

Scegliendo quali titoli?
"Abbiamo una grande azienda italiana che si chiama Fiat. Gruppo che sta diventando americano e che, dopo la fusione con Chrysler, sarà il primo produttore al mondo di automobili. Un colosso il cui titolo, dunque, ha ancora molto strada da fare in Borsa per quanto riguarda la sua quotazione. E poi abbiamo anche le banche che stanno facendo molti sacrifici per ristrutturarsi, sotto l'occhio vigile di Banca d'Italia e che da qui alla fine dell'anno potrebbero salire di un 20% circa". 

LA VIDEOINTERVISTA COMPLETA QUI SOTTO

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