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Quattrosoldi/ Rally del dollaro dietro l’angolo. E’ l’ora dello shopping a Wall Street

Quattrosoldi/ Rally del dollaro dietro l’angolo. E’ l’ora dello shopping a Wall Street

 

borsa affari

Meglio non puntare troppo sull’euro: nonostante la valuta unica europea sia risalita a fine settimana sopra quota 1,24 contro dollaro (dopo aver rischiato di scendere sotto 1,33 alla notizia del taglio dei tassi da parte della Bce), secondo un sondaggio condotto presso gli investitori dall’agenzia Bloomberg vi sarebbe un 50% di probabilità che il biglietto verde recuperi tutto il terreno perduto da aprile ad oggi (un 5% circa) entro al più tardi la primavera del prossimo anno.

Oltre all’attesa di tassi sull’euro “a lungo” sugli attuali minimi o forse persino più in basso, visto che il taglio del rating sovrano francese da parte di Standard & Poor’s mina ulteriormente la fiducia, già modesta, in una ripresa economica europea sufficientemente forte da poter “rinunciare” alla valvola di sfogo rappresentata dalle esportazioni (su cui l’euro forte stava tornando a incidere negativamente), ad accrescere la possibilità di un rimbalzo del dollaro vi è infatti l’attesa per le mosse della Federal Reserve.

E’ vero, ragionano molti, che difficilmente Ben Bernanke prenderà decisioni a fine anno, visto che il suo successore, l’attuale numero due Janet Yellen, entrerà in carica solo il primo febbraio del prossimo anno, ma ormai il graduale azzeramento degli acquisti di bond sul mercato secondario, che finora procede al ritmo di 85 miliardi di dollari al mese (contribuendo a mantenere elevate le quotazioni dei bond a lungo termine e dunque a contenere i rispettivi tassi, mentre quelli a breve scadenza restano attorno allo zero) è solo questione di tempo e se non sarà annunciato prima di Natale è pressoché certo verrà varato i primi mesi del prossimo anno.

Ma cosa vuol dire per un investitore in euro un dollaro forte? Anzitutto che per Wall Street, magari dopo una pausa di qualche seduta per scaricare gli eccessi (tra cui una quotazione di Twitter fin troppo “stellare”), vi è la possibilità di un rally di fine anno e, se le trimestrali continueranno a mostrare un incremento degli utili, ulteriori rialzi nel corso del 2014, che per un investitore in euro dovrebbero essere supportati anche da guadagni sui cambi (visto che si tratta di titoli quotati in dollari). Al contrario per i T-bond e le obbligazioni corporate americane al più ci si può attendere una certa stabilità, perché il graduale calo delle quotazioni potrebbe essere compensato dal recupero del cambio.

Per le azioni europee molto dipenderà dall’andamento dei futuri dati macroeconomici e dalle trimestrali delle singole aziende, anzi la sensazione è che occorrerà fare attenzione, evitando magari di scommettere troppo su ulteriori rialzi dei titoli bancari e assicurativi (che anzi potrebbero risentire in qualche caso delle incertezze legate ai risultati degli stress test europei o delle attese su eventuali nuove misure “straordinarie” da parte della Bce) e concentrandosi su settori maggiormente ciclici come l’energia, la telefonia o i beni di consumo.
 

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bernanke

Settori, peraltro, interessati da storie di ristrutturazione per rispondere alla perdurante crisi della domanda interna (che finora ha pesato anche sul settore dell’auto, del cemento o dell’acciaio), dove dunque l’attività di selezione titoli potrà avere un peso decisivo e dove è forse meglio investire attraverso fondi specializzati se non si ha la competenza o il tempo per gestire attivamente un portafoglio sufficientemente diversificato (per il quale occorrono di solito importi non inferiori ai 50-100 mila euro se si vogliono ottenere risultati di un qualche interesse evitando di finire col pagare solo commissioni di intermediazione a vuoto).

Qualche, insperata, opportunità d’investimento sembra riaprirsi, almeno per i prossimi 2-3 mesi, anche per i bond europei, in particolare per quelli di emittenti “periferici” come l’Italia, la Spagna o finanche il Portogallo e l’Irlanda, perché il mantenimento di una politica monetaria rilassata da parte della Bce e l’appetito per il rischio (ossia per rendimenti più “rotondi” di quelli offerti da titoli tedeschi, francesi o inglesi) potrà consentire un ulteriore restringimento degli spread, consentendo vuoi guadagni in termini di capitale per chi riuscirà a sfruttare al meglio le occasioni di trading che si presenteranno, vuoi discreti ritorni in termini di rendimento cedolare per chi si muoverà subito, prima che la curva dei tassi degli emittenti periferici cali ulteriormente. La qual cosa, per inciso, che dovrebbe continuare a favorire anche chi è riuscito a indebitato a tasso variabile in questi ultimi anni, limando ulteriormente il costo di mutui e finanziamenti a lungo termine.

Allargando lo sguardo all’Asia, un rafforzamento del dollaro dovrebbe sostenere le quotazioni del mercato azionario giapponese, mentre l’avvio del “tapering” della Federal Reserve continuerà a pesare sull’andamento dei mercati emergenti, se non altro perché in questi anni la Cina è stata tra i principali investitori in titoli di stato americani e perché si trova in una fase delicatissima, a metà del guado di una trasformazione economica che dovrebbe portare Pechino a non dipendere più tanto dalle sue esportazioni quanto dalla domanda interna (mentre anche altri paesi come l’India, la Corea del Sud o persino l’Australia iniziano a mostrare segnali di rallentamento della crescita e sono dunque vulnerabili a ogni incertezza dei mercati).

Disco rosso anche per le materie prime e i preziosi: nel caso del petrolio (e quindi delle quotazioni delle maggiori compagnie petrolifere mondiali) al rafforzamento del dollaro, che pesa sulle quotazioni, si aggiungono previsioni di un inverno mite e una domanda ancora modesta da parte delle industrie europee. L’oro, già autore nei mesi scorsi di ripetuti scivoloni intervallati da qualche improvviso ma poco duraturo recupero, rischia di subire ugualmente il rafforzamento del biglietto verde e l’indebolimento della domanda proveniente da India e Cina. Meglio dunque andare, se volete, a comprare un gioiello per la vostra compagna approfittando del calo delle quotazioni che non investire in lingotti o ETF sperando in marcate rivalutazioni.

Luca Spoldi