Che cosa faranno i mercati se Silvio Berlusconi dovesse essere condannato? La sentenza che potrebbe costringere il Cavaliere a lasciare la politica è ormai imminente. Un assaggio di quello che potrebbe accadere se la Cassazione confermasse l’appello lo fa intuire Giorgio Arfaras, presidente di SCM SIM. “Davanti a un’emergenza vendiamo tutto quello che è Italia. E dopo dieci giorni lo ricompriamo”. L’emergenza è stata tratteggiata dal direttore di Affaritaliani.it, Angelo Maria Perrino, intervenuto sul palco di Ponza d’Autore con Arfaras, l’economista Michele Boldrin e il giornalista di Radio24 Sebastiano Barisoni: con Berlusconi condannato la maggioranza si sgretolerebbe, il Pd andrebbe in frantumi, Letta sarebbe constretto alle dimissioni. E, senza il presidente del Consiglio delle larghe intese, anche Giorgio Napolitano farebbe un passo indietro, consegnando il Paese nella mani della speculazione internazionale.
Solo un’ipotesi? Per Arfaras c’è il 30% di probabilità che questo scenario si verifichi. E a quel punto “sai già che tutti venderanno, vendi anche tu, aspetti che arrivi il panico e con i prezzi più bassi ricompri e ci guadagni”. Il futuro sarebbe grigio, anche perché, sottolinea Boldrin, “non si prevede una ripresa oltre l’1% nei prossimi 3 anni”. Non ci sarà qundi l’arrivo di quello che Arfaras ha ribattezzato “il generale Inverno“. “L’Italia – sottolinea il presidente di SCM – potrebbe adottare la tattica dei generali russi: ritirarsi in attesa che arrivi il freddo. Ma se non arriva il Generale Inverno, cioè la crescita, vincono Hitler e Napoleone”.
Questo però è solo il peggiore scenario possibile. Per ora, spiega Arfaras, investire in Btp a 3 anni resta conveniente. Poi, più che l’inverno, servirà aspettare l’autunno e le elezioni tedesche. Se le cose andranno bene potremo ampliare l’orizzonte degli investimenti, ma “se le cose andranno male, aumenterà il tasso d’interesse e diventerà sempre più costoso salvare il nostro debito. A quel punto saremo a un bivio: senza riforme capaci di ridare fiducia ai mercati, la situazione si aggroviglierà ancor di più. Ma per l’Italia non ci sarà mai una crisi terminale”, perché è troppo importante per l’economia europea. Nella peggiore delle ipotesi, il Paese sarà too big to fail, troppo grande per fallire.

