“Il nostro esercito, il più grande e potente (di gran lunga!) del mondo, non ha ancora iniziato a distruggere ciò che resta dell’Iran. I ponti saranno i prossimi, poi le centrali elettriche! La leadership del Nuovo Regime sa cosa bisogna fare, e deve farlo in fretta!”. Questo è il messaggio postato sul social Truth dal presidente Usa Donald Trump. Che fa seguito ad “ancora 2-3 settimane di guerra” e “faremo tornare l’Iran all’età della pietra”. Queste parole naturalmente non hanno aiutato e subito il prezzo del petrolio è schizzato alle stelle.
I prezzi del petrolio sono in forte rialzo sui mercati asiatici. I futures sul greggio WTI balzano di oltre l’11%, superando i 112 dollari al barile, ai massimi da quasi quattro anni, in una seduta volatile segnata dalla rivalutazione dei rischi sull’offerta legati alla guerra nel Golfo Persico. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annuncia un’intensificazione degli attacchi contro l’Iran e le sue infrastrutture nelle prossime settimane, in assenza di un’accettazione da parte di Teheran delle condizioni americane per un cessate il fuoco, con la Repubblica islamica che reagisce alla retorica.In precedenza i prezzi avevano rallentato dopo indiscrezioni su un coordinamento tra Oman e Iran per un pedaggio alle petroliere in transito nello stretto di Hormuz, ma l’ipotesi di una normalizzazione delle forniture si è rapidamente attenuata. I futures sul Brent avanzano di oltre il 7%, oltre i 109 dollari al barile.
Le Borse asiatiche si muovono in ordine sparso, mentre il balzo dei prezzi del petrolio alimenta i timori per l’inflazione e per l’impatto sui costi energetici. A Tokyo il Nikkei avanza di circa l’1,25%, mentre a Hong Kong l’Hang Seng perde oltre lo 0,7%. Seul balza a +2,6%. Shanghai cede l’1,15%. A pesare sul sentiment resta l’escalation nel Golfo Persico, dopo le nuove minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro l’Iran, che hanno spinto al rialzo le quotazioni energetiche.

