“Com’è possibile che nessuno si sia accorto dell’arrivo di questa crisi spaventosa?”, è la domanda che la Regina Elisabetta, in visita alla London School Economics, pose ai professori riuniti successivamente alla tragedia del 2008. A questa domanda, posta da una Regina piuttosto irritata, il padrone di casa, il professor Luis Garricano, direttore del dipartimento di management della Lse, rispose: “Vede, in ogni momento di questa fase qualcuno faceva affidamento su qualcun altro e tutti pensavano di fare la cosa giusta”.
Una risposta che ricorda molto Ugo Tognazzi, solo edulcorata nei modi e addolcita nei toni. La classica risposta che fa infuriare la gente, che in queste parole non trova una risposta e una spiegazione alle proprie tragedie finanziarie. Diventa più facile aggrapparsi al sarcasmo, specie quello di Mark Twain che diceva: “Fare previsioni è difficile, specialmente se riguardano il futuro”, oppure quella maligna battuta che diceva: “Dio ha creato gli economisti per far fare bella figura ai meteorologi”.

Poveri economisti, per non parlare degli analisti finanziari, che dopo la crisi del 2008, per non averla anticipata, anzi per averne foraggiato l’esasperazione, sono stati addirittura accusati di conflitto d’interesse. Dunque è impossibile prevedere il futuro, specie se riguarda l’economia e i mercati finanziari? In verità, c’è chi ha previsto la crisi del 2008, più di uno, il guaio è che, come per un incantesimo si sono innamorati di quell’opera rimanendone imprigionati, e non vedendo il miglioramento successivo. Poi ci sono le eccezioni, come Giovanni Tamburi, che magari non sarà noto per gesta epiche, ma proprio per non aver compiuto prestazioni epocali, da queste non è mai stato travolto. Giovanni Tamburi ha fatto il classico, e sempre più raro, lavoro da maratoneta, certosino ha curato la sua creatura nel tempo, da 11 anni, dal dopo “crisi 2008” a oggi, coerentemente e con passo regolare, ma spedito, ha continuato ad affermare che il clima positivo su economia, e soprattutto sulle borse, sarebbe continuato. Quante crisi avremmo dovuto vedere dal 2008 a oggi? Per Tamburi erano sempre un motivo per comprare. Il risultato è da un lato una Wall Street triplicata, con record su record, e dall’altro i catastrofisti a bocca asciutta.
Anche, o solo per questo, Giovanni Tamburi è sempre da ascoltare e leggere attentamente in tutte le sue riflessioni. Gli abbiamo chiesto le sue previsioni per il 2020, sono sicuro che anche la Regina Elisabetta troverebbe le soddisfazioni che non ha avuto nella sua esperienza alla London School of Economics.

Se le dico un nome, Meng Wanzhou, cosa le viene in mente?
“Niente, ahime, mi spiace”.
Aggiungo altri indizi: arrestata a Vancouver, Lady Huawei, vicepresidente, cfo e figlia del fondatore del colosso cinese. Ha capito a cosa mi riferisco?
“Certo!”.
Era il dicembre 2018, un anno fa era questo uno dei motivi che scatenò uno dei più furiosi ribassi di fine anno, cosa già eclatante per le borse, che poi chiusero un anno negativo. Pessimismo che ha influenzato le previsioni per il 2019, erano tutti pessimisti, tutti o quasi, perché qualche ottimista c’era ed è giusto ricordarlo…
“Corretto”.
Tra le tenebre del pessimismo lei era l’unico a tenere la luce accesa, ed ha avuto ragione, eccome! Il 2019 sarà ricordato come l’anno dei record, è soddisfatto? Ha tirato un sospiro di sollievo? Si aspettava di più?
“Onestamente mi aspettavo di meno, ma certamente è stato un anno molto positivo; il mercato un anno fa era in over reaction proprio rispetto a quella cosa lì e visto che l’economia reale era in rallentamento, ma senza frenate drammatiche, mi pareva logico ipotizzare un recupero”.

La positività nell’economia reale però si fa desiderare, ora dopo questi record nelle borse non le sembra che ci sia troppo distacco tra una e l’altra e cioè che la finanza torni a vivere nel mondo delle favole?
“Assolutamente no, l’economia reale sta rallentando dopo oltre dieci anni di forte crescita, ma si sta passando da un più 4/4,5% di incremento del PIL mondiale al 2,5/3, per cui non c’è segnale di quella crisi di cui tanti parlano, di quella fine del ciclo che quasi tutti aspettano, ma che continua a non arrivare; anche il distacco con le borse non c’è, senza alcun dubbio; un anno fa la maggior parte delle banche, degli economisti e dei guru vedeva un 2019 con i tassi in crescita, cosa che non è avvenuta, anzi E finché i tassi saranno così i multipli resteranno elevati e le borse continueranno a fare record”.
Facendo una battuta, mi viene in mente l’esclamazione del premier Conte a inizio anno, quando “perseguitato” da un giornalista sbottò “il 2019 sarà un anno meraviglioso!” E per Tamburi che anno è stato?
“Onestamente prendo in prestito l’aggettivo: meraviglioso! Anche perché è stato l’anno più dinamico della nostra storia, in cui abbiamo fatto molte operazioni, pensiamo di non aver strapagato nulla in un momento di prezzi ai massimi, tanto che già oggi tutte le società in cui siamo entrati da poco tempo stanno dimostrando valutazioni più elevate. I nove mesi chiusi al 30 settembre mostrano oltre 84 milioni di utili, che si vuole di più? “.

Un anno fa esatto ci fu il deal su OVS, un’operazione coraggiosa, per molti un suicidio visto che il titolo stava crollando, per i risultati societari, per la qualità del business da alcuni definito superato e perché molte società erano al ribasso sul titolo. Il titolo da allora è più che raddoppiato, quante soddisfazioni si è preso?
“Qualcuna, ma non gran che. Non ancora abbastanza. Il mercato era stato talmente deluso nei 12/18 mesi precedenti i nostri acquisti che fa tuttora fatica a prezzare OVS nel modo che a mio avviso sarebbe giusto. Noi a questi prezzi già guadagniamo, ma poco importa. Il vero valore uscirà nel tempo, quando sarà finita questa assurda caccia alle streghe sul retail; oggi tutti gli indicatori già dicono che la e-commerce mania sta arrivando ad un punto in cui, se non si incrocia con le esperienze fisiche, non va avanti molto. Per cui chi resisterà con dei negozi belli, attraenti, in grado di far fare al cliente delle esperienze piacevoli, vincerà. Ovviamente in un sistema multichannel, cui nessuno può più sottrarsi. E nel quale peraltro OVS è molto ben posizionata, ha un bellissimo programma di rinnovamento dei negozi in chiave esperienziale, e sta sviluppando programmi di marketing molto coerenti con la strategia”.
Buoni propositi per il 2020? Avete in mente altre operazioni? Anche a prezzi così alti? Possiamo dare qualche indizio?
“Usciamo da un 2019 con nuovi investimenti in OVS, ELICA, SESA, Bending Spoons, siamo saliti in Talent Garden e in Hugo Boss. Certamente guardiamo ad altro, ma senza fretta. Anche perché noi abbiamo bisogno di investire in gruppi che vogliono veramente crescere, ma collaborando con noi, possibilmente con investimenti più rilevanti del passato o, meglio ancora, con M&A“.
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Mi consenta un autocitazione, anche se poco elegante, anni fa fu il sottoscritto a definirla il Warren Buffett italiano, oggi mi chiedo chissà se a Omaha pensano a Warren Buffett come il Giovanni Tamburi americano. Battute a parte, ormai metà Piazza Affari è sua, dove vuole arrivare?
“Non mi prenda in giro. Lui è bravo sul serio, io ed i miei colleghi siamo stati coraggiosi e fortunati. Siamo ancora piccoli, anche per l’Italia; il desiderio è solo quello di aggiungere altre gemme ad una corona effettivamente molto bella”.
Rimanendo all’Italia, nell’ultima conferenza stampa quelli di Blackrock in sintesi hanno dichiarato che l’Italia sarebbe un mercato perfetto dove investire se non ci fossero gli uomini politici a rovinarlo. In effetti il cambio di marcia si è visto in estate, con l’esclusione di Salvini tutto è migliorato. Teme un ritorno di quello che chiamano populismo?
“Blackrock è già un grande investitore in aziende italiane, di certo potrebbe fare di più se ci fosse un clima politico, istituzionale ed infrastrutturale più incoraggiante. Ma sono quasi cinquant’anni che sento queste cose e, nel nostro piccolo, TIP ha dimostrato che una buona creazione di valore si può fare. Ed anche con bassi rischi e buoni ritorni. TIP oggi è una delle holding più redditizie d’Europa. A 10 anni, cioè da dopo la crisi 2007/8 il titolo è salito di oltre il 740%, più i dividendi distribuiti ed i warrant regalati”.

Italia gioie e dolori, c’è un bel dinamismo tra le piccole imprese, i gioielli, e poi ci sono le banche, l’ultimo caso velenoso per il sistema è quello della Popolare di Bari. Come fanno gli investitori ad avere fiducia?“Basta stare al di fuori dal sistema bancario; l’Italia è saper fare, manifattura, brand, tecnologie non avanzatissime ma rilevanti. Se poi si pensa al mito dei BRICS, alle tante ondate di consigli ad investire su certi paesi emergenti, ci si rende conto che l’Italia comunque è un diesel, è sempre lì, cresce meno degli altri ma non dà mai grosse delusioni. Non è una cosa facile da spiegare, ma è cosi; basterebbe guardare alla storia. Giorni fa ad un convegno mi hanno fatto una domanda simile ed ho risposto: ma scusate, non dicevamo le stesse cose – o forse anche peggio – con Fanfani, Andreotti, Craxi, Berlusconi, Goria e tantissimi altri, perché dovremmo preoccuparci oggi con Di Maio? E’ venuta giù la sala! Un applauso lunghissimo, quasi di sfogo per tutti”.

Il sistema bancario italiano entra nel dodicesimo anno consecutivo di crisi, lo chiameranno il nostro “decennio perduto”, eppure la redditività nostra è buona, penso a confronti con certe banche tedesche, in più il prossimo anno verranno staccati ottimi dividendi, ma le quotazioni sono ancora a livelli infimi rispetto al 2008, il motivo?
“Ma perché insistete sempre con le banche voi dei media? A parte che non sono di certo la persona adatta a dare queste risposte, il problema è a dir poco europeo, ma la nostra precarietà a livello istituzionale ci mette sempre in condizione di relativa debolezza e talvolta sembra che l’Italia sia la sola Cenerentola al mondo. Ma non è così, basta guardare come continua a crescere l’export”.
Pensa che nel 2020 ci potranno essere delle operazioni di fusione, almeno a livello nazionale?
“Penso di sì, anche tante. Lo auspico”.

Sempre in Italia, la notizia di questi giorni è il grande matrimonio tra FCA e Peugeot, un colpaccio per Piazza Affari. Pensa che il prossimo anno potremmo vedere qualcosa del genere, magari in altri settori? Moda? Finanza?
“Spero di sì. Frequento il mondo dell’M&A da più di quarant’anni, sono anche filosoficamente un fan di alleanze e globalizzazioni, per cui spero che si vada avanti ancora in quelle direzioni. In qualsiasi settore. Sappiamo tutti che l’Italia deve far consolidare le proprie imprese, deve approfittare dei passaggi generazionale per aggregarsi“.
E poi ci sono i mali dell’Italia, le inefficienze, Alitalia, Ilva e ora PopBari, tutte sotto odore di nazionalizzazione. Teme un ritorno dell’Iri?
“L’Iri non è stato il disastro che talvolta viene dipinto; se oggi, per evitare gilet jaunes o manifestazioni violente di piazza, si deve andare verso ulteriori pubblicizzazioni, in particolare se esistono vincoli tipo quelli che ha Ilva, non mi pare che si debba gridare allo scandalo. E lo dice chi è stato protagonista in primo piano dei piani italiani di privatizzazione, dal governo Amato in poi. L’Italia è fatta così ed è inutile illudersi di coltivare ideologie in realtà inapplicabili”.
Per l’Italia sarà anche il primo anno senza Draghi, una tutela in meno, fiducia in Madame Lagarde?
“Perché no? Come sa sono positivo ed ottimista, di certo non mi spaventa la signora Lagarde, pur non conoscendola. Cosi come ero tra i pochi che non erano spaventati dalla eventuale elezione di Trump”.
Ora con tutto questo ottimismo mi vedo costretto a fare la parte del bastian contrario, si prepari. L’anno scorso il timore era anche sui tassi, si prevedevano ben 3 rialzi nel 2019. Alla fine non ce n’è stato nemmeno uno, anzi 3 tagli. Oggi per il 2020 si prevede l’immobilità almeno fino al 2021, non lo vede come un azzardo? Nel senso che proprio quando la percezione del rischio cala, il rischio ti coglie di sorpresa…
“Secondo me i tassi stanno toccando il fondo, non vedo altri ribassi di rilievo, semmai il contrario. Non sarei stupito se nel corso del 2020 ci fosse un primo rialzo, o almeno almeno un azzeramento dei tassi negativi“.

Le elenco delle date: 1992, 2000, 2008, 2012 (salvataggio di Draghi), sono tutte date che hanno in comune lo scoppio di una grave crisi e sono tutte date in cui si sono svolte le olimpiadi. Il prossimo anno toccherà a Tokyo. Pure coincidenze?
“Non credo in generale alle coincidenze, tra l’altro anche qui da molti anni tutti quelli che hanno fatto collegamenti tra lo scaramantico e lo pseudo tecnico hanno dimostrato che sbagliano. Poi tutto può succedere”.
Eppure tra tutti questi record c’è qualcosa che stride, l’accentuato isolazionismo di alcuni Paesi rafforzato da leader estremisti, una certa sudditanza di business nei confronti della Cina, colossi aziendali che stanno diventando monopolisti, i debitori che godono di maggiori privilegi rispetto ai creditori. Non le sembra che il mondo stia prendendo una piega sbagliata?
“La globalizzazione ha pregi e difetti. Se non altro perché si sta mescolando di tutto: democrazie stanche con dittature mascherate, populismi più o meno beceri con eccessi demagogici che si fa fatica a fronteggiare, colossi più liberi che per ora pascolano felici, ma che si confrontano con altri che sono meno liberi in quanto più orientati politicamente. Nei rapporti tra debitori e creditori ci vuole tanta abilità, anche perché i teorici regolatori non funzionano come dovrebbero”.
Se non ricordo male, a fine anni ’90 in piena euforia economica e finanziaria, Massimo Fortuzzi, un analista che stimo molto, giustificò quell’esuberanza definendola come il “dividendo della pace”, la caduta del muro aveva creato quella prosperità. Non le sembra che oggi stiamo facendo il percorso al contrario?
“Massimo è un caro amico e da sempre è una delle persone più lucide nell’analisi di certi fenomeni. Secondo me all’epoca aveva più che ragione ma oggi non è diverso, anzi è tutto uguale: si ricorda quando, tre anni fa, le parlai del tappeto protettivo che le banche centrali ed i governi stavano mettendo sotto tutti noi? In seguito si è allargato ed ispessito, giorno dopo giorno. Anche Alessandro Fugnoli, altro bravissimo strategist, ormai ne parla. Non è la stessa cosa del dividendo per la pace? Secondo me in realtà ancor più oggi nessuno si può permettere crisi serie chissà per quanto tempo, per cui si espande il debito, si allarga il telone e si parano tutti i colpi”.

Le elenco 5 potenziali problemi: hard Brexit, recessione di Usa o Germania, crisi diplomatica a causa di Hong Kong, nuovo attacco speculativo contro l’Italia e un’ improvvisa impennata dei rendimenti dei bond. Quale di queste variabili le fa più paura per il 2020? Può dire anche nessuna o un’altra che non ho elencato…
“La situazione degli ultimi anni dimostra che il coreano con il dito sul pulsante per la atomica, la stessa elezione di Trump, la Brexit, i dazi, i buy back, i debiti degli studenti, quelli per l’acquisto di auto e tante altre cose, non hanno determinato le crisi che mezzo mondo attendeva, quasi morbosamente, come se visto il lungo periodo positivo, fossero necessarie, per cui non so; forse una cosa che può far paura è qualcosa che adesso non possiamo neanche immaginare. Un nuovo cigno nero che spunti all’improvviso e che sorprenda tutti”.
D’altronde le previsioni sono fatte per essere smentite. Si ricorda 3 anni fa la Brexit, doveva essere una catastrofe, oggi invece si vede come un motivo di positività. Per non parlare delle previsioni sui dazi che dovevano mettere in ginocchio i mercati e l’economia Usa. Come fa un risparmiatore a riporre la sua fiducia su qualcuno o qualcosa?
“Esatto. Ma il risparmiatore non ha delle scelte così difficili davanti a sè. Se è vero che il motore del mondo sono le imprese e che il mondo continua a crescere è lì che si deve investire: aziende che abbiano un buon prodotto, possibilmente tra i leader di mercato, o una buona tecnologia o un buon marchio o dei buoni processi produttivi. La storia dimostra che chi ha seguito questi criteri nel medio e nel lungo termine ha guadagnato più di tutti“.
Come sarà il 2020 secondo Tamburi? Con tassi bassi e liquidità abbondante crede ci potranno essere molte operazioni di M&A?
“Di sicuro!”.

In Italia sono tornati i Pir, Piazza Affari potrà ripetere i record del 2019?
“Speriamo!”.
Quali settori vede tra i favoriti?
“Tutto il manifatturiero, molti tecnologici e in generale le aziende innovative, più dinamiche dei loro competitor“.
Le materie prime le vede tra le favorite? C’è chi si ostina a puntare sull’oro come bene rifugio. Rifugio da possibili cataclismi…
“Non credo alle materie prime in generale, sono ormai troppo oggetto di speculazioni. Non sono più una proxy del sottostante fisico. Anche l’oro, che salvo qualche sobbalzo temporaneo da decenni delude, fa parte della categoria”.
Lei per anni, a ragione, è stato 100% equity. Dovesse consigliare per il 2020 un “portafoglio tipo” quanta percentuale su azioni, quanta obbligazioni o liquidità?
“Non è vero, Tip ha sempre mantenuto una parte in liquidità ed anche sui bond abbiamo guadagnato bene. Come lei sa anche l’avventura Fiat è nata da un bond, seppur convertendo. Però oggi nel portafoglio tipo ancora per un po’ di tempo un 80/85% di equity sano e ben scelto ci sta bene“.
Concludiamo con una frase che considero come una delle previsioni che segnerà quest’epoca. Nel 2015 David Kotok, fondatore di Cumberland Advisor, spaventato dall’enorme debito mondiale, dalla crisi greca dichiarò “con paura, ma rimango investito in azioni”. Giovanni Tamburi nel 2020 che fa? Con paura rimane sulle azioni?
“Sì, senza alcun dubbio. Ed infatti Tip anche nel 2019 ha fatto guadagnare ai suoi azionisti circa il 20% ma, badi bene, con un rischio secondo noi limitatissimo, vista la piccola ma rilevante diversificazione tra una ventina di società”.
@paninoelistino
