Mercosur, l'allarme dell'Ente Nazionale Risi: "L'accordo è una minaccia concreta per il riso Made in Italy" - Affaritaliani.it

Economia

Ultimo aggiornamento: 12:00

Mercosur, l'allarme dell'Ente Nazionale Risi: "L'accordo è una minaccia concreta per il riso Made in Italy"

La Presidente Natalia Bobba ha sottolineato la necessità di impedire l’ingresso nel mercato comunitario di prodotti ottenuti senza il rispetto delle norme europee

di Chiara Feleppa

Natalia Bobba, Ente Nazionale Risi: "Il Mercosur va fermato, è una minaccia concreta per il riso Made in Italy"

Il Mercosur è un'intesa che "non tutela i nostri risicoltori" e la "Commissione Europea sembra ignorare il forte malcontento del settore, minacciato dall'assenza di reciprocità e da importazioni agevolate da Paesi che non hanno gli stessi standard ambientali, produttivi ed economici dell'Europa". A scagliarsi contro l'accordo, alla vigilia della riunione tra i Paesi europei per l'eventuale consenso all'intesa tra Ue e Mercosur, è Natalia Bobba, Presidente dell'Ente Nazionale Risi, che ha sottolineato la necessità di impedire l’ingresso nel mercato comunitario di prodotti ottenuti senza il rispetto delle norme europee in materia di sicurezza alimentare, annunciando l’impegno dell’Ente a promuovere l’introduzione di clausole di salvaguardia efficaci e sistemi di controllo rigorosi sulle importazioni. 

"L'Ente Nazionale Risi si adopererà in ogni sede affinché vengano introdotte garanzie reali sulla protezione delle nostre produzioni con efficaci clausole di salvaguardia ed efficienti sistemi di controllo da parte delle autorità preposte sui prodotti importati nell'Ue", ha detto Bobba, secondo la quale senza questo allineamento, il riso coltivato in Italia, già penalizzato da costi di produzione tra i più elevati al mondo a causa dei vincoli normativi e della qualità del lavoro, si troverebbe a competere in una posizione di insostenibile svantaggio. 

Le motivazioni

Le forti preoccupazioni del settore risicolo europeo derivano dal fatto che l'intesa prevede l’ingresso del riso sudamericano nel mercato comunitario a dazio zero, senza un analogo regime di apertura per il prodotto europeo. Il contingente iniziale fissato a 10.000 tonnellate, destinato a crescere progressivamente fino a 60.000, rischia di aggravare una situazione di mercato già compromessa dalle importazioni agevolate provenienti dai Paesi Meno Avanzati. 

Sebbene il volume previsto non appaia di per sé elevato, considerando che nella scorsa campagna l’Unione europea ha importato complessivamente 1,7 milioni di tonnellate di riso lavorato, l’impatto sul settore non va sottovalutato, considerando che già il 60% del riso importato beneficia già di regimi tariffari preferenziali, spesso in totale esenzione daziaria, contribuendo a una pressione crescente sui produttori europei, che operano in condizioni di crescente difficoltà.

Il blocco economico del Mercosur - che riunisce Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay - presenta una capacità produttiva nel settore risicolo nettamente superiore a quella europea: la produzione complessiva supera infatti i 15 milioni di tonnellate di risone, a fronte dei circa 2,5 milioni dell’Unione europea, con l’Uruguay che emerge come il principale competitor diretto per il mercato europeo. Con una produzione annua di circa 1,5 milioni di tonnellate - un volume paragonabile alla media italiana - il Paese esporta quasi la totalità del raccolto, pari al 95%. Strategia analoga adottata dal Paraguay, mentre diversa è la situazione del Brasile, che pur concentrando circa tre quarti della produzione dell’area, destina la maggior parte del riso al consumo interno. L’Argentina, infine, occupa una posizione intermedia, con una quota export intorno al 40%.

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