È gremito il Teatro Franco Parenti di Milano, dove si è svolta l’iniziativa promossa da Fratelli d’Italia a sostegno del Sì al referendum sulla riforma della giustizia previsto per il 22 e 23 marzo. All’ingresso del teatro i militanti del partito hanno distribuito ai partecipanti borse di tela verdi con all’interno una maglietta con la scritta: “Sono una persona perbene e voto Sì”.
L’appuntamento ha riunito esponenti del partito a tutti i livelli istituzionali, dai consiglieri comunali fino a parlamentari, eurodeputati e rappresentanti della giunta regionale. La giornata si è conclusa con l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, attesa per le conclusioni politiche dell’iniziativa.
Meloni: “Referendum, traguardo epocale”
Nel suo intervento conclusivo al Teatro Franco Parenti di Milano, Giorgia Meloni ha difeso con forza la riforma della giustizia e il referendum sulla separazione delle carriere, respingendo le critiche di chi teme un ridimensionamento del ruolo della magistratura. “Nessuno ha in mente di liberarsi della magistratura”, ha affermato la presidente del Consiglio, spiegando che l’obiettivo del governo è piuttosto “sistemare quello che non funziona, anche per i magistrati, ma soprattutto per i cittadini, perché quello che non funziona lo pagano gli italiani”.
La premier ha definito quella approvata dal governo una “riforma storica”, pensata per “correggere le storture” che, a suo giudizio, hanno contribuito negli anni al malfunzionamento del sistema giudiziario. Ha anche parlato di “traguardo epocale di riformare la giustizia”. “Abbiamo finalmente approvato una riforma storica che affronta alla radice i principali problemi che sono alla base del malfunzionamento della giustizia”, ha detto, sottolineando che l’intervento non nasce dalla volontà di “mortificare la separazione del potere legislativo da quello giudiziario”.
Meloni ha poi rivendicato il fatto che la riforma della giustizia fosse uno degli impegni centrali del programma della maggioranza. “Tutti noi siamo gente che rispetta gli impegni presi e che rivendica le sue scelte. Fare la riforma della giustizia è un impegno che abbiamo preso e uno dei tantissimi che abbiamo mantenuto”, ha dichiarato, aggiungendo che per il governo la politica significa assumersi responsabilità: “Noi la concepiamo così, dando concezione pratica al concetto di responsabilità che significa rispondere a qualcuno, non a se stessi, ma agli altri e a chi ti ha affidato un mandato”.
Nel corso del suo intervento la presidente del Consiglio ha anche ricordato come in passato diversi tentativi di riforma della giustizia non siano andati a buon fine. “Gli sforzi per riformare la giustizia sono naufragati”, ha detto, attribuendo queste difficoltà anche all’opposizione dei “vertici dell’Anm”.
La premier ha inoltre invitato a non avere timore del confronto sul tema della riforma. “Qui è tutta una questione di coraggio, di riformare quello che sembrava irriformabile, intoccabile, indiscutibile”, ha affermato, esortando a “andare nel merito delle cose e interrogarsi oltre la cortina fumogena delle menzogne che abbiamo ascoltato”.
Infine Meloni ha criticato quello che ha definito un clima di allarmismo attorno alla riforma della giustizia. “In Italia, quando si vuole modificare qualcosa, si grida alla deriva illiberale, alla fine dello stato di diritto”, ha osservato, sostenendo che “in questo catastrofismo si nasconde solo una spasmodica volontà di mantenere lo status quo e difendere i privilegi che si annidano in quello status quo a vantaggio di alcuni sulla pelle degli altri”.
Il programma: tre panel sui capisaldi della riforma
Il programma dell’evento è stato articolato in tre sessioni tematiche parallele, ospitate in altrettante sale del teatro che richiamano i principali punti della riforma della giustizia: “Separazione delle carriere”, “Riforma del Csm” e “Alta Corte disciplinare”.
“Sarà per sempre sì” di Sal Da Vinci dà il ritmo ai relatori
A coordinare i lavori e gli interventi sono stati esponenti politici, giuristi, giornalisti e rappresentanti del mondo accademico e dell’avvocatura. Ogni relatore ha avuto disposizione quattro minuti di intervento: allo scadere del tempo scattava un “gong” o il jingle della canzone “Sarà per sempre sì” di Sal Da Vinci, utilizzato come segnale di chiusura.
Fidanza: “Separazione delle carriere occasione storica”
Tra i partecipanti anche l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza, che ha definito la riforma della separazione delle carriere “un’occasione storica”, ricordando che 25 Paesi dell’Unione europea su 27 adottano questo modello.
Donzelli replica a Sala: “Meloni fa la premier, non la turista”
A margine dell’evento è intervenuto anche Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, commentando le critiche del sindaco di Milano Giuseppe Sala, che ha contestato a Meloni di venire in città solo per eventi di partito e mai per confrontarsi sui temi legati alla metropoli: “Mettermi a commentare Sala mi sembra eccessivo. Lui dice quello che vuole, è la sua opinione. Io credo che Giorgia Meloni stia facendo molto bene il Presidente del Consiglio. Ovviamente, se facesse la turista per le città per accontentare i sindaci di sinistra, non starebbe a fare il presidente del Consiglio”, ha dichiarato.
Il presidio di protesta all’esterno del teatro
All’esterno del Teatro Parenti una ventina di manifestanti appartenenti ai movimenti Potere al Popolo e Cambiare Rotta ha organizzato un presidio di protesta contro l’iniziativa. I partecipanti hanno esposto bandiere e striscioni e intonato slogan come “Giorgia go home”, “governo Meloni dimissioni” e “chiediamo diritti, ci danno polizia”. Gli attivisti hanno definito l’appuntamento “l’ennesima passerella della premier” e criticato la scelta del teatro di ospitare l’iniziativa. Nel presidio è stato esposto anche uno striscione con la scritta: “No alla guerra sociale, no svolte autoritarie, no riarmo e no complicità Usa-Israele”.


