
@paolofiore
Fuga di capitali da Cipro? C’è già stata, consentita solo ad alcuni investitori prima che la notizia del prelievo forzoso costringesse gli istituti dell’isola a serrare gli sportelli.
Il prelievo forzoso, etichettato come “una sorpresa” capace di seminare scompiglio nei mercati, non dev’essere stata una novità per alcuni “eletti”. Il giornale Sigma ha pubblicato una lista di 132 compagnie che, tra il primo e il 15 marzo, hanno azzerato o fortemente ridotto i propri depositi nelle banche cipriote. Si va dai quasi 30 milioni della Jarlath Limited ai 20 dell’Autorità elettrica di Cipro fino agli oltre 13 milioni fatti emigrare dalla Hellenic Petroleum Cyprus (divisione cipriota della maggiore compagnia petrolifera greca). A pochi giorni e, talvolta, a poche ore dall’annuncio del possibile prelievo forzoso, sono stati trasferiti dall’isola anche 3 milioni della Tamoil e oltre 2,6 della Exxon Mobil.
Tra le compagnie capaci di scappare appena in tempo dalla buriana cipriota c’è anche la Loutsios&Sons Ltd, una società che tra l’1 e il 13 marzo ha trasferito verso l’Inghilterra oltre 21 milioni. Cos’ha di particolare? Il proprietario della Loutsios avrebbe legami di parentela con con il Presidente cipriota Nikos Anastasiadis. L’ipotesi che sull’imminente prelievo forzoso ci siano stati degli spifferi prende corpo osservando il flusso di capitali da e verso Nicosia. Tra gennaio e febbraio 2013, da Cipro sono “usciti” 2,2 miliardi di euro: un record senza precedenti negli ultimi tre anni.
La Troika ha intanto raggiunto un accordo per concedere a Nicosia un anno in più rispetto al previsto (fino al 2018) per applicare il conoslidamento del piano di salvataggio. Il primo segno di (cauto) allentamento arriva anche dall’innalzamento del tetto massimo alle transazioni: passerà da 5mila a 25mila euro. La tensione però resta alta: il ministro delle Finanze Michael Sarris si è dimesso. sarà sostituito dal ministro del Lavoro Harris Georgiades.
