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Economia
Il Mondiale non risveglierà la borsa di San Paolo. Ecco perché

Per celebrare l'apertura dei Mondiali di calcio 2014 e soprattutto la prima partita della nazionale, la borsa di San Paolo ha chiuso i battenti per un giorno. Ma il calo degli indici alla ripresa delle contrattazioni mostra che gli investitori non hanno lo stesso ottimismo dei tifosi brasiliani. L'indice Bovespa è certamente salito nei tre mesi precedenti all'avvio della competizione solo che ha toccato quota 54.629 punti, restando decisamente lontano dai 70.000 raggiunti all'inizio del 2011.

"Solo tre anni fa il Brasile era il migliore tra i Paesi emergenti - spiega Cristopher Dembik, analista di Saxo Bank -. Su San Paolo poggiavano tutte le speranze di un nuovo ordine economico mondiale, si era convinti che nel giro di un decennio sarebbe riuscito a ridurre sostanzialmente l'estrema povertà e la disuguaglianza attraverso programmi sociali che sarebbero stati poi adottati anche dagli altri Paesi dell'America Latina".

"Ma ahimè, la macchina si è inceppata e il bilancio economico degli anni di Lula lascia scettici", conclude Dembik.

La sfiducia degli investitori è dovuta a un calo della crescita (che quest'anno non supererà il 2,7%, contro il 7% nel 2011), alla deindustrializzazione, al calo della competitività rispetto agli altri emergenti e soprattutto alla grande instabilità sociale.

Impegnare un budget di circa 11 miliardi di euro per la Coppa del Mondo 2014, con un incremento del 30% rispetto a quanto previsto inizialmente, ha comportato per il Brasile l'avvio di un costosissimo progetto finanziato dal debito pubblico dai benefici molto incerti per l'economia.

Un recente studio della banca statunitense Goldman Sachs, condotto sugli ultimi 40 anni, dimostra che i Paesi che ospitano la Coppa del Mondo realizzano una sovraperformance del 2,7% nel mese successivo all'evento, ma certifica anche che l'euforia termina rapidamente. Nel corso dei dodici mesi successivi, i Paesi in questione registrano una sottoperformance media del 4,4%.

Lo stesso vale per il vincitore della Coppa: sovraperformance del 3,5% nel mese successivo alla vittoria, che si trasforma in un rendimento inferiore al 4% dopo un anno.

L'interrogativo riguarda ciò che accadrà se il Brasile dovesse vincere. Nessun analista ha certezze a riguardo, ma c'è una buona probabilità che si verifichi una grande euforia nelle settimane dopo la vittoria.

Che faranno gli investitori? Il rischio è certamente alto e potrebbe causare forti delusioni. Ecco perché se il Brasile dovesse avvicinarsi alla finale, potrebbero scattare forti acquisti ma solo in ottica di breve periodo ovvero puramente speculativa.

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