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Economia
Bce, 13 banche Ue non passano gli esami. Mps e Carige ko: mancano 3 miliardi

Sono 25 le banche europee bocciate dalla Bce nel corso della valutazione complessiva del settore bancario europeo che si è conclusa oggi a Francoforte con la diffusione dei risultati di uno sforzo di analisi durato dieci mesi. Un numero di istituti che scende a quota 13, a livello europeo, se si considerano gli aumenti di capitale effettuati nel corso del 2014. Per quanto riguarda il sistema bancario italiano, i due istituti che dovranno rafforzare il patrimonio sono il Monte dei Paschi e Carige, rispettivamente per 2,11 miliardi e 814 milioni. Numeri che sorprendono un po' il mercato visto che alla vigilia degli attesissimi risultati dell'Aqr e degli stress test della Bce per Mps, ad esempio, veniva stimato un ammanco di capitale compreso fra un minimo di 400 milioni e un massimo di 1,7 miliardi.

Raggiunto telefonicamente da Affaritaliani.it, il presidente del gruppo senese Alessandro Profumo (nella foto sotto con l'ad Fabrizio Viola) non ha voluto commentare l'esito degli esami dell'Eurotower. E alla domanda "come intende Mps dare seguito alle richieste della Bce", ha risposto ancora: "Nessunissimo commento".

viola profumo
 

 

Le 25 banche europee bocciate presentano una carenza di capitale di 25 miliardi. Come si legge in una nota, "12 di queste 25 banche hanno già coperto questo 'shortfall', con aumenti di capitale per un totale di 15 miliardi nel 2014". Ne restano, quindi, 13 con una carenza di capitale totale di 10 miliardi. Tutte le banche che presentano shortfall di capitale, chiede la Bce nella nota, "devono preparare piani di ricapitalizzazione entro due settimane dall'annuncio dei risultati", e cioè da oggi, e avranno fino a un massimo di nove mesi per coprire queste carenze patrimoniali.

Le altre banche europee che non hanno passato l'esame sono le greche Eurobank, National Bank of Greece ed Hellenic Bank, la portoghese Banco Commercial, l'irlandese Permanent Tsb, l'austriaca Oesterreichischer Volksbanken, la belga Dexia e le slovene Nova Kreditna Maribor e Banca di Lubiana. Mentre a fine 2013, e senza gli interventi successivi, sarebbero state respinte anche Cooperative Central Bank, Bank of Cyprus, Piraeus Bank, Muenchener Hypo, Axa Bank Europe, Crh e Liberbank.

Il lavoro della Bce, composto di due parti, un esame della qualità dell'attivo (Aqr) e uno stress test (con un doppio scenario, di base e avverso), ha messo in luce la necessità da parte delle banche europee di intraprendere ulteriori azioni per rafforzarsi. L'Aqr ha portato a una riduzione del valore dell'attivo di 4miliardi di euro, di cui 12 miliardi di euro attribuiti alle banche italiane. I prestiti problematici (in ritardo di 90 giorni, deteriorati o inesigibili) per i 130 istituti dell'eurozona aumentano di 136 miliardi di euro a 879 miliardi. Lo stress test, nel caso più negativo, ridurrebbe il capitale delle banche di 263 miliardi di euro, portandolo dal 12,4% all'8,3%.

“Questa revisione senza precedenti delle posizioni delle banche più grandi – ha detto il vicepresidente della Bce, Victor Constancio, nel presentare i risultati – aumenterà la fiducia del pubblico nel settore bancario. Identificando problemi e rischi, contribuirà a riparare i bilanci e rendere le banche più robuste. Ciò dovrebbe facilitare più credito in Europa, il che aiuterà la crescita economica”. La mancanza di credito, soprattutto alle imprese piccole e medie del sud Europa, viene considerata una delle cause principali della stagnazione.

Nel complesso, a fine 2013, erano nove le banche italiane a presentare potenziali carenze di capitale per complessivi 9,7 miliardi di euro. Tenendo però conto degli aumenti di capitale perfezionati tra gennaio e settembre 2014 e le ulteriori misure di rafforzamento patrimoniale già approvate dalla Banca d'Italia (con particolare riferimento a Banca Popolare di Vicenza e Banca Popolare di Milano) le potenziali carenze si riducono a 2,9 miliardi e interessano soltanto l'istituto senese e quello genovese.

Nel dettaglio, per Banca Monte dei Paschi, l'esigenza di capitale finale necessaria per fronteggiare gli eventi sfavorevoli ipotizzati nello scenario avverso dello stress test è pari a 2,111 miliardi. La carenza si riduce però a circa 1,35 miliardi al netto dell'impegno alla restituzione dei Monti Bond entro l'orizzonte dello stress test. Per Banca Carige l'esigenza e' invece pari a 814 milioni di euro e "riflette in parte i bassi livelli patrimoniali di partenza, non sufficientemente rafforzati dall'aumento di capitale effettuato nel 2014". Per Carige si prospetta ora una necessaria cessione del polo assicurativo (trattative in corso con il Fondo Apollo), ma non è detto che bastino. E infatti Genova ha messo in cantiere un aumento di capitale da 500 milioni di euro. 

Tutti le 25 banche europee che non hanno passato gli esami dovranno ora presentare un piano di rientro entro il 10 novembre, nel quale illustreranno gli aumenti di capitale già fatti e altre misure, come dismissioni di attivi e utili non distribuiti, che dovranno essere convalidate dalla Bce. I 13 tuttora inadempienti dovranno inoltre specificare come intendono riportarsi sopra i valori richiesti con operazioni da realizzarsi nei prossimi nove mesi.

BANCA POPOLARE DI VICENZA - In merito al positivo risultato del Comprehensive Assessment comunicato oggi, il Direttore Generale della Banca Popolare di Vicenza, Samuele Sorato, ha dichiarato: “Dopo le importanti iniziative sul capitale, siamo particolarmente orgogliosi di aver superato il comprenhensive assessment con un'eccedenza pari a 593 milioni per quanto riguarda l'AQR, con un'eccedenza pari a 554 milioni per quanto riguarda lo stress test nello scenario di base, e con un'eccedenza di 30 milioni per quanto concerne lo stress test nello scenario avverso.” “Un motivo di soddisfazione ancora maggiore se si considera che negli ultimi quattro anni abbiamo erogato nuovi impieghi per 11,5 miliardi di euro, con una crescita media annua degli impieghi dal 2001 a giugno 2014 pari al 5,8% rispetto all’1,3% del sistema bancario italiano, un contributo prezioso per il sostegno dell’economia reale che ha salvato migliaia di piccole e medie aziende e con loro un numero ancora di lavoratori.” “Eravamo consapevoli che far impieghi in un momento di crisi economica avrebbe comportato un forte assorbimento di capitale, così come il rischio di dover registrare nuove sofferenze di bilancio e un maggiore impegno negli stress test, ma abbiamo voluto fortemente mantenere il nostro ruolo di banca al servizio dell’economia reale”.

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