Mps, i soci dicono no a Lovaglio
Bocciatura su tutta la linea per il progetto dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio. L’assemblea dei soci di Monte dei Paschi ha respinto sia l’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm sia quella su Banca Generali, dopo aver detto no in mattinata alla fusione per incorporazione di Mediobanca.
L’Ops su Banco Bpm è stata respinta dal 91,10% del capitale presente, con il 6,47% di favorevoli e il 2,41% di astenuti; al momento del voto era rappresentato il 65,85% del capitale sociale, il che significa che i contrari valgono circa il 60% dell’intero capitale della banca. Stesso copione per l’offerta su Banca Generali, bocciata dal 90,9% del capitale presente.
Le due offerte erano il cuore del piano studiato da Lovaglio per sottrarre Siena alla stretta di Intesa Sanpaolo. Il gruppo guidato da Carlo Messina, che ha lanciato un’Opas da 31,4 miliardi, aveva subordinato l’operazione alla bocciatura dei tre punti più qualificanti della difesa senese: le due Ops e il maxi-dividendo da 4 miliardi.
Con il voto di oggi due di queste tre condizioni sono soddisfatte. L’offerta su Banco Bpm, del resto, appariva già in salita, visto che Crédit Agricole, primo azionista di Piazza Meda con circa il 29,3%, aveva annunciato che non avrebbe aderito.
In mattinata era caduta anche la fusione con Mediobanca, respinta dal 63,65% del capitale presente, con il 32,91% di favorevoli e il 3,42% di astenuti. In apertura dei lavori Lovaglio aveva difeso l’operazione come il completamento di un progetto industriale avviato con l’acquisizione di Piazzetta Cuccia nel 2025, che aveva raccolto adesioni oltre l’86%. Sulla fusione, a differenza delle Ops, Intesa si era limitata a chiedere un voto contrario, preferendo rinviare l’integrazione a dopo la chiusura della propria offerta. Dopo il voto Lovaglio ha contestato quello che ha definito il “voltafaccia” di Intesa.
Decisivo lo schieramento dei grandi azionisti: avevano annunciato il voto contrario Delfin con il 17,6% e Caltagirone con il 13,5%, insieme a Norges Bank, Benetton, Goldstone, Praude e Fondaco. Caltagirone si era sempre detto favorevole a una Mediobanca autonoma e quotata. A sostegno di Lovaglio si erano schierate invece la Fondazione Mps e Plt Holding della famiglia Tortora. Hanno disertato l’assemblea il Tesoro (4,9%), per non interferire con le dinamiche di mercato, e Banco Bpm (3,7%), in conflitto di interesse in quanto destinatario di una delle due offerte.
I proxy advisor ISS e Glass Lewis avevano raccomandato di respingere le offerte, ritenendone insufficienti i benefici rispetto ai rischi, pur esprimendosi a favore della fusione con Mediobanca. Lovaglio e il presidente Cesare Bisoni, secondo quanto trapelato alla vigilia, resteranno comunque alla guida della banca anche dopo la bocciatura.
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