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Mps, Renzi e Padoan preparano la ricapitalizzazione “precauzionale”

Mps, ecco il piano del Governo per fronteggiare le difficoltà della banca senese. Per gli Npl si prepara il fondo Atlante due

Mps, Renzi e Padoan preparano la ricapitalizzazione “precauzionale”
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Mentre si attende il suono della campanella a Piazza Affari per capire l’umore degli investitori sui titoli bancari italiani, fioccano le indicrezioni secondo cui il Governo italiano starebbe preparando uno scudo bancario ad hoc (dopo quello delle 150 miliardi di garanzie pubbliche da mettere a servizio del sistema) per il Montepaschi di Siena, protagonosta ieri di un crollo record (-14%) in Borsa che ne ha portato la capitalizzazione di mercato sotto il miliardo dopo che la Bce ha chiesto all’istituto guidato da Fabrizio Viola di accelerare nella vendita delle sofferenze con un quantitativo molto più alto di quanto previsto dal piano industriale del gruppo. Operazione che farebbe scattare, per la situazione del mercato delle sofferenze, degli ammanchi di capitale da dover colmare con nuove risorse fresche. Opzione che ovviamente allontana gli investitori che non vogliono partecipare all’ennesima ricapitalizzazione del Montepaschi.

Che fare quindi? Stando alle regole europee, ci dev’essere “una adeguata condivisione degli oneri” per chi “ha investito nella banca”. Quindi azionisti, obbligazionisti e, in ultima istanza, i correntisti con oltre 100 mila euro depositati. Il famoso bail-in entrato in vigore nel Vecchio Continente a gennaio.

C’è però l’eccezione di un’iniezione di capitali pubblici. Dal Governo Renzi, tirando in ballo anche il caos scatenato da Brexit, ci si starebbe appellando infatti alle eccezioni alla regola del coinvolgimento degli investitori che scattano quando vi siano rischi di instabilità sistemica, strada però che non sarebbe percorribile secondo alcune fonti, che citano invece la possibilità di una ricapitalizzazione preventiva, sulla falsariga delle quattro banche greche del 2015, legate agli stress test.

In base all’articolo 32.4 della direttiva Brrd, l’operazione prevede infatti la possibilità, riservata esclusivamente alle banche solventi, di un intervento pubblico a scopo cautelativo sulla base dei risultati degli stress test dell’European Banking Authority, i cui risultati arriveranno a fine mese e che devono dimostrare una mancanza di capitale in uno scenario futuro avverso. Il momento clou diventa così di fatto il prossimo 29 luglio (giorno di diffusione dei risultati). All’intervento pubblico si applicherebbero però sempre le regole sugli aiuti di stato, cui la stessa Brrd rimanda. E qui ritorna in campo il ruolo degli investitori privati, “per limitare l’aiuto” pubblico “al minimo necessario”, in cui lo Stato interverrebbe solo in un secondo momento per coprire la parte la parte della ricapitalizzazione lasciata scoperta dal mercato.

L’altro tema sul tavolo, quello della gestione dei non performing loans, sarebbe quello del ruolo di Cdp, che potrebbe accrescere la sua partecipazione nel fondo Atlante (o nella sua nuova costola, Atlante due, da dedicare interamente all’assorbimento e gestione delle sofferenze). Un veicolo su cui il Tesoro starebbe andando in pressing sulle banche stranieri presenti in Italia, in particolare anche sul colosso assicurativo Axa (presente nel capitale di Siena) che non hanno risposto alla “chiamata” per la raccolta dei 4,5 miliardi di euro destinati al fondo Atlante uno amministrato da Questio sgr di Alessandro Penati.