Sui tassi tira aria di rialzi: la Federal Reserve ha da poco alzato il costo del denaro negli Stati Uniti ed è previsto che continuerà a farlo nel corso dei prossimi mesi, la Bank of England potrebbe doverla imitare entro la fine dell’anno per tenere a bada l’inflazione, persino in seno alla Bce crescono le pressioni per rallentare e poi interrompere gli acquisti di bond sul mercato e, magari, iniziare già ad alzare i tassi anche prima che le misure straordinarie volute da Mario Draghi per far ripartire i mercati e sostenere la ripresa economica in Europa si esauriscano.
Così gli italiani tornano a chiedersi quale sia la formula migliore quando si deve contrarre un debito a lungo termine per acquistare o ristrutturare un immobile, a partire dalla prima casa. Nell’era in cui internet rende disponibili una pluralità di comparatori, non dovrebbe essere difficile trovare la proposta migliore, eppure c’è ancora chi fatica a comprendere i vantaggi dei mutui online, rispetto alle proposte fatte in filiale. Rispetto al canale tradizionale, un comparatore online consente al potenziale mutuatario di visualizzare rapidamente i prodotti delle varie banche, potendo con pochi click variare ogni parametro (importo del mutuo, valore dell’immobile, durata del contratto, tipologia di tasso e così via) per poter così valutare in modo rapido ed esaustivo le diverse proposte con un notevole risparmio di tempi e costi rispetto all’alternativa di andare a farsi fare preventivi in filiale da più istituti.
Non solo: secondo un’indagine di Mutuisupermarket.it, il principale risparmio per chi utilizza i comparatori online risulta essere il costo totale degli interessi del mutuo che dovranno essere pagati alla banca nel corso del piano di rimborso del proprio finanziamento. Negli ultimi 5 anni, infatti, il risparmio medio che la scelta del proprio mutuo attraverso internet ha permesso di ottenere ai potenziali mutuatari, in termini di Taeg (Tasso annuo effettivo globale) è stato in media dell’1% per i mutui a tasso variabile, con punte dell’1,3% nel terzo trimestre 2016, e dello 0,5% per i mutui a tasso fisso, con punte dell’1% sempre nel terzo trimestre 2016. “Utilizzando i dati pubblici pubblicati trimestralmente dal ministero dell’Economia e delle Finanze sui tassi medi di mercato per mutui a tasso variabile e a tasso fisso – commenta Stefano Rossini, fondatore e amministratore di MutuiSupermarket.it – siamo riusciti finalmente a fornire un numero di riferimento: nel terzo trimestre 2016, scegliere il mutuo online tramite MutuiSupermarket.it ha permesso al consumatore di ottenere un risparmio sul tasso finale comprensivo di oneri obbligatori (il cosidetto Taeg) di circa l’1,3% per i mutui a tasso variabile e di circa l’1,0% per i mutui a tasso fisso”.
Calcolatrice alla mano, questo significa che nel caso di un mutuo di 140 mila euro sulla durata di 20 anni, nel primo caso scegliere un mutuo online ha consentito a chi ha acceso il mutuo nel terzo trimestre dello scorso anno di garantirsi un risparmio potenziale di quasi 25 mila euro di interessi nell’arco del piano di rimborso, mentre nel secondo caso di 17 mila euro. “Crediamo che queste cifre forniscano un importante punto di riferimento e motivo di riflessione per ogni consumatore che si accosta al tema mutuo, e sta per compiere forse la più importante decisione finanziaria della propria vita” continua Rossini. “Un risparmio di tale importanza permette infatti di coprire una importante parte delle spese che tipicamente si affrontano nel momento dell’acquisto casa, quali ad esempio spese di intermediazione immobiliare, notarili e spese legate al trasferimento e preparazione del nuovo immobile”.
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Ma chi sta per sottoscrivere un mutuo ora, farà meglio a optare per un tasso fisso, variabile o misto? Anche se per il momento i tassi restano molto vicini ai minimi storici, già nel corso dell’ultimo trimestre dello scorso anno mentre sul fronte dei mutui a tasso variabile la situazione è rimasta stabile, i mutui a tasso fisso hanno visto l’indice di riferimento (Eurirs) iniziare a risalire (sui 20 anni a fine marzo l’indice era risalito all’1,37%, dall’1,29% di inizio anno), generando, con qualche mese di ritardo, un analogo incremento dei costi per i mutui a tasso fisso, incremento che dovrebbe proseguire nel corso dell’anno e nel 2018. Così se i migliori tassi fissi per un importo di 140 mila euro sulla durata di 20 anni oscillavano attorno all’1,55% a fine ottobre scorso, attualmente si oscilla attorno all’1,8%-1,85% (ma non mancano punte già attorno al 3%).
I mutui a tasso variabile, per contro, hanno goduto della stabilità dell’Euribor (pari a -0,33% sui 3 mesi a marzo come a inizio gennaio) e pertanto vedono le migliori proposte confermarsi attorno allo 0,8%-0,9% come già a fine 2016. Per il futuro si prevede che l’Euribor si riporti attorno a zero tra il secondo semestre 2018 e il primo semestre 2019 per poi proseguire in una lenta crescita che porterebbe l’Euribor a 3 mesi sullo 0,25% a metà 2020, sullo 0,70% nel 2021 e attorno all’1% nel 2022. Anche l’Eurirs dovrebbe salire gradualmente per i prossimi 5 anni, in relazione alle attese di una ripresa dell’inflazione dopo la lunga parentesi deflattiva di questi ultimi anni. Considerando che la struttura dei mutui italiani prevede il pagamento della maggior parte della quota interessi nei primi anni e che qualora l’Euribor dovesse crescere più del previsto si potrebbe sempre valutare l’opportunità di una surroga, chi vuole godere della tranquillità, anche mentale, di fissare per sempre il costo del proprio mutuo farà bene a non ritardare oltre la stipula di un mutuo a tasso fisso. Viceversa se siete disposti a correre qualche rischio maggiore, ma magari avete in mente scadenze più corte, a 10 o 15 anni, l’alternativa del mutuo a tasso variabile (o misto) continua ad essere la più conveniente e tal dovrebbe rimanere ancora per i prossimi 18-24 mesi.
Luca Spoldi
