Mutui, quale scegliere? Dopo il rialzo dei tassi la risposta è semplice
Chi sta valutando un mutuo si trova davanti a una scelta sempre meno scontata. Il rialzo di 25 centesimi del costo del denaro deciso dalla Bce non ha scosso il mercato — era già stato assorbito dai mercati, con l’Euribor a tre mesi salito oltre il 2,40% — ma ha contribuito a ridurre la distanza tra variabile e fisso. La forbice tra Euribor ed Eurirs (il parametro di riferimento dei finanziamenti a tasso fisso, con il ventennale intorno al 3,33%) si è ormai assottigliata a circa 90 centesimi, e ancora di più guardando alle condizioni concrete offerte dalle banche.
Le classifiche
Dalle rilevazioni di mutuiOnline.it del 10 giugno, su un finanziamento standard da 180mila euro per una casa da 250mila, a 20 anni il variabile è offerto in media al 2,53% (rata di 956 euro), contro il 3,37% del fisso (1.032 euro). Sul trentennale il variabile viaggia al 2,54% (715 euro al mese) e il fisso al 3,35% (793 euro).
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Il margine, però, è fragile. Sul ventennale basterebbe mezzo punto di rincaro dell’Euribor per portare la rata a 1.029 euro, di fatto pareggiando il fisso; con un punto e mezzo si salirebbe a 1.173 euro. Sul trentennale, mezzo punto in più porterebbe la rata a 788 euro, appena cinque meno del fisso. Le previsioni indicano proprio un incremento di circa mezzo punto tra fine anno e inizio 2027.
Perché il fisso
A consigliare prudenza è anche la lezione degli ultimi anni: tra Covid, crisi energetica e tensioni in Medio Oriente, i «cigni neri» capaci di stravolgere i mercati si sono rivelati tutt’altro che rari. Non a caso un anno fa i forecast collocavano l’Euribor intorno all’1,5%, 90 centesimi sotto il valore attuale. «Il vantaggio del variabile è destinato a ridursi», conferma Matteo Favaro, Coo Managing Director Financial Products di MutuiOnline.it. «Per chi privilegia la stabilità il fisso è una soluzione particolarmente interessante; il variabile continuerà a offrire un risparmio, ma più contenuto e più esposto alle future decisioni della Bce». I numeri lo dicono chiaramente: nel secondo trimestre 2026 il fisso assorbe il 92,3% delle richieste, contro il 2,8% del variabile. In lieve aumento l’età media dei richiedenti, salita a 39 anni e 7 mesi.
Surroghe e mercato immobiliare
Con i fissi che costano circa 70 centesimi in più rispetto a un anno e mezzo fa, le surroghe sono crollate: nel 2025 hanno pesato solo per il 4,5% degli atti di mutuo, e oggi hanno senso quasi soltanto per rimodulare la durata del finanziamento. Il rialzo dei tassi, intanto, non ha frenato le compravendite: nel primo trimestre 2026, secondo l’Agenzia delle Entrate, le transazioni sono cresciute del 4,4% sull’anno precedente. Tra le grandi città guida Torino (+9,2%), seguita da Genova (+8,7%) e Bari (+8,4%); bene anche Milano (+7,1%) e Roma (+5,1%). L’unica in calo è Firenze (-2,9%).

