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Mutuo variabile ancora in vantaggio, ma ancora per poco… Cosa cambia per chi ha comprato casa

Il vantaggio del variabile sul fisso resta quindi intatto, ma la finestra potrebbe chiudersi presto

Mutuo variabile ancora in vantaggio, ma ancora per poco… Cosa cambia per chi ha comprato casa

Mutuo variabile ancora in vantaggio, ma forse per poco

Chi ha un mutuo a tasso variabile può tirare un sospiro di sollievo, almeno fino a settembre. Nella riunione del 23 luglio il Consiglio direttivo della Banca centrale europea non ha toccato il costo del denaro, confermando quanto i mercati si aspettavano. Il vantaggio del variabile sul fisso resta quindi intatto, ma la finestra potrebbe chiudersi presto: la prossima riunione, in calendario il 10 settembre, viene data dagli analisti come la probabile occasione per una nuova stretta.

Quanto si risparmia oggi con il variabile

I numeri dell’Osservatorio di MutuiOnline fotografano bene la situazione attuale. Il tasso variabile medio si attesta al 2,80%, in salita rispetto al 2,58% di un mese fa, un rincaro figlio in gran parte del ritocco all’insù deciso dalla Bce a giugno. Il fisso, però, viaggia ancora più in alto: la media è del 3,33%.

Tradotto in soldoni, oggi chi sceglie il variabile paga circa 32 euro di interessi in meno ogni mese, che sull’intera durata di un mutuo medio diventano circa 7.600 euro di risparmio. Ma lo scenario cambierebbe rapidamente con un nuovo intervento di Francoforte: un rialzo a settembre porterebbe il Tan medio dei variabili al 3,05%, assottigliando il vantaggio a 17 euro mensili, ovvero circa 4.000 euro sull’intero piano di ammortamento. Fisso e variabile, insomma, finirebbero quasi per pareggiare.

Il paradosso italiano: tutti sul fisso

Curiosamente, la convenienza del variabile non sembra scalfire le abitudini degli italiani. A luglio il tasso fisso è stato scelto nel 94% dei nuovi mutui, una quota persino in crescita rispetto al 91,4% registrato a giugno. La certezza della rata, evidentemente, vale più di qualche decina di euro al mese.

I livelli confermati dalla Bce

Nel dettaglio, la decisione annunciata dalla presidente Christine Lagarde ha lasciato fermi tutti e tre i tassi di riferimento:

  • depositi (il tasso guida): 2,25%;
  • operazioni di rifinanziamento principali: 2,40%;
  • rifinanziamento marginale: 2,65%.

Perché a settembre l’aumento è probabile

La pausa di luglio segue il rialzo di giugno, il primo dal 2023, deciso per frenare l’inflazione alimentata dal conflitto in Medio Oriente. Sul momento quella mossa era sembrata prematura, complice il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti; oggi, con la guerra tornata in una fase acuta e il petrolio sopra quota 100 dollari al barile, appare invece una scelta lungimirante.

È proprio la tensione mediorientale a far pendere le previsioni degli analisti verso un nuovo ritocco di 25 punti base a settembre. Non sarà però una decisione semplice per Francoforte: diverse economie dell’Eurozona, Italia e Francia in testa, mostrano già una crescita del Pil molto debole, e un ulteriore giro di vite sui tassi rischierebbe di spingerle verso la stagnazione.