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Economia
Nexi, Messina cerca la quadra. Intesa fa cassa per il nuovo M&A

Nexi in gran spolvero a Piazza Affari, nonostante la giornata incerta del listino, grazie alla conferma dei contatti con Intesa Sanpaolo per rafforzare la partnership commerciale già in essere tra le due società. Oggetto di prime valutazioni sarebbe l’ipotesi di un passaggio da Intesa Sanpaolo (che nel 2016 aveva già ceduto a Nexi per 1 miliardo di euro il ramo di attività tecniche di “processing”) del residuo business di “acquiring”, ossia le attività di collegamento dell’esercente coi network di pagamenti. Un business che potrebbe valere fino a 2 o forse 3 miliardi di euro e che consentirebbe a Nexi, in caso l’operazione vada in porto, di fare un ulteriore balzo in termini di volumi.

intesa sanpaolo 05
 

L’operazione potrebbe avere senso anche per Intesa Sanpaolo, sempre più concentrata sulle attività di banca commerciale, assicurazione e wealth management e non più così interessata ad attività dove occorre far crescere i volumi per ottenere ritorni interessanti. Ma prima di brindare occorrerà che alcuni dettagli vadano a posto. Se dal punto di vista di Nexi, o meglio dei suoi azionisti di controllo (i fondi di private equity Bain Capital, Advent e Clessidra che oggi detengono il 60% del capitale), potrebbero essere disponibili a valutare anche 3 miliardi le attività che Carlo Messina cederebbe loro, dal punto di vista di Intesa Sanpaolo questa opzione, se anche permettesse di far emergere una plusvalenza interessante sembra avere una bassa attrattività per una serie di motivi. Il primo, immediatamente comprensibile, è il rischio di dover lanciare un’Opa.

Nexi presentazione ape
 

Conferendo un asset da 3 miliardi ad un soggetto che attualmente capitalizza in borsa poco meno di 6 miliardi ricevendone in cambio titoli azionari comporterebbe (visto il valore delle attività che farebbero capo a Nexi post transazione) ricevere circa un terzo del capitale come pagamento. Questo farebbe immediatamente scattare l’obbligo di Opa, visto che si supererebbe la soglia del 30%, costringendo Messina a immobilizzare capitali, con un impatto sul Cet1.

Inoltre avere Intesa Sanpaolo come secondo azionista di riferimento (i fondi si ipotizza che non calerebbero sotto un 40% complessivo), ma anche primo azionista singolo, metterebbe a rischio l’indipendenza di Nexi che finora si è proposta come paytech, ossia partner indipendente per i servizi di pagamento, dell’intero settore bancario italiano e pare intenzionata a continuate a proporsi come tale, specie in vista di un’accelerazione dei pagamenti elettronici.

Carlo Messina video
 

Ultimo ma non meno importante, Messina potrebbe preferire un pagamento in contanti (almeno in parte) se non altro per fare cassa da impiegare in quelle che il presidente Gian Maria Gros-Pietro ha indicato ieri essere operazioni “possibili”, ossia “limitate acquisizioni, soprattutto nei settori su cui stiamo puntando molto” come il wealth management in Europa. Un settore, per inciso, sempre redditizio come confermano i risultati della controllata Eurizon che ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con un margine da commissioni pari a 527 milioni e un utile netto consolidato di 344 milioni, a fronte di un cost/income ulteriormente ridottosi al 19,4%.

Cedere il business dei pagamenti digitali a Nexi e contemporaneamente ottenere alcune centinaia di milioni in contanti e una partecipazione nella stessa Nexi che cementi una solida partnership commerciale potrebbe essere la quadratura del cerchio non solo per le due società ma anche per il mercato. Assorbendo una parte dei titoli in mano ai fondi, Intesa Sanpaolo contribuirebbe a ridurre, se non ad azzerare, il rischio di “overhang”, ossia che un grosso quantitativo di titoli Nexi finisca sul mercato qualora i fondi decidessero di ridurre la propria partecipazione.

Insomma, se si troverà un accordo potrebbe trattarsi di una situazione win-win-win in cui tutti hanno da guadagnare qualcosa. E infatti se il titolo Nexi guadagna terreno, Intesa Sanpaolo non ne perde anzi si conferma vicina ai valori della vigilia segno che il mercato è ottimista circa la possibilità di trovare un’intesa che colmi il gap tra le esigenze dell’una e dell’altra parte.

Prudenti ma nel complesso positive finora anche le reazioni degli analisti. Per Equita Sim l’operazione avrebbe senso per Nexi sia perché farebbe crescere di scala le attività della società, sia per le sinergie che si creerebbero. Per Fidentiis non è chiaro “se l’operazione rappresenterebbe l’inizio di una strategia più ampia che potrebbe puntare al consolidamento del settore e-payment in Italia” o meno, mentre Mediobanca Securities nota che per Nexi l’operazione rappresenterebbe “un importante passo in avanti nel segmento acquiring e nel consolidare la propria posizione competitiva”. Se son rose fioriranno, insomma. 

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