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Il valore del NOI, la nuova frontiera del cambiamento è il tema della seconda giornata della 29° edizione de Linkontro, il tradizionale appuntamento organizzato da Nielsen per mettere a confronto il mondo della distribuzione, dell’industria e della comunicazione grazie al contributo di rappresentanti accademici, istituzionali ed economici. Solo attraverso il confronto è possibile generare  cambiamento e  innovazione, necessari per uscire dalla crisi che sta attraversando il nostro Paese. E’ questo il senso che Nielsen ha voluto dare alla tre giorni di lavori.

Il programma di oggi venerdì 31 maggio dà il titolo all’edizione di quest’anno, Il valore del Noi. La sessione è stata aperta da Vincenzo Perrone, professore di Organizzazione Aziendale dell’Università Bocconi, con un intervento su Il senso del “noi” tra società ed economia: suggestioni circa il giusto ordine delle cose. Il professore ha introdotto alcuni elementi da cui dipende l’identificazione con il concetto di “noi”: il prestigio e la distintività, la condivisione degli obiettivi, la frequenza di interazione e cooperazione tra i membri, il numero di bisogni dell’individuo soddisfatti all’interno, l’assenza di eccessiva competizione. Secondo il professore bisogna trovare un bilanciamento tra il collettivismo e l’individualismo per uscire da una crisi che proietta davanti a noi un futuro di opportunità decrescenti. Una parte cospicua della popolazione vede messi a rischio sia la soddisfazione dei propri bisogni primari che la propria sicurezza. In queste condizioni i bisogni di appartenenza cessano di essere motivanti e ciascun individuo lotta per la sopravvivenza isolatamente e cercando di sopraffare gli altri. Bisogna impegnarsi a correggere queste distorsioni figlie della disuguaglianza, trovando un un equilibrio tra l’io e il noi. “Non basta però solo l’interesse comune a tenerci insieme” ha aggiunto il professore. “Servono invece luoghi intermedi di aggregazione dove si impara a stare insieme e dove è più facile sviluppare l’identificazione con il gruppo. L’avvenire – ha concluso Perrone - ha sempre una dimensione sociale”.

Successivamente si è discusso di società ed economia con Giuseppe De Rita del Censis (L’Italia oltre la sopravvivenza è il titolo del suo intervento) e Francesco Daveri dell’Università di Parma (Risvegliare la crescita). Dall’intervento di Giuseppe De Rita è emerso che le identità sono frutto dei comportamenti quotidiani delle persone e di processi attuati nella storia.  La storia d’Italia racconta di una preponderanza dell’io, esplosa negli ultimi 50 anni, come reazione alle difficoltà. La strategia di sopravvivenza degli italiani è stata dettata da una triplice strategia: la restanza, ovvero il proprio patrimonio (economico o di conoscenze), la diversificazione, quindi la capacità di cambiare e cambiarsi, e il riposizionamento, spiega De Rita. Ora però è finito il ciclo dell’io privo ormai di tutta la forza esplosiva della seconda metà del secolo scorso. Il passaggio a un’identità del noi, però, non è facile perché in Italia i processi, e sostanzialmente i comportamenti quotidiani delle persone sono ancora legati a una dimensione di ego e animati dall’individualismo. “Probabilmente – ha aggiunto De Rita - dovremo aspettare la prossima generazione. Il passaggio mancante è quello dell’uscita dall’io verso il riconoscimento dell’altro, per costruire una vera e propria “cultura del noi” basata sulla comprensione reciproca del linguaggio dell’altro”.

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convegno nielsen 4Giuliano Noci del Politecnico di Milano e Carlotta Ventura, responsabile adv di TelecomGuarda la gallery

La prima metà della sessione mattutina è stata chiusa da Francesco Daveri.  Secondo il professore “L’Italia è un Paese che non cresce perché è un Paese VERDE: VEcchio, dove il 21% della popolazione ha più di 64 anni, Ricco perché, malgrado tutto, gli italiani sono 2 volte più ricchi che nel 1970, DEnsamente popolato perché ci sono  201 abitanti per kmq contro i 37 della media dei Paesi OCSE ad alto reddito”. “E’ normale - ha aggiunto il professore - che un Paese verde non cresca perché è ostile all’innovazione. Sceglie un certo tipo di Stato, dove la spesa pubblica è elevata, e tende a proteggere ciò che c’è, senza pensare al futuro e quindi agli investimenti, alla riqualificazione e all’innovazione”. La Germania, che secondo il professore è un Paese verde, è la dimostrazione che anche questi Stati possono crescere; il “noi” infatti è una pratica pubblica e istituzionale quotidiana, mentre in Italia c’è deficit di “noi”. “Ma anche l’Italia – conclude Daveri - ce la può fare. Per esempio, spostando il finanziamento sanità dall’Irap alla tassazione generale oppure facendo diventare lo Stato più amico delle imprese, mediante una semplificazione delle procedure che riducono le differenze tra amministrazione pubblica e imprese-cittadini, senza dimenticare l’aumento della concorrenza nei servizi per rigenerare il potere d’acquisto.  Sono convinto che un’altra opportunità per crescere sia rappresentata dal rating di filiera: il rating della grande impresa verso i suoi fornitori diventa garanzia che può aprire il rubinetto del credito bancario”.

Successivamente Sami Kahale di Procter & Gamble (Insieme per attrarre investimenti) e Luca Colombo di Facebook (Better together…modelli emergenti) hanno lanciato le nuove sfide sul tema. La sessione si è conclusa conclusa con la presentazione dell’ultimo libro di Beppe Severgnini, Italiani di domani.

Linkontro è proseguito nel pomeriggio con la sessione Il nuovo paesaggio della comunicazione, a cui hanno partecipato Luca Bordin (Nilesen), Valerio Di Natale (UPA) e, nell’ambito di una tavola rotonda moderata dal giornalista Riccardo Luna dal titolo L’ingaggio del consumatore attraverso opzioni multiple, Luigi Colombo (Publitalia ’80), Giuliano Noci (Politecnico di Milano), Carlotta Ventura (Telecom Italia) e Giorgio Santambrogio (Interdis).

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