Il mondo attende che Usa e Iran raggiungano un accordo e che Hormuz possa riaprire. Ma anche se tutti gli occhi sono concentrati su quello Stretto, da cui dipende circa il 20-30% del commercio globale, emergono dettagli poco rassicuranti in merito agli altri sei passaggi navali. E la situazione non è rosea, solo tre su sette infatti risultano totalmente liberi, mentre a parte la situazione a Hormuz di stallo, anche in altri tre Stretti la situazione non è delle più semplici. Ad esempio al Bosforo, altro nodo cruciale del commercio. Esiste – riporta Il Corriere della Sera – un accordo firmato che permette al governo turco di fare cassa. La Convenzione di Montreux, siglata nel 1936, riconosce infatti ai turchi la facoltà di incassare una tassa di transito. E facendo due conti in tasca a Erdogan, solo nel 2024 sono entrati nella casse di Ankara 227,4 milioni.
Ma anche a Suez si deve pagare una tassa per passare dal Canale. Questa volta a usufruirne è l’Egitto. Il costo dipende dalla grandezza della nave, si va dai 300 mila dollari fino a 1 milione. Nel 2023, l’incasso è stato di 10,3 miliardi di dollari. Le cose sono peggiorate in seguito agli attacchi degli Houthi, i ricavi sono scesi a 4 miliardi. E si paga anche a Panama. L’incasso nel 2024 ammonta a 4,84 miliardi di dollari. Forse anche per questo Trump, tra le altre mire, ha anche il pallino di riprendersi quel Canale che un tempo apparteneva agli Stati Uniti ma che è stato ceduto al governo panamense. Mentre Gibilterra, Malacca e Bab el-Mandeb sono liberi.

