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Bingo, l’Unione Consumatori Italiani chiede il ripristino della concorrenza per garantire gli utenti del gioco

Albanese (UCI): “Le istituzioni devono impegnarsi perché il gioco non sia solo questi e diventi un servizio sicuro per gli utenti”

Bingo, l’Unione Consumatori Italiani chiede il ripristino della concorrenza per garantire gli utenti del gioco

Bingo, Unione Consumatori Italiani: più concorrenza per proteggere i giocatori

La recente segnalazione dell’Antitrust alla Commissione Finanze del Senato, sui rischi per il mercato degli operatori del settore dei giochi, dovuto alle differenze tra le norme che regolano il gioco del Bingo fisico tradizionale e quello di altri giochi, specialmente digitali, riporta all’attenzione della politica e dei cittadini un tema che ha importanti ricadute anche sulla tutela dei consumatori.

Il gioco d’azzardo e la ludopatia sono uno dei principali fattori di rischio di sovraindebitamento, con conseguente esclusione sociale e finanziaria per i soggetti più fragili“, afferma l’avvocato Massimiliano Albanese, Segretario Federale dell’UCI – Unione Consumatori Italiani, che nei giorni scorsi ha tenuto a Trento, in contemporanea con il Festival dell’Economia, la prima edizione del proprio nuovo format ‘Festival dei Consumatori’, dedicata proprio al tema dell’educazione finanziaria e della prevenzione dai rischi di sovraindebitamento. “In Italia la spesa degli italiani nel gioco legale è di circa 22 miliardi l’anno, dei quali circa metà contribuiscono al gettito erariale.
Sicuramente un buon affare per le casse dello Stato, ma le istituzioni devono impegnarsi perché il gioco non sia solo questi e diventi un servizio sicuro per gli utenti. Ciò è possibile solo con la razionalità ed uniformità delle norme che lo regolamentano
“.

Come evidenziato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, esiste un divario pericoloso tra il c.d. payout del Bingo, cioè il premio pagabile ai vincitori – attualmente fissato dalla Legge di Bilancio 2025 tra il 70% e il 71% del prezzo di vendita delle cartelle – ed il payout ben più elevato di altri giochi regolamentati, inclusi quelli del canale online dove le vincite si attestano tra il 90% ed il 95% della raccolta. Le restrizioni alla misura massima dei premi eliminano la possibilità per i concessionari di competere attraverso la principale leva concorrenziale del settore, che è appunto il payout, imponendo un allineamento forzato dei comportamenti economici, con un effetto particolarmente penalizzante per le sale Bingo fisiche, gravate da elevati costi strutturali e fiscali, perché ne comprime ulteriormente la redditività, mettendo a rischio la sostenibilità economica della rete, dell’occupazione e dell’indotto collegato.

Limitare il payout del Bingo significa orientare i giocatori verso giochi potenzialmente più remunerativi, come quelli digitali. Penalizzare in questo modo le sale Bingo significa cancellare progressivamente un tipo di gioco che si svolge in contesti di aggregazione sociale e con ritmi meno alienanti rispetto ad altre tipologie di gioco. Significa esporre i giocatori al rischio concreto di scelte autolesionistiche, alla ricerca di premi maggiori“, commenta Albanese.

L’Unione Consumatori Italiani si unisce quindi alle proposte formulate dall’A.G.C.M., chiedendo interventi urgenti per il ripristino delle condizioni di leale concorrenza tra gli operatori del settore, consentendo alle sale Bingo di modulare l’offerta in base alle condizioni di mercato, recuperando sostenibilità economica e preservando così l’occupazione ma, soprattutto, contribuendo sul territorio a limitare il ricorso da parte dei giocatori a soluzioni di gioco apparentemente più remunerative, che risultano estremamente più rischiose. Incluso il gioco illegale.

L’invito ai giocatori è sempre di limitare il gioco, con autoresponsabilizzazione e consapevolezza, perché sia un divertimento e non diventi una malattia. “Ma i giocatori“, conclude Albanese, “non devono essere indotti a scelte pericolose da dinamiche di mercato distorte. Il ripristino della concorrenza tra gli operatori non può che incidere positivamente anche sugli standard di sicurezza dei servizi da loro erogati ai consumatori“.