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Capitale Umano, parla Edison: “Apriamoci al contributo dei giovani”
Foto: Ryoji Iwata da Unsplash

Capitale Umano: come far crescere competenze e imprese? La risposta è nei giovani, vero motore della ripartenza

Competenze e talenti, formazione e interdisciplinarità, professioni neonate o consolidate. Parlare di “capitale umano” significa interrogarsi su questi e molti altri punti, dal tema della diversità a quello della crescita personale, sociale ed economica di ogni individuo.

Se ne è parlato stamattina con l’Economia de il Corriere della Sera, che ha ospitato l’evento “Capitale Umano, come far crescere competenze e imprese” per raccontare da vicino quello che imprese e Università stanno realizzando in questa fase così critica e cangiante. Una situazione complessa che, come riconosciuto dai più, è da considerarsi anche ricca di opportunità per far crescere e migliorare il sistema Paese.

Dopo l’intervento istituzionale della Ministra dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa, in cui è emersa la necessità da parte dell’Università di cambiare e diventare più flessibile e interdisciplinare – per esempio assecondando la richiesta dei nuovi talenti di frequentare contemporaneamente più corsi di laurea – si è ascoltato il punto di vista di alcune imprese e dei loro portavoce. Fabio Benasso (Presidente e amministratore delegato di Accenture) e Nicola Monti (Amministratore delegato di Edison), sono stati messi di fronte a Ferruccio Resta (Rettore del Politecnico di Milano), per instaurare un dialogo sulle necessità reali delle aziende in un mondo del lavoro in continuo mutamento.

Abbiamo sì bisogno di competenze tecniche che ci aiutino a guardare avanti, ma anche di competenze più sistemiche. Noi siamo un’azienda che utilizza la tecnologia, non che di per sé fa tecnologia. Due terzi dei nostri laureati provengono da una formazione STEM, ma abbiamo bisogno anche di altre competenze”, spiega Nicola Monti, amministratore delegato di Edison, riportando l’esperienza e le esigenze di un’azienda leader nel mercato europeo. “Necessitiamo di competenze umanistiche e giuridiche, in Edison per esempio abbiamo laureati in filosofia che si occupano di gestione del personale, professionisti capaci di gestire la complessità dell’organizzazione. In un mondo sempre più complesso e più veloce, servono persone che abbiano una visione sistemica che permetta di mettere insieme tutte le anime di un’azienda. Noi puntiamo sui giovani, che sono quelli con maggiore capacità di adattarsi ai cambiamenti, con una cultura molto diversa della nostra, che è quella del “try and fail”, sono ovvero capaci di accettare le sfide e guardare sempre avanti nonostante il fallimento”.

Si è così ragionato sulla possibilità di dare vita a una vera e propria filiera del capitale umano. Perché più le imprese di maggiore responsabilità alzano l'asticella e il livello di richiesta, più il Paese è messo nella condizione crescere.

In questo percorso non sono solo le imprese ad avere bisogno dell’Università, incubatore di talenti e generatore di nuovi professionisti, ma è soprattutto l’Università ad avere bisogno di un dialogo con l’impresa per costruire un’offerta formativa davvero rispondente alla richiesta del mercato.

“Le imprese devono essere presenti soprattutto nella fase di orientamento”, commenta Monti, “noi lo facciamo con gli istituti tecnici, con i licei, con programmi di alternanza scuola-lavoro e con i corsi universitari, con cui co-progettiamo corsi di formazione. Le aziende sanno quali sono le competenze che cercano, alcune esistono già e altre non ancora, per questo motivo è fondamentale co-progettare e co-definire dei corsi di specializzazione direttamente con l’Università”.

“Con Edison abbiamo creato hub e ambienti aperti all’innovazione proprio all’interno delle università”, continua Monti, rappresentante di una realtà virtuosa che vanta la percentuale stabile del 70% di stagisti assunti, “mettiamo a disposizione la nostra visione del futuro e le competenze, ma soprattutto ci apriamo al contributo delle persone più giovani. Persone che ci stimolano e portano freschezza, in termini sia di capacità, sia di voglia di provare e magari sperimentare il fallimento, per poi capire e migliorare, crescere e proseguire insieme. Questa è un esempio di fertilizzazione incrociata fra grande azienda e mondo universitario”.

Quando si parla di formazione, tuttavia, molto spesso si commette l’errore di pensare soltanto a quel capitale umano cosiddetto “giovane” o alla fase esclusivamente iniziale di un percorso professionale. Dall’incontro di oggi è emersa la consapevolezza collettiva che aggiornare le competenze interne a un’azienda non significa semplicemente reclutare nuove leve, ma continuare a formare e potenziare quelle che già vi operano all’interno.

Nella corsa sfrenata delle aziende verso l’innovazione e la transizione digitale ed ecologica, un tassello fondamentale ha la forma del “reskilling”, ovvero lo sviluppo di abilità che possano permettere ai dipendenti di ricoprire ruoli diversi. Operazione fondamentale per impedire che, oggi o nell’immediato futuro, qualcuno venga lasciato indietro da questo mondo che corre.

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