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Cisambiente Confindustria, Notarangelo: “L’economia ambientale diventi il motore strategico dell’Europa”

L’intervista di Affaritaliani a Donato Notarangelo, Presidente di Cisambiente Confindustria: “Dobbiamo iniziare a ragionare per programmazione e non per emergenze”

Cisambiente Confindustria, Notarangelo: “L’economia ambientale diventi il motore strategico dell’Europa”

Dalla sfida del riciclo alla lotta al greenwashing: perché il settore ambientale può guidare la nuova politica industriale europea

L’economia circolare non è più soltanto una questione ambientale, ma una leva strategica per la competitività industriale e l’autonomia energetica europea. Ne ha parlato Donato Notarangelo, presidente di Cisambiente, l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese dei servizi ambientali, dell’economia circolare e della gestione dei rifiuti.

Intervistato da Affaritaliani, Notarangelo fa il punto sulle principali sfide del comparto: dalla valorizzazione delle materie prime seconde ai ritardi burocratici, fino al rischio greenwashing e alla necessità di costruire una politica industriale fondata sulla programmazione e non più sull’emergenza.

Secondo il presidente di Cisambiente, l’Italia resta oggi uno dei Paesi più avanzati in Europa sul fronte della circolarità dei materiali. “Siamo tra i leader europei, se non il leader, per quanto riguarda la circolarità”, spiega, ricordando che il tasso di riciclaggio italiano è vicino al 53%. Un risultato importante che, però, non basta. “Non possiamo assolutamente cullarci su questi dati”, avverte Notarangelo. La vera sfida, infatti, è reinserire in modo stabile le materie prime seconde all’interno dei cicli produttivi europei e internazionali.

Oggi, sottolinea, il principale ostacolo è rappresentato dalla forte concorrenza dei materiali vergini provenienti dai Paesi extra-Ue, spesso più economici rispetto ai materiali riciclati. Per questo, secondo Notarangelo, servono incentivi concreti per favorire l’utilizzo di materiale riciclato negli imballaggi e nei componenti industriali, limitando la competizione al ribasso di prodotti non riciclati ma a basso costo.

Il tema ambientale, prosegue, è ormai strettamente legato anche agli equilibri geopolitici ed energetici. “Con le ultime guerre ci siamo resi conto di quanto siamo fragili”, osserva il presidente di Cisambiente, evidenziando la dipendenza europea da Paesi politicamente instabili per l’approvvigionamento energetico e di materie prime.

In questo scenario, il settore del recupero e del riciclo può assumere un ruolo centrale per rafforzare l’autonomia industriale ed energetica dell’Europa. Notarangelo cita alcune soluzioni già immediatamente operative: il CSS derivato dalla frazione secca dei rifiuti per sostituire il coke nei processi industriali, il biometano ottenuto dalla frazione organica per ridurre l’utilizzo del gas tradizionale e i biocarburanti prodotti dagli oli esausti. “Si tratta di filiere già consolidate in Europa”, spiega, “che hanno semplicemente bisogno di essere incentivate nell’utilizzo finale”.

Uno dei nodi più critici resta però quello burocratico. Per Notarangelo, la complessità normativa continua a rappresentare una delle principali “spine nel fianco” del settore ambientale. Secondo il presidente di Cisambiente, province e regioni dovrebbero adottare criteri uniformi per evitare disparità territoriali e soprattutto accelerare gli iter autorizzativi. Oggi, denuncia, investimenti e tecnologie innovative restano bloccati per anni. “Parliamo di quattro, cinque, sei anni per ottenere un’autorizzazione”, afferma.

Tempi che rischiano di rallentare l’innovazione in un comparto che, sottolinea Notarangelo, è già oggi all’avanguardia dal punto di vista tecnologico. In alcuni casi, aggiunge, quando le autorizzazioni arrivano gli impianti necessitano già di un aggiornamento tecnologico.

Accanto alla semplificazione burocratica, il presidente di Cisambiente invoca anche maggiore coraggio politico. Alcune decisioni possono apparire impopolari nel breve periodo, osserva, ma se inserite in una strategia di lungo termine finiscono per produrre benefici concreti anche per cittadini e imprese. Sul fronte ESG, Notarangelo mette poi in guardia dal rischio di trasformare la sostenibilità in una semplice operazione di facciata. Distinguere le aziende realmente sostenibili da quelle che praticano greenwashing, ammette, “non è semplice”.

Non basta fare un bilancio di sostenibilità o pubblicare un report per definirsi sostenibili”, osserva. La sostenibilità reale, secondo il presidente di Cisambiente, passa invece da scelte concrete: maggiore utilizzo di materiali riciclati, attenzione all’impiego delle risorse e responsabilità nella gestione finale dei conferimenti.

Ma c’è anche una dimensione sociale che, secondo Notarangelo, non può essere trascurata. “La sostenibilità è anche territorio”, sottolinea, richiamando il valore delle comunità locali, dei collaboratori e del contesto in cui operano le imprese.

Guardando ai prossimi dieci anni, il presidente di Cisambiente auspica che il settore ambientale diventi “il settore cardine dell’economia nazionale ed europea”. La sfida sarà recuperare sempre più materiali strategici direttamente dai rifiuti, comprese le terre rare. “Dai rifiuti si può recuperare qualsiasi cosa”, afferma.

Ma soprattutto, conclude Notarangelo, sarà necessario cambiare approccio: “Dobbiamo iniziare a ragionare per programmazione e non per emergenze”. Un cambio di paradigma che, secondo il presidente di Cisambiente, rappresenta la condizione indispensabile per costruire una politica industriale e ambientale davvero sostenibile nel lungo periodo.