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Economia europea nel post-covid. Del Fante: “Europa necessaria per l’Italia”

Cattedra Poste Italiane in “European Economic Governance", Del Fante: "Lieti di collaborare perché siamo europeisti convinti"

Quali saranno i possibili scenari economici del dopo-pandemia e quale sarà il ruolo dell’Unione Europea? Se n’è discusso questo pomeriggio nel corso del webinar “L’economia europea e la nuova ‘normalità’ post-pandemia” organizzato dall’Università Luiss Guido Carli. Dopo i saluti introduttivi di Paola Severino, Vice Presidente Luiss Guido Carli, e del Rettore Andrea Prencipe, la giornalista Maria Latella ha moderato gli interventi del Presidente della Fondazione per la Cooperazione fra i Popoli Romano Prodi e di Marcello Messori, Professore di Economia alla Luiss Guido Carli.

Poste Italiane ha partecipato all’evento in quanto finanziatrice della cattedra in “European Economic Governance” dell’Università, e l’Amministratore Delegato Matteo Del Fante ha spiegato come sia stata la visione europea della cattedra a convincere l’azienda a collaborare al progetto: "Abbiamo accettato di supportare questa iniziativa della Luiss perché c’era scritto ‘Europa’, perché siamo fermamente convinti, pur essendo un’azienda forzatamente domestica, che non esista un futuro per il nostro Paese al di fuori o senza l’Europa. Quella europea non è un’opzione; al di là delle aspirazioni e degli ideali che hanno portato inizialmente alla nascita dell’Europa, ci sono delle necessità storiche che oggi come allora fanno dell’Europa una necessità per l’Italia. Il mondo si sta chiudendo, il nostro Paese non ha materie prime, ha bisogno di esportare, e oggi il 56% di quello che esportiamo è in Europa. C’è poi un tema di sostenibilità del debito. Nel momento peggiore della crisi, partita la pandemia, le istituzioni finanziarie europee hanno comprato circa il doppio di quella che era la quota che avrebbe dovuto comprare dei titoli italiani con riferimento al prodotto interno lordo. Oggi le istituzioni monetarie europee sono detentrici come sistema aggregato di circa 600 miliardi di nostri titoli, hanno coperto nel 2020 e copriranno nel 2021 le emissioni nette del nostro tesoro con acquisti fatti dall’Europa. Senza ricordare i numeri del PNRR che è un passo epocale che viene fatto. Finalmente con la pandemia l’Europa della politica fiscale de facto si è fatta, prima con garanzie comuni, poi con la solidarietà del debito che viene emesso dalle istituzioni comunitarie per dare soldi ai Paesi membri, e l’Italia è uno dei principali beneficiari sulla componente di risorse a fondo perduto sulla base di risorse raccolte in nome e per conto della comunità europea. Quindi non c’è Italia senza Europa".

Del Fante ha poi parlato di digitalizzazione e sostenibilità, due obiettivi condivisi dall'Unione Europea e da Poste Italiane: "Il nostro Paese ha un problema di produttività da 20 anni circa e dobbiamo farcene carico attraverso una serie di misure di semplificazione che sono le riforme. Da questo punto di vista l’Europa ha dato delle direttrici chiare e dei vincoli sulla spesa minima, sulla sostenibilità della crescita e quindi gli obiettivi che dovremmo rispettare in termini di emissioni da un lato, e della digitalizzazione dall’altro. Queste sono le grandi direttrici che noi condividiamo a livello di azienda. Mi sono permesso di dire che Poste è percepita da tutti come l’azienda più fisica e tangibile del Paese (13000 uffici postali, 30000 postini che incontrano milioni di italiani tutti i giorni), e deve diventare l'azienda più digitale del Paese, una specie di contraddizione che dobbiamo sintetizzare perché in Poste ci sentiamo e siamo percepiti dagli italiani come una semi-istituzione, un punto di riferimento per gli italiani. Dobbiamo permettere a tutti gli italiani e a tutti i beneficiari di questa transizione digitale e produttiva di poter salire sul treno, e si può salire sul treno digitale soltanto se si ha la possibilità di dare un accompagnamento fisico che senza una rete non puoi dare. Un indicatore per tutti: la pubblica amministrazione ha investito nello Spid, il sistema pubblico d'identità digitale dell'agenzia governativa di Palazzo Chigi. Ci sono nel progetto 9 soggetti autorizzati tra cui Poste, e non solo Poste ha fatto più dell’ 80 % del lavoro tra i 9 partner, ma l’83% delle nostre identità sono state date agli italiani negli uffici postali, quindi senza quel passaggio non saremmo nemmeno riusciti a digitalizzare l’identità. Dal punto di vista dell’impatto ambientale abbiamo preso degli impegni precisi con il lancio del piano nel marzo scorso e quindi andremo ancora più veloci di Parigi nel raggiungere gli obiettivi di emissioni: avremo il 40% di riduzioni delle emissioni di tutta la nostra flotta, che sono circa 26000 mezzi, entro il 2024, e continueremo a costruire e usare le energie rinnovabili per alimentare tutti i nostri centri di smistamento, le nostre fabbriche, i nostri uffici e gli uffici postali tutti. Stiamo diventando ad impatto zero in quella componente importante che è l’emissione generata dal riscaldamento degli uffici e dei luoghi di lavoro. Siamo lieti di finanziare questa cattedra perché ci sentiamo genuinamente per aspirazione, e oggi anche per necessità, europeisti convinti".

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