Enel, a Venaus fotovoltaico galleggiante da 1.200 MWh l’anno e nuova desedimentazione: con l’impianto del Gruppo guidato da Flavio Cattaneo più efficienza, meno evaporazione e nessun consumo di suolo
Un sistema capace di produrre energia rinnovabile, ridurre l’evaporazione dell’acqua e migliorare la gestione dei sedimenti all’interno del bacino idroelettrico. Enel ha inaugurato a settembre 2025 a Venaus, in Piemonte, un progetto che integra il primo impianto fotovoltaico galleggiante realizzato dall’azienda energetica nel mondo con una nuova tecnologia per la desedimentazione. L’intervento punta a rendere più efficiente e sostenibile la gestione del bacino, evitando la necessità di svuotarlo durante le operazioni di rimozione dei materiali depositati sul fondo. L’intero sistema viene alimentato dai pannelli solari flottanti, assicurando un funzionamento autonomo dal punto di vista energetico. Al progetto hanno collaborato NRG Island, l’Università di Padova e la startup italiana Pipein.
Il nuovo impianto di desedimentazione del Gruppo guidato da Flavio Cattaneo utilizza una serie di eliche per movimentare i sedimenti accumulati sul fondo. Una pompa aspiratrice si sposta successivamente all’interno del bacino, ottimizzando le operazioni di rimozione. I materiali vengono rilasciati in concentrazioni controllate durante la normale attività dell’impianto. Questa modalità consente di gestire i sedimenti senza interrompere il funzionamento della centrale e senza procedere allo svuotamento del bacino. Il sistema permette quindi di rendere più agile la manutenzione, contenendo gli impatti ambientali e migliorando la continuità operativa dell’infrastruttura idroelettrica.
La centrale idroelettrica di Venaus era già stata ibridata con l’energia solare nel 2023, attraverso l’installazione di un impianto fotovoltaico galleggiante nel bacino di servizio. I pannelli utilizzati sono bifacciali, quindi dotati di celle capaci di assorbire la luce solare su entrambi i lati. L’impianto garantisce una produzione annua stimata in circa 1.200 MWh. Rispetto a una struttura fotovoltaica tradizionale installata a terra, il sistema non comporta consumo di suolo. La presenza dell’acqua contribuisce inoltre a mantenere temperature più basse, con effetti positivi sul rendimento dei moduli. La copertura galleggiante riduce anche l’evaporazione, limitando la perdita di una risorsa importante sia per la produzione idroelettrica sia per gli altri utilizzi civili presenti sul territorio.
L’integrazione tra le due tecnologie consente di sfruttare in modo più efficiente le infrastrutture esistenti. Il fotovoltaico produce l’energia necessaria al sistema di desedimentazione, mentre la superficie del bacino offre uno spazio già disponibile per l’installazione dei pannelli. Il progetto di Venaus introduce così un modello nel quale l’energia solare non si limita ad affiancare la produzione idroelettrica, ma sostiene direttamente la gestione dell’impianto. Secondo Enel, la soluzione presenta margini di scalabilità e potrebbe essere applicata anche ad altri bacini, contribuendo a rendere più dinamica ed efficiente la gestione delle centrali.

