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Fondazione Unhate: presentati i dati dell’Osservatorio permanente sul disagio giovanile

Benetton (Fondazione Unhate): “Come imprenditore, ma prima di tutto come uomo, cittadino e padre, voglio continuare a fare la mia parte affinché i giovani vengano ascoltati, coinvolti e accompagnati”

Fondazione Unhate: presentati i dati dell’Osservatorio permanente sul disagio giovanile

Fondazione Unhate: presentati i dati sulla fragilità giovanile alla presenza di Alessandro Benetton e cinque azioni per affrontarla

Fondazione Unhate: presentati i dati dell’Osservatorio permanente sul disagio giovanile
attori di Carrozzerie N.O.T. che hanno eseguito una performance sulla base dei questionari di Fondazione Unhate sul tema della fragilità giovanile

Vivono in un’epoca caratterizzata da una libertà senza precedenti: mobilità, accesso illimitato alle informazioni, infinite possibilità̀ di espressione culturale. Eppure, questa “apertura” estrema si sta trasformando, per molti ragazzi italiani tra i 13 e i 24 anni, in un fattore di pressione e spaesamento, in un vero e proprio “blocco”.

È questo il cuore di “FRAGILE – mappae mundi di una nuova generazione”, la prima indagine curata dall’Osservatorio permanente sulla condizione giovanile in Italia di Fondazione UnHate. La realtà̀ del Terzo Settore, nata un anno fa da un’idea di Alessandro Benetton e sostenuta da Mundys, Edizione SpA e Aeroporti di Roma, ha affidato al Prof. Mauro Magatti il compito di guidare questo fondamentale laboratorio generazionale.

Con questo Osservatorio Permanente abbiamo voluto dotarci di uno strumento coerente con la missione di Fondazione Unhate: contrastare odio e violenza intervenendo sulle loro cause profonde e generando opportunità concrete per le giovani generazioni” ha commentato Alessandro Benetton, Presidente di Edizione e della Fondazione UnHate. “Una modalità di lavoro basata sui dati, pensata per offrire una fotografia puntuale della condizione in cui vivono, comprenderne necessità, disagi e bisogni reali, e mettere queste evidenze a disposizione di istituzioni, servizi educativi, imprese e territori. L’obiettivo è costruire contesti capaci di attivare il loro potenziale attraverso piani e progetti consapevoli, che rispondano in modo concreto alle loro esigenze”.

Lo studio classifica i giovani italiani in base alla loro capacità di aprirsi al mondo e di agire attivamente. Ne emergono quattro profili distinti, fortemente influenzati dalle risorse economiche, relazionali e culturali (“capitali”) a loro disposizione: i Moderati in transizione (34%): Rappresentano la fetta più ampia, vivono in una sorta di equilibrio precario e necessitano di un accompagnamento continuo per evitare di scivolare in situazioni di vera e propria crisi. Gli Irrequieti in bilico (25%): Vittime dell’ansia da prestazione. Alternano fasi di iper-attivismo al serio rischio di crollare a causa del sovraccarico. Troviamo poi gli Sfiduciati sotto pressione (24%): I ragazzi “in blocco”, percepiscono la realtà come un luogo minaccioso e si sentono inadeguati, tendendo a isolarsi. E infine I Fiduciosi propositivi (17%): l’unica categoria in grado di navigare la complessità̀ odierna senza paura.

“Ogni generazione eredita un mondo e ha il compito di rigenerarlo, creando nuove forme di libertà, responsabilità e relazione”, ha commentato il Prof. Mauro Magatti, Presidente di Fondazione Poetica, “nella cornice demografica attuale, riconoscere la differenza tra le generazioni apre lo spazio all’incontro tra sguardi, linguaggi e codici diversi. Questo laboratorio generazionale nasce dalla necessità di superare analisi frammentate e restituire una mappa dinamica che unisca dati quantitativi, sguardi qualitativi e, soprattutto, le voci dirette delle ragazze e dei ragazzi”.

I dati mostrano un panorama complesso. Se da un lato più di due terzi dei ragazzi mantengono una visione positiva di sé e del domani, riponendo la loro fiducia in pilastri come l’Europa, la tecnologia e la scienza, dall’altro il disagio è palpabile, specialmente nella fascia d’età critica tra i 17 e i 19 anni, dove stanchezza e inadeguatezza toccano i picchi massimi.

Le fragilità percepite dai giovani sono concrete : Il 69% indica disturbi alimentari, depressione e bullismo come problemi strutturali. Il 64% denuncia malesseri legati ad attacchi di panico e abuso di alcol. Il 63% conferma il ritiro e l’isolamento sociale come una realtà diffusa tra i propri coetanei.

Ho sempre creduto che i giovani siano il presente, oltre che il futuro, del nostro Paese e del pianeta”, ha affermato Benetton. “Come imprenditore, ma prima di tutto come uomo, cittadino e padre, voglio continuare a fare la mia parte affinché essi vengano ascoltati, coinvolti e accompagnati a scoprire ed esprimere il proprio talento. In un contesto globale così complesso e segnato dall’inverno demografico, investire in relazioni, orientamento e continuità educativa non è solo una responsabilità sociale: è una scelta strategica. Ogni energia che resta inespressa è valore che l’Italia non riesce a trasformare in crescita, innovazione e impatto positivo. Ringrazio le ragazze e i ragazzi che hanno reso possibile questo studio, che mettiamo a disposizione delle istituzioni come contributo per aumentare la consapevolezza degli adulti sulle difficoltà, le potenzialità e le aspirazioni dei nostri giovani”.

In questa mappa del disagio, la scuola gioca un ruolo cruciale. Spesso i ragazzi la vivono esclusivamente come una fonte di pressione e valutazione. La ricerca sottolinea come, in particolare per i giovani tra i 16 e i 20 anni, sia urgente potenziare l’aspetto educativo e orientativo. Un altro elemento chiave sono invece le esperienze extracurriculari (volontariato, arte e sport ). Solo costruendo istituzioni capaci di “accendere il desiderio” l’apertura verso il futuro smette di fare paura. Fondamentale, in questo ecosistema è il ruolo degli adulti: serve una “postura” basata su orientamento, riconoscimento e ascolto autentico.

Per trasformare questi dati in soluzioni concrete, l’Osservatorio non propone un pacchetto chiuso, ma una base di lavoro condivisa tra aziende, scuole, istituzioni e Terzo Settore per attivare i giovani. Ecco le cinque direttrici d’intervento: 1) ricostruire relazioni educative stabili e luoghi di appartenenza; 2) trasformare l’orientamento in un percorso continuo che aiuti a dare senso alle scelte; 3) gestire meglio le transizioni scolastiche e lavorative; 4) integrare il benessere psicologico nei contesti educativi con presìdi accessibili e non stigmatizzanti; 5) valorizzare il protagonismo dei giovani attraverso spazi reali di partecipazione e corresponsabilità.

“Le fragilità giovanili sono il risultato di una complessa relazione tra individui, contesti educativi, istituzioni e mondo sociale. La ricerca non si limita a descrivere il disagio, ma interroga i sistemi che contribuiscono a generarlo o a contrastarlo, con particolare attenzione al ruolo cruciale della scuola“, ha dichiarato Magatti.

Unhate Foundation è un Ente del Terzo Settore nato nel 2024 su iniziativa di Alessandro Benetton con l’obiettivo di contrastare odio e violenza agendo sulle loro cause profonde. La fondazione si rivolge ai giovani tra i 10 e i 30 anni, con particolare attenzione alla fascia 13-23 e ai contesti di maggiore fragilità sociale. Supportata da Edizione, Mundys e Aeroporti di Roma, promuove progetti che coinvolgono scuole, organizzazioni del terzo settore, realtà profit e istituzioni, con iniziative che spaziano dall’educazione allo sport, dalla cultura alla ricerca. Tra le attività figurano programmi educativi contro l’abbandono scolastico nelle periferie, progetti sportivi di inclusione sociale, percorsi di formazione professionale per giovani NEET e iniziative culturali come Art4Mind, che integra arte e medicina per affrontare il disagio mentale.

Il Laboratorio Generazionale dell’Osservatorio permanente di Unhate Foundation ha utilizzato una metodologia innovativa per studiare i giovani in Italia. Il progetto ha raccolto 1.500 questionari, 30 interviste a figure educative, 100 note audio inviate da giovani e ha organizzato una giornata di confronto “unconference” con 80 partecipanti.

La ricerca è stata guidata dal prof. Mauro Magatti con un team della Fondazione Poetica per la Generatività Sociale, con il contributo di realtà come Scomodo e ScuolaZoo. L’iniziativa è stata supportata da Globant, con il patrocinio della Fondazione Cariplo, del Ministero dell’Istruzione e del Merito e del Ministero per lo Sport e i Giovani, oltre al contributo di Italo, Safilo e Airbnb.

Le dichiarazioni di Alessandro Benetton, fondatore della Fondazione Unhate, ad Affaritaliani

Ha un’importanza strategica per noi, ormai, questa visione di immaginare che i giovani siano al centro del nostro modello organizzativo: qualcosa di concreto. L’avevo sperimentato nella mia vita precedente imprenditoriale la mia società; negli ultimi quattro anni lo abbiamo applicato con l’incognita di una scala molto più grande, ma abbiamo delle grandi conferme di questo teorema”, ha affermato Benetton.

I giovani, a differenza della retorica di cui si sente parlare adesso, svogliati o non ingaggiati, hanno delle caratteristiche diverse: vogliono partecipare, sono molto convinti. C’è una difficoltà oggettiva perché possano trovare spazio e, soprattutto, perché non vengano scoraggiati dai momenti di passaggio, come capita a chiunque, che ahimè oggigiorno, grazie anche, o per colpa, delle nuove discontinuità tecnologiche, sono molto più marcati”, ha continuato Benetton.

La Fondazione è l’espressione di un punto di vista che riconosce l’importanza della statistica e della misurabilità e, quindi, di uscire dai luoghi comuni: misurare le cose, conoscerle e poterle osservare nel tempo, perché questi sono gli ingredienti fondamentali per poter rendere scalabili le iniziative. La Fondazione è un ente che si occupa appunto di iniziative molto pratiche, che devono riguardare il facilitare l’inserimento dei giovani come risorse; è uno sforzo che vuole essere collettivo. Noi vogliamo che i risultati della Fondazione, degli studi e delle iniziative siano una sorta di open source, per cui non siano di interesse o utilizzo esclusivo”, ha sottolineato Benetton.

La Fondazione stessa prevede che ci possano essere degli inserimenti di altri imprenditori, ma soprattutto vuole essere inclusiva anche nei confronti delle istituzioni. Ecco, io penso che un Paese, una società, possa avere successo e togliersi delle soddisfazioni se, assieme alle aziende, crescono i giovani e un ecosistema che diventi favorevole perché la gente possa vivere bene. Quindi la Fondazione vuole essere uno di questi marcatori, se vogliamo chiamarli così, durante una fase di discontinuità tecnologica e sociale molto importante”; ha concluso Benetton.

Le dichiarazioni di Irene Manzi, Deputata della Repubblica Italiana, ad Affaritaliani

I dati che questa mattina emergono dovrebbero spingerci tutti a intervenire su un modello anche di scuola differente: meno giudicante, più attenta anche al tema delle comunità educanti, più attenta al tema del benessere psicologico degli studenti”, ha affermato Manzi.

È stata varata da poco un’app che dovrebbe sostenere gli studenti in condizioni di disagio. Noi pensiamo che l’app da sola non sia sufficiente a contrastare il disagio psicologico. Servono professionisti in presenza: servono team di pedagogisti, di psicologi, di mediatori, che possano intervenire nella scuola e intercettare quelle condizioni di sofferenza, di disagio, quelle sfumature anche differenti di problematicità che il rapporto ci ha consegnato questa mattina”, ha concluso Manzi.

Le dichiarazioni di Mauro Magatti, Presidente di Fondazione Poetica, ad Affaritaliani:

Questa è una generazione che si trova davanti un mondo pieno di possibilità, ma anche pieno di problemi. È una generazione che chiede, forse troppo a bassa voce, un cambiamento. È una generazione che deve combattere con se stessa e con gli adulti che hanno creato un mondo molto complicato e che chiaramente presenta tutta una serie di difficoltà”, ha affermato Magatti.

E io credo che, quindi, dobbiamo creare le condizioni perché questo potenziale nascosto, ma che la ricerca mette in evidenza, venga fuori. La ricerca, però, dice un’altra cosa: che uno su cinque fa un percorso positivo nella propria adolescenza e giovinezza, e uno su quattro invece, dall’altra parte, ha una situazione di blocco, di chiusura, di rifiuto”, ha continuato Magatti.

Questo dato non è accettabile. Dobbiamo mettere in campo azioni nei territori perché questi numeri si invertano e cresca la percentuale di ragazzi che vivono il potenziale di apertura come un processo di vera attivazione”, ha concluso Magatti.