Gruppo FS, Giuseppe Inchingolo alla Camera: gli investimenti superano i 18 miliardi nel 2025 e puntano a rafforzare competitività e collegamenti europei
Infrastrutture ferroviarie, crescita economica, competitività e connessioni con l’Europa al centro dell’audizione alla Camera di Giuseppe Inchingolo, vicedirettore generale Corporate del Gruppo FS. Nel suo intervento, Inchingolo ha illustrato il contributo degli investimenti ferroviari all’economia reale, soffermandosi sugli effetti di lungo periodo delle infrastrutture, sull’accessibilità dei territori e sull’integrazione tra ferrovia, porti, valichi e rete stradale.
Gli investimenti ferroviari possono sostenere la crescita non solo durante la realizzazione delle opere, ma anche nel lungo periodo, attraverso collegamenti più efficienti e una maggiore integrazione tra territori e mercati. È il quadro tracciato da Giuseppe Inchingolo, vicedirettore generale Corporate del Gruppo FS, durante l’audizione alla Commissione Attività produttive della Camera dedicata alla capacità competitiva del sistema Italia. “La dimensione dello sforzo finanziario rappresenta soltanto una parte del contributo degli investimenti FS all’economia reale”, ha spiegato Inchingolo.
Dal 2020, anche grazie all’impulso del PNRR, gli investimenti del Gruppo hanno accelerato fino a superare i 18 miliardi di euro nel 2025. “Per ogni euro di investimento ferroviario, la fase di cantiere può generare tra 0,7 e 0,9 euro di valore aggiunto”, ha dichiarato Inchingolo, sottolineando che gli effetti non si esauriscono con la conclusione dei lavori: “Una volta entrata in esercizio, un’infrastruttura continua a produrre benefici”.
Tra gli esempi richiamati in audizione, Inchingolo ha indicato l’Alta Velocità Torino-Milano-Roma-Napoli-Salerno, “un’infrastruttura già realizzata e sulla quale si possono vedere gli effetti nel tempo”. Un’analisi dell’osservatorio “I costi del non fare”, riferita a questo corridoio e sviluppata su un orizzonte di lungo periodo, stima un saldo netto costi-benefici positivo di circa 2,7 miliardi di euro, al quale si aggiungono circa 18,9 miliardi di benefici economici e sociali monetizzabili. “Si tratta di un’analisi specifica su un corridoio e fondata sul lungo periodo – ha precisato – ma dimostra in concreto come il valore generato da un’infrastruttura possa estendersi ben oltre la fase della costruzione”.
La rete ferroviaria è inoltre un elemento di accessibilità territoriale. “Il Gruppo FS gestisce oltre 2.200 stazioni e il 25% degli italiani vive o lavora entro un chilometro da una stazione. Questa quota raggiunge il 50% entro tre chilometri”, ha ricordato Inchingolo. Per il sistema produttivo, ha aggiunto, “l’integrazione tra ferrovia, porti, valichi e rete stradale può contribuire a ridurre i costi logistici, ampliare i mercati raggiungibili dalle imprese e rafforzare la competitività delle filiere”.
In questa prospettiva rientrano anche le grandi opere di connessione con l’Europa, “come la galleria di base del Brennero e la nuova linea Torino-Lione”. Un altro nodo strategico è il porto di Trieste, indicato da Inchingolo come esempio di integrazione tra rete ferroviaria e traffici marittimi. “L’obiettivo è consolidare il ruolo di Trieste quale hub ferroviario verso Austria, Germania e Paesi dell’Europa orientale”, ha affermato, ricordando che sono già stati avviati investimenti di potenziamento sui nodi e lungo i corridoi ferroviari.


