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Intesa Sanpaolo e SDA Bocconi: le nuove sfide della Blue Economy nel Mediterraneo

Per l’Italia, la possibilità di rafforzare il proprio ruolo nel Mediterraneo dipenderà dalla capacità di sviluppare infrastrutture moderne, valorizzare le competenze tecnologiche e accompagnare la trasformazione dei porti, creando nuove opportunità di occupazione, innovazione e crescita sostenibile

Intesa Sanpaolo e SDA Bocconi: le nuove sfide della Blue Economy nel Mediterraneo

Intesa Sanpaolo e SDA Bocconi: la Blue Economy rilancia il ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo

Il Mediterraneo si prepara a diventare uno degli snodi strategici della competizione globale per l’energia, i dati e la sicurezza delle infrastrutture. È quanto emerge dalle due nuove ricerche del Blue Economy Monitor, l’Osservatorio promosso da Intesa Sanpaolo e SDA Bocconi School of Management, presentate oggi a Milano. Gli studi evidenziano il potenziale dell’Italia come collegamento tra Europa, Africa e Medio Oriente, grazie alla posizione geografica e alle competenze industriali sviluppate nei settori dei cavi sottomarini, della cantieristica e delle telecomunicazioni.

Un ruolo sempre più centrale sarà svolto dalle infrastrutture marittime, chiamate ad accompagnare la transizione energetica e digitale. Dai cavi che trasportano il 99% del traffico dati mondiale alle nuove reti elettriche sottomarine, fino all’evoluzione dei porti in hub energetici, l’economia del mare rappresenta una delle principali opportunità di crescita e competitività per il Paese.

La prima ricerca, realizzata da Oliviero Baccelli e Stefano Riela, analizza le prospettive di sviluppo delle reti elettriche e digitali sottomarine. Secondo lo studio, l’Italia dispone di una filiera industriale avanzata, con competenze nella produzione di cavi, nell’ingegneria offshore e nelle telecomunicazioni, che potrebbe consentirle di assumere un ruolo di riferimento nel Mediterraneo.

Le prospettive di crescita riguardano soprattutto l’eolico offshore, che entro il 2050 potrebbe coprire fino al 30% del fabbisogno elettrico europeo. Uno sviluppo destinato ad aumentare la domanda di cavi sottomarini ad alta tensione, indispensabili per collegare gli impianti rinnovabili alle reti energetiche e ai sistemi di accumulo.

“La Blue Economy si conferma uno dei più promettenti motori di sviluppo per il Paese, capace di generare innovazione, attrarre talenti, investimenti e creare nuove opportunità“, ha dichiarato Elisa Zambito Marsala, Responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo, sottolineando l’importanza di investire nella ricerca e nella formazione per rafforzare la competitività italiana e contrastare la fuga dei talenti. La seconda ricerca, firmata da Oliviero Baccelli e Susanna Dorigoni, si concentra sulla trasformazione del sistema portuale italiano. Gli scali nazionali, ancora fortemente legati alla movimentazione di combustibili fossili, dovranno progressivamente adattarsi alle nuove esigenze energetiche e industriali.

Tra le principali opportunità individuate figurano l’elettrificazione delle banchine, lo sviluppo delle energie rinnovabili, la logistica per l’eolico offshore e i progetti di cattura e stoccaggio della CO₂. L’analisi delle Autorità di Sistema Portuale evidenzia tuttavia una preparazione disomogenea: alcuni territori hanno già avviato iniziative legate alla decarbonizzazione, mentre altri risultano maggiormente esposti alla futura riduzione dei traffici di combustibili fossili. “Le due ricerche dimostrano che la transizione energetica e lo sviluppo dell’economia sottomarina stanno ridefinendo il ruolo strategico delle infrastrutture marittime italiane“, ha spiegato Francesco Perrini, responsabile scientifico del Blue Economy Monitor della SDA Bocconi, evidenziando la necessità di una maggiore integrazione tra porti, reti subacquee e politiche pubbliche.

Sulla rilevanza delle trasformazioni in corso è intervenuto anche Stefano Caselli, Dean della SDA Bocconi School of Management, secondo cui gli studi contribuiscono a individuare opportunità e rischi per il sistema economico italiano, anche alla luce del nuovo posizionamento geopolitico e geoeconomico del Mediterraneo. Le due analisi convergono sulla necessità di coordinare investimenti, competenze e politiche industriali. Per l’Italia, la possibilità di rafforzare il proprio ruolo nel Mediterraneo dipenderà dalla capacità di sviluppare infrastrutture moderne, valorizzare le competenze tecnologiche e accompagnare la trasformazione dei porti, creando nuove opportunità di occupazione, innovazione e crescita sostenibile.

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