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Intesa Sanpaolo presenta il 18° Rapporto sui distretti industriali

Gros-Pietro (Intesa Sanpaolo): “I distretti sono uno degli elementi che conferiscono al sistema economico italiano una competitività specifica, che non si trova altrove in Europa”

Intesa Sanpaolo presenta il 18° Rapporto sui distretti industriali
Intesa Sanpaolo, sede

Distretti industriali, la nuova stagione tra export, innovazione e transizione: il rapporto Intesa Sanpaolo

Nel passaggio d’epoca che sta ridisegnando gli equilibri globali, i distretti industriali italiani continuano a rappresentare uno dei punti di forza del sistema produttivo nazionale. È il quadro emerso oggi, in occasione dell’incontro “Competere, innovare, crescere: la nuova stagione dei distretti industriali”, promosso per la presentazione della diciottesima edizione del Rapporto annuale “Economia e finanza dei distretti industriali”, curato dal Research Department di Intesa Sanpaolo.

L’appuntamento è stato dedicato all’evoluzione dei distretti industriali italiani, alle prospettive di crescita del sistema produttivo e alle principali dinamiche che stanno ridefinendo la competitività dei territori. Sono intervenuti Gian Maria Gros-Pietro, Presidente di Intesa Sanpaolo, Gregorio De Felice, Chief Economist e Responsabile Research Department, Stefania Trenti, Responsabile Industry and Local Economies Research, e Giovanni Foresti, Responsabile Regional Research.

I distretti sono uno degli elementi che conferiscono al sistema economico italiano una competitività specifica, che non si trova altrove in Europa. Hanno una capacità di fare specifica e distinta e questo genera economie di varietà contrapposte a quelle di scala. Se quest’ultima è composta da tanti pezzi tutti uguali, la prima permette di fare cose diverse. La competizione si basa a livello mondiale su diverse strategie. Ad esempio, gli Stati Uniti e la Cina hanno la strategia dell’economia di scala. Si inserisce qui il discorso del mercato europeo, che potrebbe consentire di avere le economie di scala se non fosse ancora frazionato come è e non completamente unificato”, ha dichiarato Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo.

Nel triennio 2023-2025, nonostante il rallentamento della crescita globale, le tensioni geopolitiche e la crescente frammentazione degli scambi internazionali, i distretti industriali italiani hanno mantenuto livelli elevati di competitività. La tenuta del commercio estero, la solidità patrimoniale, la buona redditività e la capacità di presidiare i mercati internazionali hanno consentito alle imprese distrettuali di affrontare lo scenario con una resilienza superiore rispetto al passato e con una propensione agli investimenti ancora significativa.

L’analisi dei bilanci di 22.557 imprese distrettuali mostra che, dopo il forte aumento registrato nel biennio 2021-2022, il fatturato ha subito una lieve flessione nei due anni successivi, attestandosi nel 2024 intorno a 343 miliardi di euro. Il livello resta comunque ampiamente superiore a quello del 2019, con una crescita del 16,6%. Anche la redditività si è confermata elevata: l’EBITDA margin nel 2024 si è collocato all’8%, appena sotto il massimo raggiunto nel 2023. Le stime sul 2025 indicano una sostanziale tenuta economica e reddituale.

Un elemento particolarmente rilevante riguarda il rafforzamento patrimoniale. L’incidenza del patrimonio netto sul passivo è salita al 36,6% nel 2024, con un aumento di 2,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente e di 6,3 punti rispetto al 2021, quando era pari al 30,3%. Il miglioramento ha riguardato tutte le classi dimensionali e tutte le filiere settoriali. Le disponibilità liquide, pur in calo, restano elevate, pari al 9% dell’attivo, e costituiscono una riserva importante per finanziare investimenti, affrontare l’incertezza e sostenere i rischi dello scenario.

Sul fronte internazionale, il Rapporto segnala una crescita dell’export distrettuale dello 0,9% nel 2025, al netto dei flussi del distretto orafo di Arezzo, che nel 2024 aveva registrato un’impennata delle esportazioni verso la Turchia poi rientrata. L’avanzo commerciale è rimasto su livelli storicamente molto alti, pari a 97,4 miliardi di euro, circa l’85% del surplus dell’intero manifatturiero italiano. In un contesto segnato da turbolenze e discontinuità nella politica commerciale americana, questo risultato non era scontato.

A premiare i distretti è stata soprattutto la capacità di riorientare rapidamente la geografia dell’export. Le imprese hanno saputo intercettare opportunità in mercati come Emirati Arabi Uniti, Polonia e Spagna, i tre Paesi in cui le esportazioni distrettuali sono aumentate di più in valore nel 2025. La diversificazione dei mercati di sbocco potrà inoltre beneficiare dei nuovi accordi commerciali tra Unione Europea e Mercosur, India, Australia e Messico. In particolare, il peso ancora contenuto del Mercosur sull’export complessivo dei distretti lascia intravedere margini di crescita significativi, soprattutto per i territori e le filiere che hanno già avviato una presenza nell’area.

Nel tempo è aumentato anche il peso delle imprese medio-grandi. Le grandi aziende generano quasi il 60% del fatturato complessivo dei distretti, quota che sale all’83% includendo anche le medie imprese. Intorno a questo nucleo di imprese capofila continuano però a operare molte realtà piccole e micro, confermando la natura articolata degli ecosistemi distrettuali. Un approfondimento sugli approvvigionamenti delle maison della moda evidenzia, per esempio, come gran parte degli acquisti sia concentrata nei distretti italiani della filiera, dove esistono relazioni di prossimità strategiche, stabili e continuative. In altri casi emerge una forte integrazione con gli ecosistemi territoriali: il Rapporto segnala, tra gli esempi, il legame tra i mercati di sbocco del distretto delle Calzature sportive e Sportsystem di Montebelluna e la provenienza dei visitatori turistici delle Dolomiti.

La fotografia del sistema distrettuale resta tuttavia differenziata. Nel 2024 la quota di imprese con EBITDA margin superiore al 20% si è attestata al 13,4%, di poco sotto il picco del 2023, mentre la percentuale di aziende con marginalità negativa è salita dal 9,3% all’11,9%. La dispersione dei risultati è particolarmente marcata tra le microimprese. Anche in questa edizione del Rapporto viene individuato un nucleo di imprese “champion”, selezionate sulla base delle performance nel periodo 2022-2024: rappresentano il 7% del totale, sono presenti in tutti i settori e territori, risultano più internazionalizzate, più innovative e più inclini a utilizzare il cognome della famiglia nella ragione sociale. Accanto a queste aziende emerge un gruppo di imprese virtuose capace di migliorare la produttività, aumentare l’occupazione e innalzare i salari. Si tratta di realtà che mostrano una dinamica del fatturato molto più favorevole e una maggiore presenza di imprese medie e grandi, sostenute da un posizionamento strategico più solido.

Il Rapporto dedica attenzione anche al tema della governance e del ricambio generazionale. La presenza di giovani nei consigli di amministrazione si associa a percorsi di crescita più dinamici e a una maggiore propensione a investire in qualità, sostenibilità e asset immateriali. Il passaggio generazionale può quindi rappresentare un fattore di competitività. Per gli imprenditori under 35, operare all’interno dei distretti significa poter contare su migliori aspettative di crescita, maggiore orientamento all’export e agli investimenti green, minori difficoltà di approvvigionamento e un accesso più agevole a competenze e risorse professionali.

Guardando al 2026, le priorità di investimento delle imprese distrettuali si concentrano su autoproduzione di energia, intelligenza artificiale e cybersecurity. Le indicazioni arrivano dall’indagine condotta tra i colleghi di Intesa Sanpaolo che gestiscono le relazioni con le imprese clienti. La crescita degli investimenti in tecnologia e sostenibilità rende sempre più urgente anche il tema del capitale umano qualificato. Per attrarre e trattenere competenze, le aziende stanno puntando soprattutto sul welfare aziendale, seguito da smart working, sistemi di premialità legati al raggiungimento degli obiettivi e politiche di conciliazione tra lavoro e vita privata. Restano però margini di miglioramento nella formazione, nei percorsi di inserimento per giovani e stranieri, nell’offerta di alloggi a condizioni vantaggiose e nella collaborazione con università, ITS e scuole superiori.

Le sfide dei prossimi anni riguardano anche il riposizionamento competitivo. Per i distretti sarà decisivo difendere il mercato americano e, allo stesso tempo, cercare nuove opportunità in altri mercati. Innovazione, tecnologia e sostenibilità saranno i pilastri di un mix di strategie che può essere sviluppato con maggiore efficacia proprio nei territori in cui restano forti i vantaggi localizzativi: prossimità delle forniture, disponibilità di competenze, presenza di enti di formazione e ricerca.

La nuova stagione dei distretti industriali italiani si gioca dunque su un equilibrio complesso: radici territoriali e apertura internazionale, qualità produttiva e innovazione, transizione energetica e governo delle nuove tecnologie. In un mondo in cui il vecchio ordine è in discussione e il nuovo non ha ancora trovato una forma compiuta, i distretti restano una delle infrastrutture economiche e sociali più preziose per trasformare il cambiamento in crescita.

I distretti industriali italiani confermano una notevole capacità di adattamento, nonostante il livello di incertezza che caratterizza lo scenario internazionale. Il fatturato resta ampiamente superiore ai livelli pre-pandemia, la redditività si mantiene elevata e l’avanzo commerciale continua a collocarsi su valori storicamente molto alti, raggiungendo nel 2025 i 97,4 miliardi di euro, pari a circa l’85% del surplus del manifatturiero italiano. Le imprese distrettuali stanno inoltre ripensando le proprie strategie di internazionalizzazione, diversificando i mercati di sbocco e rafforzando il presidio di nuove aree geografiche, come Emirati Arabi Uniti, Polonia e Spagna. In uno scenario globale sempre più competitivo, segnato anche dall’intensificarsi della concorrenza cinese, i punti di forza dei distretti – qualità delle filiere, capacità innovativa, presenza di imprese leader e forte radicamento territoriale – continuano a rappresentare un fattore distintivo per la competitività del sistema produttivo italiano“, ha dichiarato Gregorio De Felice, Chief Economist e Responsabile del Research Department di Intesa Sanpaolo.

Le dichiarazioni di Gregorio De Felice, Chief Economist e Responsabile del Research Department di Intesa Sanpaolo, ad Affaritaliani

Gregorio De Felice, Chief Economist e Responsabile del Research Department di Intesa Sanpaolo, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “Anche in presenza di prezzi più alti, legati all’introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti, il prodotto italiano continua a vendere. Può costare un po’ di più, ma la domanda non viene meno. Questo è possibile solo quando si ha un prodotto di reale qualità, capace di affermarsi sui mercati anche se il prezzo aumenta di qualche dollaro. Dopo l’introduzione dei dazi, le imprese italiane hanno guardato con maggiore decisione a nuovi mercati. Abbiamo registrato risultati molto positivi in Spagna, in Polonia e nei Paesi del Golfo prima della guerra. Anche l’India sta diventando un mercato sempre più interessante e attrattivo per le imprese italiane“.

Il distretto che ha guidato la classifica di quest’anno è quello dei dolci di Cuneo e Alba. Ma nelle prime posizioni troviamo molti altri distretti: sette su venti appartengono al settore alimentare. Accanto a questi ci sono comparti importanti della meccanica e i poli aerospaziali presenti in diverse aree del Paese, dalla Lombardia al Piemonte, dalla Campania al Lazio fino alla Puglia. È un segnale importante, perché dimostra che i distretti italiani non riguardano solo i settori tradizionali, ma anche ambiti ad alta innovazione, elevata produttività e forte valore aggiunto“, ha proseguito De Felice.

Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, nel 2025 la percentuale di imprese italiane che la utilizza è raddoppiata rispetto al 2024 ed è triplicata rispetto al 2023. Rimane un ritardo rispetto alla Germania, ma il sistema si sta muovendo. L’aspetto fondamentale è che l’intelligenza artificiale sia accessibile a tutti e non diventi una nuova fonte di disuguaglianza”, ha concluso lo Chief Economist e Responsabile del Research Department di Intesa Sanpaolo.

Le dichiarazioni di Gian Maria Gros-Pietro, Presidente di Intesa Sanpaolo, ad Affaritaliani

Gian Maria Gros-Pietro, Presidente di Intesa Sanpaolo ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “Il fattore umano resta sempre centrale, soprattutto quando parliamo di distretti. Nei distretti, infatti, sono determinanti sia la qualità del capitale umano sia l’abbondanza di capacità imprenditoriale. È chiaro che i cambiamenti tecnologici vanno affrontati e, per questo, è importante che il sistema nazionale e quello statuale accompagnino le trasformazioni necessarie, anche sul piano delle competenze. Tra i fattori principali metterei al primo posto proprio quello imprenditoriale. La ricchezza dell’imprenditorialità nei distretti italiani rappresenta il loro principale punto di forza. C’è poi un altro elemento molto importante, sottolineato anche dal rapporto: la fiducia. Mi riferisco alla cooperazione che si crea all’interno del distretto tra chi guida le imprese, chi le rifornisce e il sistema dei servizi“.

La fiducia consente di poter contare pienamente sull’apporto degli altri operatori del distretto e permette al sistema di reagire in modo cooperativo. È questa la sua vera forza competitiva. Il distretto, infatti, non è un blocco unico, ma un insieme di operatori che agiscono in modo coordinato, ciascuno con una propria capacità operativa e una propria capacità di reazione. Sottolineo quindi il valore della fiducia: il fatto di poter contare sull’attività degli altri permette a un settore organizzato in forma distrettuale di reagire spesso più rapidamente rispetto a una grande impresa, che talvolta ha una struttura più rigida e diversi livelli decisionali da attivare“, ha continuato Gros-Pietro.

Bisogna quindi continuare su questa linea, che ha dimostrato come l’Italia sia in grado di competere meglio di altri Paesi europei. Allo stesso tempo, occorre mettere al servizio di questo modello le competenze oggi necessarie, anche nel campo dell’intelligenza artificiale. Le persone restano al primissimo posto nella capacità competitiva delle imprese: l’intelligenza artificiale deve potenziarle, non sostituirle”, ha concluso il Presidente di Intesa Sanpaolo.