L’imprenditore romano racconta l’evoluzione delle patch per capelli: maggiore attenzione alla privacy, nuove tecnologie e una domanda in crescita come alternativa al trapianto
“Non pensate più ad un parrucchino, quello anni Ottanta. Assolutamente no, la patch è ben altro. Per questo non deve essere un tabù per gli uomini che desiderano riavere i capelli“. A parlare è Riccardo Lodoli, romano, 31 anni, imprenditore. È lui che, 12 anni fa, ha fondato Hair Again, uno dei più grandi centri italiani.
Da anni è sul mercato con un prodotto innovativo e una clientela che arriva da ogni parte d’Italia. “Molti uomini temono il giudizio degli altri, nascondono di avere la patch. Hanno paura ad indossarla. Rispettiamo il loro giudizio ed è per questo che la privacy è fondamentale per i nostri clienti, ma oggi il mondo è cambiato“, spiega Lodoli. “La patch è usata da milioni di italiani, che convivono con questo dispositivo come tanti altri: apparecchio, dentiera ecc. Insomma, avere la patch, che è invisibile, non deve rappresentare un problema“, aggiunge.
I numeri in Italia
Non c’è ancora uno studio ben preciso sui numeri delle patch, ma sono tanti gli italiani che sono rimasti delusi dal turismo estero dei trapianti di capelli. Per questo motivo, l’ipotesi patch ha preso piede: economica rispetto a un trapianto e non invasiva.
“Sono questi i punti di forza“, spiega Lodoli, “che portano sempre più uomini a scegliere un rinfoltimento capillare non invasivo e performante”. I prezzi, poi, variano per tutte le tasche. Dimenticate colle che hanno cattivi odori: oggi esistono tape medicali che non hanno effetti negativi sulla pelle, sia d’inverno sia d’estate“.


