Confimprese, presentata a Milano la ricerca “Retail & Finanza: i trend del mercato M&A”
Il mercato italiano delle acquisizioni nel settore consumer rallenta nel numero delle operazioni, ma cresce nel valore degli investimenti. Nei primi otto mesi del 2026 sono stati registrati 251 deal, contro i 273 dello stesso periodo del 2025 (-8%), mentre il valore delle operazioni è aumentato del 30%. Un’inversione di tendenza rispetto alla crescita registrata negli anni precedenti, quando le transazioni erano passate dalle 394 del 2022 alle 431 del 2025. A emergere è soprattutto un cambiamento nelle strategie degli investitori, sempre più orientati verso acquisizioni industriali, competenze digitali e consolidamento delle reti commerciali.
È quanto emerge dalla ricerca “Retail & Finanza: i trend del mercato M&A”, realizzata da PwC per Confimprese e presentata oggi, venerdì 6 novembre, in Borsa Italiana a Milano, in occasione dell’ottava edizione del convegno Retail & Finanza, appuntamento dedicato al confronto tra imprese del commercio moderno e operatori finanziari.
“I numeri raccontano un cambio di paradigma”, ha commentato Mario Resca, presidente di Confimprese. “Le acquisizioni non servono più soltanto a fare massa critica, ma a conquistare il cliente finale. Oggi il vero valore risiede nei dati, nelle competenze digitali, nei programmi di fidelizzazione e nella capacità di offrire esperienze distintive”.
M&A, crescono retail e benessere. Frenata per la moda
L’analisi evidenzia una distribuzione sempre più selettiva degli investimenti. Nei primi otto mesi dell’anno crescono le operazioni nel food & beverage (+9%), nel retail (+14%), nel leisure & recreation (+52%) e nell’agribusiness (+44%). In controtendenza il fashion, che registra una contrazione del 40%, concentrata soprattutto nell’abbigliamento e nella produzione conto terzi. Tra i comparti più attrattivi figurano salute, benessere, cura della persona e hospitality, sostenuti dall’evoluzione delle abitudini dei consumatori e dalla crescente richiesta di servizi personalizzati.
A cambiare è anche il profilo degli investitori. Tra il 70% e l’86% delle acquisizioni è riconducibile a operatori strategici, ovvero aziende che acquistano altre imprese per rafforzare la propria posizione competitiva. Si tratta di un cambiamento che vede le operazioni di M&A sempre più orientate allo sviluppo industriale, piuttosto che alla sola valorizzazione finanziaria delle partecipazioni.
Parallelamente, acquisiscono importanza i family office e i club deal, strumenti che permettono di aggregare capitali e sostenere progetti di espansione, consolidamento e passaggio generazionale. Secondo i dati di Global Strategy per Confimprese, i club deal rappresentano ormai il 17-22% delle operazioni di private equity, mentre il settore retail e consumer concentra circa il 26% dei loro investimenti. Una trasformazione che riflette il crescente interesse di imprenditori e family office per operazioni orientate alla crescita delle aziende nel medio-lungo periodo.
Cura della persona, benessere e hospitality trainano gli investimenti
La ricerca PwC evidenzia come salute, benessere e servizi alla persona siano tra i comparti più attrattivi per gli investitori, grazie a una domanda crescente di esperienze personalizzate e servizi legati alla prevenzione e alla qualità della vita. Particolarmente interessanti risultano le catene di farmacie, i centri estetici, le profumerie, i network odontoiatrici e veterinari, i centri di oftalmologia e le palestre.
“Le catene specializzate nei servizi legati alla salute, alla longevità e alla cura della persona si trovano oggi in una posizione privilegiata”, ha spiegato Emanuela Pettenò, consumer markets leader e deals markets leader di PwC Italia. Secondo Pettenò, questi comparti intercettano sia le tendenze strutturali legate al crescente interesse per il benessere e la prevenzione, sia la domanda di esperienze personalizzate e ad alto contenuto relazionale, particolarmente apprezzate dalle generazioni più giovani. Tra le operazioni rilevanti segnalate dalla ricerca figurano quelle relative a Pinalli, Get Fit e Kasanova, mentre il comparto delle farmacie registra cinque operazioni in più rispetto al periodo precedente.
Anche il travel & hospitality continua ad attirare capitali, soprattutto nel segmento di fascia alta. L’interesse degli investitori si concentra su hotel premium, resort dedicati al wellness e strutture capaci di offrire esperienze esclusive. Un ruolo crescente è attribuito anche alle piattaforme tecnologiche e ai programmi di fidelizzazione, strumenti che permettono di migliorare l’esperienza degli ospiti, l’efficienza distributiva e la gestione dei ricavi.
Più complessa la situazione della ristorazione, dove le operazioni di M&A sono diminuite da 41 a 29. Il mercato mostra tuttavia una crescente polarizzazione tra format premium, come Da Vittorio, e catene di casual dining, tra cui Alice Pizza e Doppio Malto. Le difficoltà legate alla pandemia, all’aumento del costo del debito e agli elevati livelli di indebitamento di alcuni operatori hanno rallentato le strategie di uscita dei fondi di private equity. In questo contesto, le prospettive di investimento si concentrano sulla creazione di piattaforme multi-brand e gruppi di maggiori dimensioni.
Nel food & beverage, che si conferma il comparto più attivo con circa 60 operazioni, la crescita riguarda soprattutto le attività legate ai nuovi comportamenti alimentari, mentre le categorie tradizionali mostrano un andamento meno dinamico.
Segnali positivi arrivano anche dal leisure & recreation, che passa da 23 a 35 operazioni, trainato soprattutto dallo sport e dai contenuti digitali. Più difficile, invece, il quadro della moda, dove il calo delle acquisizioni interessa in particolare l’abbigliamento e la manifattura conto terzi. Il lusso mantiene una sostanziale stabilità, con otto operazioni, mentre lo sportswear registra una crescita, con quattro deal, due in più rispetto al periodo precedente. Tra le operazioni segnalate dalla ricerca figurano quelle relative a Missoni, Loro Piana, Roberto Cavalli e l’acquisizione di Conbipel da parte di Piazza Italia.
Resca: “Il retail deve aprirsi al mercato dei capitali”
Nel suo intervento, Mario Resca ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà economiche che continuano a pesare sulle imprese, tra rincari energetici, inflazione e pressione sui margini. In particolare, il presidente ha evidenziato come l’inflazione abbia raggiunto il 5,4% a ottobre 2026, tornando ai livelli dell’agosto 2023.
Secondo l’Osservatorio Consumi di Confimprese, il mercato ha registrato una flessione dello 0,7% nei primi nove mesi del 2026, mentre le previsioni formulate dai retailer a luglio indicavano una chiusura dell’anno a +0,7%. Il presidente ha inoltre espresso preoccupazione per il rischio di una restrizione del credito bancario, che potrebbe ridurre ulteriormente la capacità delle aziende di investire, innescando un circolo vizioso tra minore accesso ai capitali, rallentamento della crescita e ulteriore indebolimento delle imprese.
Da qui l’invito a diversificare le fonti di finanziamento, aprendosi a private equity, venture capital, family office, club deal e quotazioni in Borsa. Secondo Resca, l’ingresso di nuovi soci non deve essere interpretato esclusivamente come una perdita di controllo, ma anche come un’opportunità per acquisire competenze, accelerare l’innovazione e raggiungere dimensioni più competitive.
Un ruolo strategico è attribuito anche all’internazionalizzazione, considerata una delle principali leve di crescita per le catene italiane. Resca ha richiamato le opportunità offerte dai mercati del Medio Oriente, del Mercosur e dell’India, citando l’esempio di OVS a Dubai e le iniziative avviate da Confimprese, anche attraverso collaborazioni con SACE, Simest e ITA, per accompagnare le aziende nell’espansione all’estero.
Altrettanto importante è la sfida del capitale umano, in un settore caratterizzato da un elevato turnover. Il presidente ha sottolineato la necessità di investire nella formazione continua e nella fidelizzazione dei dipendenti, ricordando come numerose catene abbiano sviluppato academy aziendali per valorizzare le competenze e favorire la crescita professionale del personale.
Tra le priorità indicate figura infine la semplificazione amministrativa, considerata essenziale per favorire nuovi investimenti. “Ancora oggi, aprire un punto vendita, ristrutturarlo o sviluppare una rete commerciale significa confrontarsi con procedure complesse, costi e tempi amministrativi spesso eccessivi”, ha sottolineato Resca, ribadendo che Confimprese non chiede meno regole, ma norme più efficienti e favorevoli alla competitività delle imprese.
Black Friday, il 93% dei consumatori prevede acquisti
Durante il convegno è stato presentato anche un approfondimento sulle prospettive del Black Friday. Secondo la survey PwC, il 93% degli intervistati prevede di effettuare acquisti, anche se il 18% intende ridurre la spesa rispetto allo scorso anno.
Il 61,4% conta invece di mantenere invariato il budget. Tra le categorie più richieste figurano abbigliamento, scarpe e accessori per adulti (37,1%) ed elettronica e tecnologia (35,3%), seguite dai prodotti per salute e bellezza (20%) e dagli articoli per la casa e dagli elettrodomestici (17,3% ciascuno).
Oltre la metà degli intervistati prevede una spesa compresa tra 101 e 500 euro, ma emerge una maggiore attenzione al budget: il 49,7% segnala una crescente prudenza negli acquisti, mentre il 47,9% indica una minore disponibilità economica. Un quadro che conferma le difficoltà dei consumatori, nonostante l’elevata intenzione di acquisto in vista del Black Friday e delle festività natalizie.
“Per anni le acquisizioni sono servite a guadagnare quote di mercato. Oggi servono a conquistare quote di attenzione del consumatore”, ha concluso Resca, sottolineando come la competitività del retail dipenda sempre più dalla qualità della relazione con il cliente e dalla capacità delle imprese di adattarsi ai nuovi modelli di consumo.
L’intervista di Affaritaliani a Mario Resca, Presidente Confimprese
Mario Resca, Presidente Confimprese, ha delineato ai microfoni di Affaritaliani un quadro delle principali sfide che interessano il settore del retail, in un contesto economico e politico caratterizzato da continui cambiamenti. “Stiamo attraversando un periodo molto diverso rispetto agli anni scorsi, con uno scenario economico e politico in costante evoluzione. Le aziende devono fare i conti con un aumento dei costi, soprattutto energetici, e con una ripresa dell’inflazione, tornata ai livelli precedenti al 2023. Tutto questo esercita una forte pressione sui margini, mentre fatturato e consumi continuano a ristagnare”.
In questo scenario, Resca guarda con attenzione ai prossimi appuntamenti commerciali, a partire dal Black Friday e dalle festività natalizie, auspicando che possano dare nuovo impulso ai consumi e sostenere le imprese attualmente in difficoltà. Il presidente ha poi evidenziato la differenza tra il commercio tradizionale, che continua a soffrire, e le catene organizzate rappresentate da Confimprese, che proseguono invece il proprio percorso di espansione attraverso l’apertura di nuovi punti vendita.
“Molte delle catene che oggi crescono sono italiane, mentre qualche decennio fa il mercato era dominato soprattutto dalle multinazionali. Si tratta di aziende scalabili, che per sostenere il proprio sviluppo hanno bisogno di capitali e competenze. Accanto al finanziamento bancario tradizionale, negli ultimi anni si sono affermati nuovi operatori, dai fondi di private equity ai family office, fino ai club deal. Questi soggetti non apportano soltanto risorse finanziarie, ma anche competenze, favorendo processi di aggregazione e accelerando la crescita delle imprese”.
Un altro elemento strategico è rappresentato dall’internazionalizzazione delle catene italiane, che stanno rafforzando la propria presenza sui mercati esteri, contribuendo al tempo stesso alla valorizzazione del Made in Italy e dell’intera filiera manifatturiera nazionale. “Come Confimprese accompagniamo e stimoliamo le aziende in questo percorso. Siamo già stati a Dubai, dove diverse realtà italiane stanno investendo. Un esempio è una nota catena italiana dell’abbigliamento che ha inaugurato proprio a Dubai uno dei suoi flagship store più importanti. Quando una catena italiana si espande all’estero, porta con sé non soltanto il proprio marchio, ma anche il valore e le competenze della filiera produttiva italiana”.
Accanto alle opportunità di crescita, persistono tuttavia alcuni ostacoli strutturali, a cominciare dalla burocrazia, che secondo Resca continua a rappresentare un freno significativo agli investimenti. “Nonostante le promesse di semplificazione avanzate negli anni dai diversi governi, aprire un’attività e fare impresa in Italia rimane difficile. Le procedure amministrative comportano tempi incerti e costi elevati, anche perché spesso gli uffici competenti per licenze e autorizzazioni non dialogano tra loro. È un problema che rallenta l’apertura di nuovi punti vendita, lo sviluppo delle catene e la volontà di investire nel nostro Paese, sia da parte degli imprenditori italiani sia di quelli internazionali”.
Infine, il presidente di Confimprese ha richiamato l’attenzione sulla carenza di personale qualificato, una criticità particolarmente rilevante per il retail, settore ad alta intensità di lavoro. In questo contesto, la formazione assume un ruolo centrale non soltanto per attrarre e fidelizzare i dipendenti, ma anche per favorirne la crescita professionale all’interno delle aziende.
“Le imprese stanno investendo sempre di più nella formazione e nello sviluppo delle competenze. Il personale di vendita può intraprendere percorsi di crescita che portano a diventare store manager e, in molti casi, a ricoprire ruoli di vertice. Ci sono aziende guidate oggi da persone che hanno iniziato la propria carriera lavorando direttamente nei punti vendita. È uno degli aspetti più positivi delle imprese che crescono: la capacità di investire sulle persone e offrire opportunità concrete di carriera. La dimensione aziendale è quindi un fattore determinante: più un’impresa cresce, più è in grado di attrarre capitali, assumere personale qualificato e investire nella formazione”, ha concluso Resca.
L’intervista di Affaritaliani a Luca Manzoni, Responsabile Corporate & Investment Banking Banco BPM
Luca Manzoni, Responsabile Corporate & Investment Banking Banco BPM, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “Il momento che stanno attraversando le imprese, e in particolare quelle del retail, può essere descritto con l’immagine di una calma piatta: una fase caratterizzata dal ristagno dei consumi, da una crescita limitata e da alcune incertezze all’orizzonte. Tuttavia, anche in uno scenario di questo tipo esistono opportunità importanti per le aziende capaci di affrontare le sfide con strategie mirate e di adattarsi all’evoluzione delle abitudini dei consumatori. Per cogliere queste opportunità è necessario investire, soprattutto nella transizione digitale, nel benessere e nella capacità di rispondere alle nuove esigenze del mercato. Investimenti che richiedono inevitabilmente un adeguato supporto finanziario. In questo senso, Banco BPM è particolarmente vicino al mondo del retail, anche perché la banca stessa opera in questo settore attraverso la propria rete di filiali. Crediamo di avere le competenze e gli strumenti necessari per affiancare le imprese in ogni fase del loro sviluppo, dall’apertura di nuovi punti vendita alle acquisizioni, fino all’accesso al mercato dei capitali, accompagnando gli imprenditori nei loro percorsi di crescita e trasformazione”.
L’intervista di Affaritaliani a Eugenio De Marco, Managing Director Facile.it
Eugenio De Marco, Managing Director Facile.it, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “Ci troviamo in un contesto di mercato particolarmente complesso, nel quale poter contare sul supporto di un fondo di private equity rappresenta un importante valore aggiunto. Grazie alle competenze e all’esperienza maturata sui mercati internazionali, questi operatori possono aiutare le aziende ad affrontare le difficoltà attuali e a individuare nuove opportunità di crescita. In questo scenario, la collaborazione tra il mondo della finanza, e in particolare il private equity, e il settore retail può rivelarsi una leva strategica vincente”.
L’intervista di Affaritaliani a Simone Strocchi, Managing Partner Electa
Simone Strocchi, Managing Partner Electa, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “Il retail è il settore dell’economia che rende disponibili prodotti e servizi destinati a soddisfare i bisogni e i desideri delle persone. La Borsa, invece, rappresenta lo strumento che permette di mettere in relazione il risparmio con i progetti di crescita delle imprese, condividendone la creazione di valore. È quindi interessante osservare come i mercati finanziari stiano valutando le aziende che operano nel settore consumer e retail. Purtroppo, in questa fase, molte di queste società stanno registrando una significativa contrazione delle proprie valutazioni, principalmente a causa dell’aumento dei costi energetici e delle crescenti difficoltà legate alla logistica, diventata una variabile sempre più complessa da gestire“.
“Al contrario, assistiamo a un paradosso: mentre le aziende che producono beni e servizi destinati ai consumatori perdono valore, le società attive nella produzione di materiali bellici registrano una forte crescita delle quotazioni, arrivando in alcuni casi a valutazioni anche dieci volte superiori rispetto a quelle precedenti alla guerra in Ucraina. Una tendenza ulteriormente sostenuta dai programmi europei di rafforzamento della difesa, come ReArm Europe, successivamente denominato Readiness 2030. Di fronte a una platea di imprenditori che ogni giorno aprono i propri negozi e avviano le linee produttive per realizzare beni necessari alla collettività, credo sia importante interrogarci sul significato di queste dinamiche. Le valutazioni di Borsa, infatti, non rappresentano soltanto il valore attuale di un’azienda, ma riflettono anche le aspettative sulla sua capacità futura di generare margini e flussi di cassa. Il rischio è che si stia delineando una prospettiva economica a tinte fosche, nella quale il mercato attribuisce maggiori opportunità di crescita alla produzione bellica rispetto alle attività che rispondono ai bisogni quotidiani delle persone“, ha continuato Strocchi.
“Dovremmo tornare a investire maggiormente nelle imprese che producono beni e servizi utili alla società, senza dimenticare l’importanza della difesa, ma distinguendo la necessità di garantire la sicurezza e ricostituire gli arsenali da una prospettiva di continua crescita del consumo di materiali bellici”, ha concluso.
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