Altroconsumo, spreco alimentare: cresce la consapevolezza ma il fenomeno resta diffuso
La consapevolezza degli italiani sulle conseguenze dello spreco alimentare è elevata, ma le abitudini quotidiane raccontano una realtà diversa. L’83% dei consumatori considera poco etico gettare alimenti ancora commestibili e il 79% riconosce l’importanza di ridurre gli sprechi per ragioni economiche. Eppure, più della metà degli italiani ammette di buttare abitualmente almeno una piccola quantità di cibo in casa.
È quanto emerge dall’indagine realizzata da Altroconsumo insieme alle organizzazioni di Euroconsumers, condotta dal 31 agosto al 4 settembre su oltre 4.000 cittadini di Belgio, Italia, Portogallo e Spagna, di cui più di 1.000 nel nostro Paese.
La ricerca è stata presentata in occasione del convegno “Donazione delle eccedenze”, promosso a Milano da Fondazione Valore e Fondazione Terzjus in collaborazione con Intesa Sanpaolo. L’incontro, dedicato al ruolo delle imprese nella riduzione degli sprechi e nella promozione delle donazioni, ha riunito rappresentanti della grande distribuzione, dell’industria alimentare, della logistica e del Terzo settore.
L’appuntamento si inserisce nel decennale della legge 166/2016, conosciuta come Legge Gadda, che ha favorito il recupero delle eccedenze a fini solidaristici. In dieci anni sono state recuperate 3,7 milioni di tonnellate di alimenti, mentre il valore complessivo delle donazioni, considerando anche i farmaci, ha raggiunto i 10,3 miliardi di euro. Risultati che evidenziano i progressi compiuti, ma anche la necessità di rafforzare le misure di prevenzione.
Spreco alimentare, i giovani buttano più cibo: decisiva la pianificazione della spesa
Tra gli aspetti più significativi dell’indagine emerge il divario generazionale. Un italiano su dieci dichiara di sprecare abbastanza o molto cibo, ma la percentuale sale a uno su cinque tra i giovani di età compresa tra 18 e 34 anni, che ammettono di gettare quantità rilevanti di alimenti ogni settimana. Un comportamento decisamente meno frequente tra gli intervistati nella fascia 55-74 anni.
La differenza è legata anche alle modalità di organizzazione degli acquisti. I consumatori più giovani tendono infatti a pianificare meno la spesa, aumentando il rischio di acquistare prodotti che non riescono a utilizzare.
Secondo Altroconsumo, chi organizza preventivamente gli acquisti ha una probabilità inferiore del 40% di sprecare alimenti. Al contrario, la spesa impulsiva, la preparazione di porzioni eccessive e la difficoltà nel consumare gli avanzi rappresentano alcune delle principali cause dello spreco domestico.
Una gestione più attenta dei pasti, accompagnata da corrette modalità di conservazione e dal riutilizzo degli alimenti avanzati, potrebbe quindi contribuire a ridurre sensibilmente il fenomeno.
Il problema non si limita però alle abitazioni. Un consumatore su due riferisce di lasciare occasionalmente quantità significative di cibo al ristorante. Tra queste persone, il 66% chiede almeno qualche volta di portare a casa quanto non consumato, mentre chi rinuncia alla cosiddetta doggy bag indica spesso l’imbarazzo tra le principali motivazioni.
Un ostacolo culturale che, secondo quanto emerge dalla ricerca, continua a limitare il recupero delle eccedenze anche nella ristorazione.
Etichette alimentari, solo il 15% conosce davvero la differenza tra le scadenze
Un altro elemento critico riguarda la comprensione delle informazioni riportate sulle confezioni. Nonostante molti consumatori siano convinti di conoscere il significato delle indicazioni relative alla conservazione degli alimenti, soltanto il 15% degli intervistati ha risposto correttamente a tutte le domande sulle date di scadenza.
In particolare, continua a generare confusione la differenza tra le diciture “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”.
La prima indica un limite legato alla sicurezza alimentare, oltre il quale il prodotto non deve essere consumato. La seconda riguarda invece il termine minimo di conservazione, cioè il periodo entro il quale l’alimento mantiene le proprie caratteristiche qualitative ottimali, a condizione che sia stato conservato correttamente.
Confondere le due indicazioni può portare a eliminare prodotti ancora commestibili, aumentando inutilmente gli sprechi e incidendo sulla spesa familiare.
Per questo motivo, il 70% dei consumatori chiede ai produttori informazioni più chiare sul significato del termine minimo di conservazione, mentre il 65% vorrebbe indicazioni pratiche per valutare se un alimento possa essere ancora consumato in sicurezza.
L’esigenza è quindi quella di rendere le etichette non soltanto corrette dal punto di vista normativo, ma anche facilmente comprensibili e utili nelle scelte quotidiane.
Sostenibilità alimentare, il prezzo continua a influenzare le scelte dei consumatori
L’indagine analizza anche il rapporto tra acquisti alimentari e attenzione all’ambiente. L’80% degli intervistati riconosce le conseguenze negative dello spreco alimentare sull’ambiente, mentre circa un terzo dichiara di considerare con particolare attenzione la sostenibilità quando acquista prodotti alimentari.
Nella pratica, tuttavia, le decisioni di consumo continuano a essere influenzate soprattutto dal prezzo, dal gusto e dalle promozioni commerciali. La sostenibilità, pur essendo percepita come importante, non sempre rappresenta il criterio determinante al momento della scelta.
Il fattore economico assume quindi un ruolo centrale anche nella possibilità di ridurre gli sprechi. Il 67% dei consumatori acquisterebbe prodotti prossimi alla scadenza se fossero proposti con uno sconto del 33%, confermando il potenziale delle politiche commerciali orientate al recupero degli alimenti.
Dalla ricerca emerge inoltre una richiesta di maggiore trasparenza lungo la filiera. Il 65% degli intervistati si dichiara favorevole all’introduzione di informazioni obbligatorie sulla sostenibilità nelle etichette e a incentivi destinati agli agricoltori che adottano metodi di produzione sostenibili.
Secondo Altroconsumo, favorire consumi più responsabili richiede dunque un impegno condiviso tra cittadini, produttori, distributori e istituzioni, attraverso strumenti che rendano le alternative sostenibili anche economicamente accessibili.
Altroconsumo: “Non basta recuperare il cibo, bisogna fare in modo che ne avanzi meno”
A commentare i risultati è stato Federico Cavallo, responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo, che ha richiamato la necessità di affiancare alle iniziative di recupero una strategia più incisiva per prevenire la produzione delle eccedenze.
“A dieci anni dalla Legge Gadda“, spiega Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo, “i risultati nel recupero delle eccedenze sono concreti e significativi. Ora serve un passo in più: non basta solo recuperare il cibo che avanza, bisogna fare in modo che ne avanzi meno. In una fase in cui la spesa pesa sempre di più sui bilanci delle famiglie, ridurre lo spreco significa anche tutelare il loro potere d’acquisto. La nostra indagine mostra che la consapevolezza delle persone c’è, ma mancano gli strumenti per tradurla in comportamenti quotidiani: etichette e scadenze comprensibili, formati e promozioni che non spingano ad acquisti eccessivi, sconti reali sui prodotti vicini alla scadenza. La prevenzione deve diventare allora una priorità delle politiche pubbliche, con obiettivi misurabili. E non può essere affidata soltanto ai consumatori: produttori, distribuzione e ristorazione hanno leve per rendere più facile non sprecare, dall’etichetta al prezzo. Su questo Altroconsumo è pronta a fare la sua parte, portando la voce e le esigenze dei cittadini nel confronto con le istituzioni e con tutta la filiera”.
L’intervista di Affaritaliani a Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo
Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “A dieci anni dall’introduzione della Legge Gadda, i risultati raggiunti nel recupero e nella donazione delle eccedenze alimentari sono significativi, ma resta ancora molto da fare per modificare le abitudini dei consumatori. È quanto emerge dall’indagine condotta da Altroconsumo, che evidenzia una crescente sensibilità verso il tema dello spreco: oltre otto italiani su dieci ne riconoscono l’importanza, sia per ragioni ambientali sia per il risparmio economico. Nonostante questa consapevolezza, però, una famiglia su due continua a sprecare cibo tra le mura domestiche, spesso a causa di una scarsa pianificazione degli acquisti o di difficoltà nell’interpretazione delle etichette alimentari. La sfida, dunque, è trasformare la sensibilità dei cittadini in comportamenti concreti, attraverso un impegno condiviso che coinvolga l’intera filiera, dalla produzione alla distribuzione, fino ai consumatori e al Terzo settore. L’obiettivo è consolidare una cultura dell’antispreco e tradurre i principi introdotti dieci anni fa in pratiche quotidiane sempre più diffuse“.
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