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TeamSystem, presentata la ricerca “L’IA nei territori: le policy per accelerare la competitività”

Lombardo (TeamSystem): “La ricerca conferma quanto la maturità digitale sia determinante per la capacità delle imprese di cogliere le opportunità dell’intelligenza artificiale”

TeamSystem, presentata la ricerca “L’IA nei territori: le policy per accelerare la competitività”

IA nelle imprese italiane, adozione raddoppiata nel 2025. Ma cresce il divario tra Nord e Sud

L’intelligenza artificiale si sta diffondendo rapidamente nel sistema produttivo italiano, ma la sua adozione procede a velocità differenti a seconda delle dimensioni aziendali e della collocazione geografica. Nel 2025, infatti, la percentuale di imprese con almeno 10 addetti che utilizzano almeno una tecnologia di IA è salita al 16,4%, il doppio rispetto all’8,2% registrato nel 2024 e ben oltre il 5% del 2023. Parallelamente, tuttavia, si è ampliata la distanza tra le diverse aree del Paese: il Nord-Ovest raggiunge il 19,3% di adozione, contro il 12,2% del Mezzogiorno, con uno scarto di 7,1 punti percentuali rispetto ai 2,7 dell’anno precedente. Sono alcuni dei principali risultati dello studio “L’IA nei territori: le policy per accelerare la competitività”, realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) insieme a TeamSystem e presentato a Milano, nella sede della Regione Lombardia.

La crescita dell’intelligenza artificiale nelle aziende italiane non coinvolge dunque tutti allo stesso modo. La dimensione d’impresa rappresenta uno dei principali fattori discriminanti: tra le realtà con 10-49 addetti l’utilizzo dell’IA si attesta al 14,2%, sale al 27,6% nella fascia 50-249 addetti e arriva al 53% tra le grandi imprese. Il 77% delle piccole aziende, invece, non utilizza queste tecnologie e non ha in programma di introdurle. Anche sul piano territoriale emergono differenze significative. La Provincia autonoma di Bolzano si colloca in testa con il 25,4%, seguita da Piemonte (22,6%), Emilia-Romagna (19,4%) e Lombardia (19,1%). In altre aree, come Trento, Calabria, Marche e Campania, i livelli di diffusione rimangono invece intorno o al di sotto del 10%.

Un altro elemento centrale messo in luce dalla ricerca riguarda il legame tra il grado di digitalizzazione delle imprese e la loro capacità di integrare soluzioni di intelligenza artificiale. I dati mostrano infatti che, a parità di dimensione, settore di attività e area geografica, le aziende con un’intensità digitale elevata presentano ricavi superiori del 65,2% rispetto a quelle caratterizzate da un livello di digitalizzazione molto basso. Il differenziale supera il 100% per le imprese con una maturità digitale molto alta, raggiungendo il 105,3%. Anche l’impiego di almeno una tecnologia di IA risulta associato a performance economiche migliori: il vantaggio in termini di ricavi è pari al 9,8%, tenendo conto delle altre caratteristiche aziendali.

La disponibilità di infrastrutture e strumenti digitali incide in maniera ancora più evidente sulla possibilità di adottare l’intelligenza artificiale. Secondo le stime dello studio, le imprese prive di business intelligence, cloud per piattaforme e archiviazione, CRM e strumenti di analisi dei dati hanno una probabilità di utilizzo dell’IA pari appena al 4,8%. La percentuale arriva invece al 75,5% nelle aziende che dispongono di tutte e cinque le tecnologie considerate. Un dato che conferma come la trasformazione digitale dei processi e la capacità di raccogliere, gestire e utilizzare le informazioni siano condizioni essenziali per favorire una diffusione più estesa dell’IA.

Questa relazione trova riscontro anche nell’analisi condotta con otto amministrazioni regionali: Calabria, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana e Valle d’Aosta. Dal confronto emerge l’interesse verso i software gestionali che integrano funzionalità di intelligenza artificiale, individuati come uno strumento per rendere l’accesso a queste tecnologie più graduale e sostenibile, in particolare per le micro e piccole imprese. L’integrazione dell’IA all’interno di strumenti già utilizzati dalle aziende può infatti agevolarne l’introduzione nei processi operativi, purché siano presenti un patrimonio di dati adeguato, competenze specifiche e un’organizzazione aziendale sufficientemente strutturata.

Le prospettive di crescita restano considerevoli. Qualora entro il 2030 l’intelligenza artificiale arrivasse a coinvolgere il 75% delle imprese, in linea con il traguardo fissato dall’Unione europea nell’ambito della Decade Digitale, l’incremento potenziale dei ricavi sarebbe di circa 230 miliardi di euro, pari al 5,7% del fatturato aggregato. Considerando invece l’obiettivo nazionale di adozione del 60%, l’impatto aggiuntivo stimato sarebbe di 175 miliardi di euro, equivalenti al 4,3%.

“La strategia italiana per l’IA, attualmente in fase di ridefinizione“, ha commentato Stefano da Empoli, Presidente I-Com, “dovrà necessariamente mettere al centro le piccole imprese, che costituiscono oltre il 95% del nostro tessuto economico, orientandole e accompagnandole lungo l’intero ciclo di investimento in una logica coordinata tra il livello nazionale e quello regionale, che possa funzionare da moltiplicatore degli sforzi da compiere al centro come nei territori. In questo modo, l’IA può diventare il carburante decisivo per spingere in alto la produttività delle aziende e dell’intero sistema“.

Per sostenere questa trasformazione, lo studio sottolinea la necessità di affiancare agli incentivi per l’acquisto di singole tecnologie misure capaci di accompagnare le imprese in un percorso più ampio di innovazione. In questo quadro si inserisce il nuovo iper-ammortamento previsto da Transizione 5.0, che ha esteso l’accesso alle agevolazioni anche ai software dotati di funzionalità di IA e ai sistemi agentici. Lo strumento, tuttavia, risulta maggiormente adatto alle aziende che possono sostenere investimenti strutturati e dispongono di una sufficiente capienza fiscale.

Per favorire una partecipazione più ampia, soprattutto da parte delle PMI, diventa quindi importante introdurre un incentivo specifico per i software in modalità SaaS e per i servizi cloud con pagamento a canone, una richiesta avanzata in particolare dal sistema confindustriale. In questa direzione si colloca l’annuncio del Governo sull’introduzione, nella Legge di Bilancio 2027, di un credito d’imposta destinato agli investimenti in software cloud.

Tra le proposte già avanzate per rendere più accessibili gli strumenti digitali figura anche “Investo Digitale”, presentata nel luglio 2026 all’interno del Manifesto per l’Italia Digitale da AIIP, AssoSoftware, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni. Il progetto prevede un contributo a fondo perduto rivolto alle imprese con un numero di addetti compreso tra 2 e 99, con percentuali di sostegno differenziate in base alla dimensione aziendale. Le spese ammissibili comprendono software, servizi cloud, intelligenza artificiale e cybersicurezza, oltre alle attività di consulenza e formazione.

“La ricerca conferma quanto la maturità digitale sia determinante per la capacità delle imprese di cogliere le opportunità dell’intelligenza artificiale. La disponibilità di dati, processi digitalizzati e piattaforme integrate costituisce una base fondamentale per un’adozione efficace e diffusa dell’IA. Dobbiamo però porre attenzione all’ampliarsi dei divari territoriali, per scongiurare il rischio che questa trasformazione proceda a velocità diverse, accentuando le differenze di competitività tra le imprese e i territori del Paese“, ha dichiarato Daniele Lombardo, Direttore Marketing, Relazioni Istituzionali e Comunicazione del Gruppo TeamSystem. “Per questo siamo convinti che sia necessario accompagnare soprattutto le realtà più piccole e quelle che operano nei territori meno digitalizzati in percorsi di innovazione progressivi e accessibili, sostenuti da politiche pubbliche con un orizzonte temporale certo, capaci di rispondere alle diverse esigenze del tessuto produttivo in tutti i settori dell’economia ed anche di valorizzare i modelli cloud e as a service. È su queste basi che possiamo trasformare l’accelerazione tecnologica in un’opportunità concreta di crescita e competitività per l’intero sistema produttivo italiano“.

Lo studio “L’IA nei territori: le policy per accelerare la competitività” è stato presentato oggi da I-Com e TeamSystem nel corso di un appuntamento organizzato in collaborazione con Regione Lombardia. All’incontro ha partecipato Alessandro Fermi, Assessore all’Università, Ricerca e Innovazione di Regione Lombardia, insieme ai rappresentanti di Assolombarda, Unione Industriali di Torino, Assintel e Confartigianato, del Comitato per la strategia italiana per l’intelligenza artificiale, di diverse forze parlamentari e delle amministrazioni regionali.

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